Disco

“Velvet Underground & Nico”

Ogni domenica, segnalisonori dà uno sguardo approfondito a un album significativo del passato. Oggi rivisitiamo un disco e un gruppo che hanno dato una nuova e determinante maniera di concepire il rock’n’roll. L’influenza è stata enorme sulle generazioni successive e ancora oggi resta una pietra miliare

The Velvet Underground, a quasi sessant’anni di distanza dall’uscita del loro primo album, restano più di una semplice band di rock’n’roll. The Velvet Underground sono ancora oggi una nuova e determinante maniera di concepire il rock’n’roll. In nove anni di carriera, dal 1964 al 1973, nell’organico si sono succeduti diversi protagonisti, tutti legati alla indubbia e fortissima personalità di colui che a distanza di qualche anno si rivelò il vero genio musicale e poetico dell’ensemble: Lou Reed. 

Le firme portanti del primo album, The Velvet Underground & Nico, sono, oltre a Lou Reed, John Cale, gallese che dopo aver studiato musica contemporanea a Londra era arrivato in America dove avrebbe poi seguito i corsi di Leonard Bernstein, e una bionda “chanteuse” dai tratti misteriosi, Nico.

In germe il gruppo nacque quando Lou Reed e John Cale si conobbero a New York nel 1964 e decisero di mettere a frutto le loro diverse conoscenze musicali. Lou possedeva nel sangue la matrice R&R e John le conoscenze dotte del conservatorio e la passione per la musica indiana.

I Velvet Underground: il secondo da sinistra è Lou Reed, dietro di lui Nico

Quando Andy Warhol ascoltò la loro musica, il gruppo era formato dai due con Maureen Tucker e Sterling Morrison e si chiamava The Falling Spikes. L’incontro con Andy, maestro incontrastato della pop art in cerca di nuove forme espressive, fu determinante sotto molteplici punti di vista, ma soprattutto perché diede alla band la possibilità di estendere il proprio messaggio. 

Lo show che l’artista organizzò per il lancio dei Velvet Undeground si chiamò The Exploding Plastic Inevitable e segnava l’ingresso nell’organico della bionda Nico che era stata introdotta nell’ambiente da Brian Jones. Era uno spettacolo di alti contenuti espressivi, accentuati da suggestivi giochi di luce, da filmati proiettati durante le esecuzioni e dalla cruda coreografia che guidava i protagonisti sul palcoscenico. I Velvet Undergound apparivano come demoni della sottocultura. Lou Reed rappresentava l’immagine più perversa del male: il suo corpo veniva sollevato di forza dai bassifondi di New York e immolato su un palco come prodotto artistico. John Cale con il suono esterrefatto della sua viola creava un clima atrocemente teso e violento. 

Nico, infine, era un ectoplasma materializzato dal corpo di Lou: una creatura senza sesso, divinità lunare, donna fatale e piccola puttana di strada: “Eccola / faresti meglio ad abbassare gli occhi / lei spezzerà in due il tuo cuore… / lei ti fa esaltare solo per poi farti precipitare / è una donna fatale / tutti sanno / le cose che detesta… / guarda come cammina / ascolta come parla” (Femme Fatale). I temi delle canzoni e dello spettacolo dei Velvet erano dedotti dalle esperienze di vita che Lou e gli altri avevano affrontato o stavano attraversando abitando nella metropoli.

The Velvet Underground & Nico è l’album che riassume tutta la breve esperienza dei Velvet Underground con Andy Warhol e con Nico, che abbandonerà il gruppo dopo l’incisione di questo disco. È anche l’album che rispecchia il clima dell’Exploding Plastic Inevitable che è stato lo show più allucinante e irripetibile al quale l’America abbia mai assistito. Andy Warhol è il produttore dell’album e l’autore della celebre copertina (che nella versione originale rappresentava una banana sbucciabile), ma il vero genio musicale è Lou Reed che ha composto la maggior parte dei brani ed ha caratterizzato con la sua voce e con il suo climax esistenziale tutto il lavoro: “Sono stanco ed annoiato / potrei dormire per mille anni / mille sogni mi risveglierebbero / con diversi colori fatti di lacrime” (Venus in Furs).

The Velvet Underground & Nico fu all’epoca un tipo di espressione artistica troppo alta e troppo ferocemente innovativa per un rock’n’roll che non aveva mai conosciuto nulla di simile. La sua influenza, tuttavia, sarà enorme sulle generazioni successive e ancora oggi resta una pietra miliare, punto di riferimento per il rock. “Sarò il tuo specchio / rifletterò chi tu sei / in caso tu non lo sappia / Sarò il vento, la pioggia e il tramonto / la luce alla porta che ti dimostra che sei in casa / quando pensi che la notte abbia scoperto i tuoi pensieri / lasciami entrare inquieto e perverso a dimostrare la tua cecità…” (I’ll Be your Mirror).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *