– Dai turni come receptionist ai palchi del Coachella, passando per SoundCloud, l’hyperpop e le provocazioni di Hollywood. Chi è Catherine Grace Garner, la cantante americana amata da Courtney Love e Charli xcx che mescola Britney Spears, punk, sesso e cultura underground. Dopo “Wor$t Girl in America”, prepara un nuovo capitolo discografico:” Wor$t Man in America”
– «Mi sono sentita diversa dagli altri fin dall’inizio», racconta. «Venivo da St. Louis, non conoscevo nessuno nell’industria musicale». E oggi, nonostante la crescente popolarità, continua a riconoscersi nel ruolo della sfavorita: «Credo che, per quanto grandi possano diventare le cose, continuerò sempre a sentirmi così». Una laringite ha bloccato il suo tour europeo
Non è la nuova Britney Spears. Non è nemmeno l’ennesima erede di Madonna, benché abbia imparato da entrambe come trasformare il sesso, lo scandalo e la provocazione in strumenti di comunicazione. E non è una copia di Charli xcx, con la quale condivide una certa idea di pop sintetico, sfacciato e allergico alle buone maniere. Slayyyter è piuttosto il prodotto di un cortocircuito: una ragazza cresciuta nella provincia americana, nutrita di cultura trash, internet e fantasie hollywoodiane, che ha deciso di diventare una popstar senza accettarne le regole.
Il risultato è una delle figure più interessanti e irregolari della nuova scena americana. Una cantante che sa costruire ritornelli irresistibili, ma preferisce sporcarli con chitarre distorte, elettronica abrasiva e testi che farebbero impallidire buona parte delle colleghe più rispettabili. Un’artista che usa l’eccesso come linguaggio e il cattivo gusto come dichiarazione d’indipendenza.
Ad aprile 2026, durante il primo weekend del Coachella, non figurava tra i nomi di punta del cartellone. Le era stato assegnato un palco relativamente piccolo e una scenografia che sembrava recuperata dal retrobottega di un mercatino dell’usato: magliette grunge stese su un filo, un cavallo da giostra, qualche cespuglio e un paio di orecchie da coniglio. Niente gigantesche installazioni luminose, niente coreografie faraoniche. Persino il top destrutturato che indossava se l’era cucito da sola la sera precedente.
Eppure, è bastato che attaccasse la band, con un suono più vicino al rock e persino al metal che all’hyperpop delle origini, perché il concerto si trasformasse in una festa scomposta. Il pubblico cantava, saltava, pogava. Lei dominava il palco con i capelli biondi, una voce potente e l’atteggiamento di chi non ha alcuna intenzione di chiedere permesso.
Una piccola rivincita per un’artista che da anni viene presentata come la promessa del pop americano. Promessa, appunto. Come se non avesse già pubblicato dischi, accumulato milioni di ascolti, collaborato con alcuni dei nomi più riconoscibili della scena alternativa e conquistato una comunità di fan particolarmente fedele.
Da St. Louis a Los Angeles, passando per SoundCloud

All’anagrafe si chiama Catherine Grace Garner, è nata nel 1996 ed è cresciuta a Kirkwood, sobborgo di St. Louis, nel Missouri. Un’America lontana dalle piscine di Beverly Hills, dalle feste esclusive e dagli studi di registrazione milionari. La sua adolescenza è stata segnata da una condizione economica modesta e dal confronto con coetanei più benestanti.
Non apparteneva a una famiglia dello spettacolo e non aveva contatti privilegiati nell’industria musicale. Ha frequentato lezioni di musica a scuola, coltivato l’interesse per la danza e cominciato a scrivere canzoni mentre cercava di capire come uscire da un ambiente nel quale si sentiva estranea.

Prima di trasformarsi in un personaggio dell’underground americano, ha lavorato anche come receptionist in un salone di parrucchieri. Un dettaglio biografico che oggi sembra perfettamente coerente con la sua estetica: quella di una ragazza che si costruisce da sola abiti, immagine e identità, con la stessa disinvoltura con cui assembla riferimenti musicali apparentemente incompatibili.
La prima vetrina è stata SoundCloud, piattaforma fondamentale per una generazione di musicisti cresciuti fuori dai circuiti tradizionali. Nel 2019 pubblica il mixtape Slayyyter, scegliendo uno pseudonimo che richiama il personaggio di Slater nel film cult Dazed and Confused di Richard Linklater.
Fin dall’inizio, la sua musica recupera l’immaginario delle popstar dei primi anni Duemila, ma lo sottopone a una specie di trattamento d’urto. Britney Spears, Paris Hilton, Lindsay Lohan, i sintetizzatori dell’electropop e la cultura MySpace diventano materiali da smontare e ricomporre.
Il remix di Gimme More di Britney Spears contribuisce ad attirare l’attenzione, mentre il mixtape d’esordio e successivamente Troubled Paradise, pubblicato nel 2021, consolidano il rapporto con il pubblico queer, tra i primi a riconoscersi nella sua combinazione di teatralità, libertà sessuale e sfida alle convenzioni.
Il suo curriculum, nel frattempo, si arricchisce di collaborazioni con Pussy Riot, Kim Petras, Kesha, Rose Gray, Tommy Genesis, Lolo Zouaï e Sébastien Tellier. Divide esperienze artistiche e palchi con Charli xcx e Tove Lo. Perfino Courtney Love, che di cantanti costruite a tavolino se ne intende abbastanza da diffidarne, invita i propri follower ad ascoltarla. Non è un caso. Nella musica di Slayyyter c’è qualcosa dell’insolenza del rock alternativo degli anni Novanta, trasferita in un universo di sintetizzatori, ritmi da discoteca e provocazioni post-internet.
Anche il cinema comincia ad accorgersene. Daddy AF, uno dei suoi brani più sfacciati e riconoscibili, entra nelle colonne sonore di Bodies Bodies Bodies e di Anora, il film di Sean Baker. Un’incursione significativa: la sua musica sembra fatta apposta per accompagnare personaggi e storie in cui desiderio, denaro, sesso e marginalità si incontrano senza troppi filtri.
Starfucker, il lato osceno di Hollywood
La svolta arriva con Starfucker, l’album del 2023 nel quale Slayyyter trova una sintesi più personale tra scrittura pop, immaginario cinematografico e provocazione. Il bersaglio è Hollywood, con la sua ossessione per la bellezza, la celebrità e il successo. Un mondo raccontato non dall’alto di una posizione moralistica, ma dall’interno delle sue contraddizioni, come se la cantante ne fosse contemporaneamente la vittima, la complice e la caricatura.
L’album guarda agli anni Ottanta e Novanta, all’elettronica da club, alla disco music e alle fantasie erotiche della cultura pop. Ma dietro la superficie scintillante affiora un paesaggio meno rassicurante, fatto di solitudine, dipendenze, relazioni tossiche e desiderio disperato di essere guardati.
È il punto in cui Slayyyter smette di essere soltanto una brillante interprete dell’hyperpop e diventa un personaggio con una propria identità narrativa. La sua estetica mescola la cultura bloghouse dei Crystal Castles, le fotografie sgranate di Tumblr, il glamour decadente di Sky Ferreira, le suggestioni western del Midwest e l’immaginario delle celebrità californiane dei primi Duemila. Tutto viene esasperato: trucco, abiti, pose, sessualità, volgarità.
Il videoclip di Erotic Electronic, nel quale cammina nuda lungo Hollywood Boulevard, è quasi un manifesto. Il riferimento all’epoca di Erotica di Madonna è evidente, ma l’atmosfera è meno patinata, più sporca, deliberatamente sgradevole. Non c’è la perfezione levigata delle grandi produzioni pop: c’è una ragazza che trasforma il proprio corpo in un elemento di disturbo nel paesaggio della celebrità.
Slayyyter non nasconde nemmeno le precedenti esperienze nel lavoro sessuale online, come camgirl e dominatrice. Nella sua narrazione personale, queste esperienze entrano in un discorso più ampio sul controllo della propria immagine, sul desiderio e sulle contraddizioni di un’industria che commercializza continuamente la sessualità femminile, pretendendo però di stabilirne i limiti accettabili.
Il suo cinema ideale potrebbe essere un incontro tra David Lynch, Harmony Korine e Larry Clark. Una Lana Del Rey precipitata in un rave industriale. O una Christina Aguilera uscita da un after-party punk alle sei del mattino, con il trucco colato e nessuna voglia di tornare a casa.
Wor$t Girl in America, il disco che doveva essere l’ultimo
Nel marzo 2026 arriva Wor$t Girl in America, il suo terzo album in studio. È il lavoro più ambizioso, aggressivo e personale della sua carriera. E nasce in un momento nel quale Slayyyter sta seriamente pensando di abbandonare la musica.
Dopo anni trascorsi a inseguire una consacrazione che sembrava continuamente rinviata, la cantante è stanca. I concerti costano, i guadagni non sempre compensano gli investimenti, la pressione dell’industria aumenta. E l’etichetta di artista emergente, dopo quasi un decennio di attività, comincia ad assomigliare a una condanna.
«Volevo fare un ultimo tentativo», racconta a Elite Daily. «Realizzare un ultimo progetto di cui essere davvero orgogliosa. Poi, magari, tornare a studiare. Non ho una laurea. Non potevo continuare a impegnarmi così tanto».
Il titolo nasce anche dal linguaggio della sua cerchia di amici skater di St. Louis, abituati a definirsi scherzosamente i peggiori. Ma contiene qualcosa di più: un’autodenuncia ironica, una rivendicazione delle proprie origini e una risposta a chi continua a considerarla un personaggio di seconda fila. Slayyyter decide quindi di non inseguire più le formule del successo. Anziché ammorbidire il proprio linguaggio, lo rende ancora più abrasivo. Al posto di un pop facilmente commerciabile, costruisce un disco che passa dal rap all’electroclash, dall’acid house al punk, con chitarre aggressive e ritornelli da cantare a volume insostenibile.
«Facevo scelte creative senza preoccuparmi di ciò che avrebbe potuto funzionare o diventare popolare», spiega a Elle. «Il risultato è stata semplicemente la musica che volevo ascoltare».
Canzoni come Crank, Dance…, Beat Up Chanel$, Cannibalism! e Brittany Murphy. restituiscono l’immagine di un’America provinciale, inquieta, sessualmente disinibita e culturalmente onnivora. Il glamour convive con la disperazione, l’ironia con l’autodistruzione.
Non è soltanto una questione di provocazione. Sotto la superficie aggressiva del disco si nasconde una malinconia autentica, quella di chi ha trascorso anni a immaginare una vita diversa e comincia a sospettare che il successo non sia sufficiente a risolvere tutto.
Il pubblico, stavolta, risponde. Wor$t Girl in America debutta al numero 22 della Billboard 200 e raggiunge il primo posto nella classifica degli album dance. Dance… diventa virale su TikTok. La ragazza che sembrava destinata a restare un fenomeno di culto comincia finalmente a entrare nel circuito del grande pop.
Il Coachella e la rivincita dell’anti-popstar
Il concerto del 10 aprile al Coachella segna il passaggio simbolico dalla dimensione underground a quella di un pubblico molto più ampio. Il Mojave Stage si riempie oltre le aspettative, mentre la band conferisce alle canzoni una fisicità quasi punk. «Ho sempre sognato di andare al Coachella, figuriamoci di suonarci», racconta a Vogue. «Quando ero al liceo guardavo le fotografie del festival su Tumblr. Mi sembra ancora tutto surreale». E aggiunge: «Sono rimasta sorpresa da quante persone conoscessero anche le parole delle canzoni che non erano singoli».

Anche il passaggio alla band dal vivo è una scelta precisa. Slayyyter non vuole più limitarsi a cantare sopra basi elettroniche. Cerca il sudore, il rumore, l’imprevedibilità di un concerto rock. «Non volevo che sembrasse uno spettacolo pop», spiega a Music Connection. «Voglio lasciarmi andare sul palco e voglio che il pubblico faccia altrettanto».
La costruzione dell’immagine rimane parte integrante del progetto. Per il Coachella realizza personalmente buona parte del costume, compreso un top di chiffon con dettagli in pizzo. Ridipinge gli stivali la sera precedente. «Mi piace partecipare direttamente alla creazione dei miei costumi», racconta a Vogue. «Quando realizzo da sola un abito, mi sento a mio agio».
In questo atteggiamento c’è qualcosa che distingue Slayyyter da molte colleghe. Il suo universo visivo non è soltanto una confezione studiata per vendere la musica: ne costituisce una parte essenziale. È la stessa artista a ideare, costruire e spesso dirigere le immagini che accompagnano le canzoni. Il successo, comunque, non cancella del tutto la sensazione di essere un’estranea. «Mi sono sentita diversa dagli altri fin dall’inizio», racconta ancora a Elle. «Venivo da St. Louis, non conoscevo nessuno nell’industria musicale». E oggi, nonostante la crescente popolarità, continua a riconoscersi nel ruolo della sfavorita: «Credo che, per quanto grandi possano diventare le cose, continuerò sempre a sentirmi così».
Il 4 dicembre arriva Wor$t Man in America
Il nuovo lavoro è concepito come un album gemello di Wor$t Girl in America, ma con una prospettiva emotiva differente. La storia, però, non finisce con la consacrazione del 2026. Anzi, Slayyyter ha già annunciato un nuovo capitolo. Il 4 dicembre pubblicherà Wor$t Man in America, un album di nove brani pensato come il fratello, o forse il riflesso capovolto, di Wor$t Girl in America. Tra le tracce figurano Brand New Chanel$, Crank 2, Nekromantik!, I Think He’s Got a Girl e Perfect Woman.
La direzione musicale promette però un cambiamento. Dopo l’aggressività del disco precedente, la cantante sembra intenzionata a esplorare territori più vulnerabili. «È decisamente più leggero e arioso», anticipa a Elle. «Parla di quando ottieni ciò che pensavi di volere e continui comunque ad avere il cuore spezzato» È una contraddizione che attraversa tutta la sua carriera: desiderare disperatamente il successo e, una volta raggiunto, scoprire che non protegge dalla solitudine.

Intanto, il percorso ha incontrato anche un ostacolo inatteso. Il 23 ottobre Slayyyter ha annunciato la cancellazione delle restanti date britanniche ed europee del tour a causa di una laringite e di lesioni alle corde vocali. I medici le hanno prescritto almeno due settimane di riposo vocale assoluto per evitare danni permanenti. L’artista e il suo staff stanno lavorando alla possibilità di riprogrammare gli spettacoli nel 2027.
Un contrattempo pesante proprio nell’anno della svolta. Ma il punto più interessante non è stabilire se Slayyyter diventerà la prossima grande popstar americana. È capire se riuscirà a conservare ciò che l’ha resa diversa nel momento in cui l’industria comincerà a chiederle di somigliare alle altre. Perché il pop contemporaneo è pieno di ribelli perfettamente addomesticate, provocatrici con un ufficio marketing alle spalle e trasgressioni accuratamente pianificate. Slayyyter, almeno finora, sembra appartenere a un’altra categoria: quella delle artiste che hanno costruito la propria identità quando nessuno era disposto a scommettere su di loro.
È il paradosso più divertente della sua storia. Per diventare finalmente qualcuno, Catherine Grace Garner ha dovuto smettere di comportarsi come la ragazza che tutti volevano vedere. Ha scelto di essere la peggiore d’America. Ed è stato il suo disco migliore.

