Disco

Una voce fra tradizione e modernità

È quella di Elisa Nocita, protagonista di “Radici”, progetto di Nello Toscano incentrato sulla rilettura in chiave jazz di classici della musica napoletana: «Un omaggio a mio padre con il quale ho cominciato a suonare», spiega il contrabbassista. Con l’apporto anche di Maurizio Diara alla chitarra, l’interprete siracusana viaggia tra minimalismo e atmosfere vintage con grande versatilità e personalità: «Ho messo la mia voce al servizio dei colori, senza ostentare troppi tecnicismi». Domenica 21 maggio l’anteprima alla Libreria Prampolini di Catania

Le “radici” del titolo sono quelle della melodia e affondano alle falde del Vesuvio. Ma sono anche quelle di Nello Toscano, che condivide il progetto insieme alla cantante Elisa Nocita ed al chitarrista Maurizio Diara. Il contrabbassista siciliano, infatti, cominciò la sua carriera con i classici della musica napoletana.

«Appena laureato, sono entrato nella band di mio padre che suonava il mandolino», ricorda Toscano. «Lavoravamo nei ristoranti e negli alberghi. A quei tempi suonavo la chitarra e cantavo, anche alcune delle canzoni contenute nell’album. Un po’ alla Fred Bongusto, un po’ alla Peppino di Capri. Sentivo il bisogno di dedicare questo progetto a mio padre. Avevo quelle melodie in testa, ho cercato di dare loro una versione moderna, europea».

Un progetto che il musicista aveva abbozzato più di una ventina di anni fa. «Poi non si è concretizzato per via degli impegni con la scuola», spiega. «Ora che sono in pensione ed ho più tempo cerco di realizzare tutte le cose che avevo in sospeso».

E una ventina di anni fa Nello Toscano incontrò Elisa Nocita, meravigliosa voce rimasta nascosta incredibilmente per troppo tempo e che, grazie a questo album, viene prepotentemente alla ribalta. «Canto sin da quando ero bambina», dice lei. «Solo che ho fatto più collaborazioni che miei lavori».

Ha prestato la voce alle immagini di Onore e rispettoLa certosa di Parma e L’impero, tre popolari fiction tv, ai QBeta, al progetto Paraulas, il ritmo della parola di Paolo Fresu in cui cantava in siciliano, portoghese, kenyota e sardo. Perché la versatilità è la principale dote dell’interprete siracusana, che riesce a passare con disinvoltura e grande personalità dal jazz alla world music, dall’avanguardia al Sudamerica, dalle musiche da film ai classici della melodia napoletana. Tradizionalista, moderna e sperimentatrice di generi.

Radici per Elisa rappresenta una rinascita, un rilancio. E, in effetti, è un progetto dove può mettere in rilievo tutto il suo talento e nel quale si rivela una equilibrista fra tradizione e modernità. «Ho cercato di creare un connubio tra la tecnica, che non si deve sentire, e l’espressività, con il cuore e con sincerità. Non dobbiamo dimenticare che sono canzoni d’amore, serenate. Ho messo la mia voce al servizio dei colori, senza ostentare troppi tecnicismi».

Eppure, Tammurriata nera, cavallo di battaglia della Nuova Compagnia di Canto Popolare, nell’interpretazione di Elisa Nocita è un pezzo di estrema bravura: la sua voce diventa percussione, sembra mascolina. «C’è molta ironia. Io sono un soprano, però canto da contralto», spiega. «Mi sono divertita a usare diversi registri di voce. È un gioco di colori molto estemporaneo». Un esempio delle potenzialità vocali della cantante siracusana, della capacità nel saper giocare con tonalità e suoni. Come anche in Tu sì ‘a malincunia, canzone del 1961 di Rendine e Aurelio Fierro, in cui si muove tra minimalismo e vintage. «In questo album sono una cantante molto retrò», ride. «Mi è piaciuto questo contrasto fra il minimalismo del duetto tra voce e contrabbasso che tende a sfiorare il ritmo della milonga». 

Ho cercato di tirare fuori l’anima di un’era, di canzoni senza tempo, senza trasfigurarle, né cadere nel folcloristico, ma dando loro una veste moderna. Ho tolto il grigiore del tempo

Elisa Nocita

Alle tecniche cinematografiche delle sovraincisioni riporta, invece, la rilettura di O marenariello, grande classico della canzone napoletana datato 1893, composto da Ottaviano-Gambardella e portato al successo da Sergio Bruni. Più passionale, «con una vocalità a tutto cuore», Voce ‘e notte, brano che risale al 1903, interpretato dai più grandi esponenti della musica partenopea (Roberto Murolo, Lina Sastri, Massimo Ranieri). 

«Ho cercato di tirare fuori l’anima di un’era, di canzoni senza tempo, senza trasfigurarle, né cadere nel folcloristico, ma dando loro una veste moderna. Ho tolto il grigiore del tempo», commenta Elisa.

Una intima e soffusa rivisitazione di I’te vurria vasà (1900) dal finale lirico e con protagonista la chitarra di Maurizio Diara, la serenata Luna Rossa, più vicina alla versione di Roberto Murolo che a quella popolaresca di Renzo Arbore, e Vieneme ‘nzuonno di Sergio Bruni dalle atmosfere brasileire completano la scaletta napoletana, dalla quale esulano DuneMarea Ok, i due inediti dell’album. Il primo, che è anche il singolo che annuncia Radici, è uno strumentale, il secondo è nel solco della canzone d’autore cantato in italiano. «In Dune, tuttavia, c’è un filo logico con tutto il disco ed è a livello di suoni», tiene a sottolineare l’artista aretusea. «Il disco è un po’ una sfida. Questa varietà di stili è un tentativo di educare a vedere in modo più ampio, a evitare catalogazioni, etichette».

Una sfida che per Elisa Nocita si tradurrà nella realizzazione di altri due lavori all’insegna della varietà. «Dopo una pausa forzata, anch’io cerco di realizzare i progetti che avevo in mente», sorride. «Un album sarà un omaggio alla canzone italiana: otto/dieci brani per voce e chitarra. L’altro, invece, è di musiche siciliane destinate a colonne sonore, con inediti e brani tradizionali».

Appuntamento domenica 21 maggio alla Libreria Prampolini di Catania alle ore 19:30 quando Elisa Nocita, Nello Toscano e il chitarrista comisano Maurizio Diara presenteranno in anteprima l’album Radici.

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