Disco

I 20 migliori album del 2022: da 10 a 6

È stata particolarmente difficile la compilazione della Top20 con i migliori dischi usciti nell’anno che sta per concludersi. Non per quanto riguarda i primi tre posti, mai in discussione, ma per quelli dal terzo in giù. E questo perché, a parte quelli sul podio, tutti gli altri si equivalgono e la differenza è basata su piccoli dettagli. Potremmo dire che dal quarto posto sono tutti ex aequo. Ho cercato di abbracciare tutti i generi, grande assente il jazz ormai omologatosi sullo scontato contemporary. Ovviamente, questa classifica è stilata sulla base dei miei gusti, che possono non essere condivisi. Proseguiamo a svelare la classifica dei migliori album del 2022 dal decimo al sesto posto:

10. “Dropout Boogie” – Black Keys

Nativi di Akron, Dan Auerbach e Patrick Carney hanno conquistato il mondo con il loro rock blues così vicino e così diverso da quello dei White Stripes. Considerando il loro esordio, una rozza registrazione di otto tracce nella cantina di Patrick Carney, la loro ascesa è come una favola. Nel corso di vent’anni di musica e molteplici esperienze – collaborazioni (colonne sonore di film, spot pubblicitari), produzioni (Tony Joe White, Velveteers, Tennis, ecc.), creazione di etichette (Easy Eye Sound) -, hanno ricablato il suono della radio rock del nuovo secolo con un miscuglio di blues tradizionale, neosoul, rock sudista, psichedelia. Arrivati al loro undicesimo album, aggiungono un altro elemento al loro suono: il rock classico, o, meglio, i Rolling Stones degli anni Ottanta tagliati con un Captain Beefheart d’annata, al quale è ispirato il titolo dell’album.

9. “Dragon New Warm Mountain I Believe In You” – Big Thief 

Un doppio album la cui preparazione è stata un processo burrascoso che ha quasi messo in pericolo la salute del suo leader e l’esistenza stessa della band. Ti aspetti un album troppo lungo e compiacente, eccessivamente introspettivo, qualcosa che nessuno ha osato tagliare perché non si trattava di aggiungere sangue al doloroso processo di contorsionismo vitale. Ma questo “Dragon new warm…” del combo capitanato da Adrianne Lenker è un delizioso e riuscitissimo catalogo di folk e Americana, una sorta di Blonde on Blonde per millennials in cui non ci sono canzoni da vendere e in cui c’è spazio anche per un senso dell’umorismo.

8. “Natural Brown Prom Queen” – Sudan Archives

«Sono una casalinga», canta Brittney Parks nella traccia di apertura del suo secondo album. «Solo puttane cattive nel mio graticcio / E piccola io sono la più cattiva». È sia un invito nel suo spazio che una sfida lanciata per vedere se gli ascoltatori riescono a starle dietro attraverso Natural Brown Prom Queen, che salta dagli archi in loop (lo strumento principale di Parks è il violoncello) al clubbing. È una tradizionalista dell’R&B e un’innovatrice sperimentale, ammirevolmente sicura di sé e relativamente insicura: un’abbagliante massimalista la cui idea di casa ha una portata simile a quella del cosmo. 

7. “The Overload” – Yard Act

Un album energico, stralunato, nevrotico, sincopato, spigoloso, dall’humour nero. È post funk, post punk, storytelling, il cui piglio anticapitalista si incrocia alla perfezione con l’esuberanza indie. Centro nevralgico di questa storia è Leeds, città in cui il punk e il gothic hanno attecchito in maniera determinante. In questo caso, però, James Smith, frontman della band, mette insieme Talking Heads e Lou Reed, Kinks e Gang of Four, Franz Ferdinand e Bloc Party. 

6. “Skinty Fia” –  Fontaines D.C.

Quando le band irlandesi “diventano politiche”, i risultati sono generalmente memorabili. Nel novembre del 1980, i Boomtown Rats raggiunsero il numero tre delle classifiche con Banana Republic, una diatriba contro la morte della chiesa e la macchia sull’anima del repubblicanesimo violento della nazione. Alcuni anni dopo, gli U2 hanno fatto rullare i tamburi di Sunday Bloody Sunday. Quest’anno è il turno dei I Fontaines D.C. con I Love You, il singolo che ha anticipato l’album, il più misurato e riflessivo della band irlandese. Permangono alcuni esempi del loro approccio punk, ma l’impostazione ritmica è lenta; le chitarre sembrano echeggianti e cavernose – persino shoegaze quando si avvicina Nabokov – piuttosto che urgenti e aggressive.

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