– Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. sono saliti sul palco della Mount Temple Comprehensive School dove 50 anni fa ebbe inizio la storia. Da “I Will Follow” a “Silencio” nella breve esibizione davanti a studenti, personale della scuola, stampa e “imbucati”
Era il 25 settembre 1976 quando l’allora quattordicenne Larry Mullen Jr. affisse una nota scritta a mano sulla bacheca della Mount Temple Comprehensive School, nel quartiere Northside di Dublino. Sul foglio aveva scritto: «Batterista cerca musicisti per formare una band». Rispondono il sedicenne Adam Clayton (famoso nella scuola per il suo atteggiamento spavaldo e da donnaiolo), David Howell Evans (The Edge), suo fratello Dick Evans e un ragazzo ribelle e trasgressivo dal nome Paul David Hewson (16 anni, soprannominato Bono Vox dal suo amico Fionan Hanvey, che assomiglia al latino per “Buona Voce”). Il gruppo prende così il nome di Feedback.
Dopo quasi un anno passato a provare nella cucina della casa di Larry, nel 1977 i Feedback fanno la loro prima apparizione live proprio alla Mount Temple School, presentando alcune reinterpretazioni (Show Me the Way di Peter Frampton, Jumpin’ Jack Flash dei Rolling Stones e Suffragette City di David Bowie). Dopo poco, il gruppo decide di cambiare il proprio nome in The Hype, ma i membri si trovarono d’accordo nell’affermare che tre chitarristi erano fin troppi e che un gruppo di quattro rendeva molto di più. Dalla formazione esce quindi Dick Evans (che crea insieme ad altri i Virgin Prunes); nasce così la formazione definitiva e prende il nuovo nome: U2.

La leggenda racconta che il nome sia stato suggerito dal cantante dei The Radiators Steve Averill, ispirato al celebre aereo-spia americano che fu abbattuto l’1 maggio 1960 mentre era in missione di spionaggio sull’Unione Sovietica. Era, inoltre, interessante per ‘’ambiguità che nascondeva: poteva essere inteso col significato sia di you too (anche tu), che di you two (voi due). Pare che, indecisi se mantenere il vecchio nome o abbracciare il nuovo, il gruppo abbia rimesso la scelta al pubblico di un proprio concerto per alzata di mano, e che questo abbia preferito il nuovo.
Cinquant’anni dopo, gli U2 sono tornati sul luogo dove tutto ebbe inizio: la vecchia scuola di Dublino. Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. sono saliti sul palco della Mount Temple Comprehensive School poco dopo le 14:00, esibendosi per studenti e personale della scuola.
«Siamo scappati dal laboratorio», dice Bono quando salendo sul palco, introdotto dalle note di School’s Out di Alice Cooper. Il frontman indica il laboratorio di scienze lì vicino. «Come sta andando l’esperimento?». La platea di ragazzi urla di entusiasmo. Anche quelli meno giovani della sala stampa e dello staff, e i tanti “imbucati” si divertono e alcuni ballano.
La band è tutta vestita di nero ed è in forma smagliante: Bono si aggira sul palco, Adam Clayton brandisce il suo basso come un gentiluomo di campagna con una mitragliatrice, The Edge estrae arpeggi scintillanti dalle sue chitarre, Larry Mullen è rilassato dietro la batteria come una testa dell’Isola di Pasqua e altrettanto immune al passare del tempo.
Attaccano con I Will Follow, seguita da Vertigo, che Bono inizia contando in spagnolo («Non venite da me per lezioni di spagnolo»), poi A Beautiful Day (con alcune citazioni da One Day Like This degli Elbow). Un altro classico di cinquant’anni fa, Out of Control, precede il loro nuovo e sinuoso pezzo garage rock Silencio. Bono presenta anche i suoi compagni di band in base alla loro classe (Larry 2I, Adam 5D e Edge 3U), osserva che i ragazzi, entusiasti, «non hanno nessun altro posto dove andare», scherza. Non manca un omaggio al compianto Padre Jack Heaslip, che ha viaggiato con gli U2, prima di ringraziare tutti coloro che sono coinvolti in Music Generation. «Quest’isola è piena di canzoni, musica e scherzi, e siamo così orgogliosi di essere irlandesi», ha detto Bono al pubblico.

Concludono con One, accompagnati da una sezione d’archi composta da bambini, e infine una versione fingerpicking di With or Without You.
Hanno anche eseguito dal vivo per la prima volta il loro nuovo singolo Silencio, concludendo il concerto a sorpresa con uno dei loro più grandi successi, With or Without You.
Il ritorno a casa – arrivato un giorno dopo l’annuncio di Carnaval De Luz, il primo album di inediti degli U2 in nove anni, che uscirà il 13 novembre – è poi continuato nelle strade e in alcuni locali di Dublino. I festeggiamenti, trasmessi in diretta streaming su YouTube, sono arrivati in serata a Grafton Street, dove la band ha sorpreso i fan con un’esibizione dal vivo davanti a un pubblico gremito. Bono e la band sono emersi sul balcone del Bewley’s, sotto il quale si erano concentrati centinaia di fan sin dal mattino. A questo pubblico di fan, alcuni provenienti da altri Paesi, Bono & soci hanno offerto un altro concerto con alcune delle loro canzoni più popolari.

Hanno dato il via al set con I Will Follow dal loro seminale album di debutto Boy, seguito da Out of Control. Da lì, la band si è lanciata in un trio di successi e preferiti dai fan: One, I Still Haven’t Found What I’m Looking For, e With or Without You. Hanno intervallato questi arrangiamenti crudi ed essenziali con frammenti evocativi di Purple Rain e Molly Malone di Prince. Sporgendosi dalla ringhiera, la brillante voce di Bono e le scintillanti note alte smentivano la sua carriera cinquantennale. Hanno poi ripreso Silencio, Poi c’è stato un momento profondamente toccante quando Bono ha reso omaggio a Glen Hansard, il leggendario musicista dublinese tragicamente scomparso a luglio. The Edge ha preso la voce solista in una toccante cover di Falling Slowly. Beautiful Day scatena ovazioni; così come alcune allegre battute di One Day Like This degli Elbow.
Vertigo suscita il più grande applauso della serata con Bono che saltella quasi arrampicato sulla ringhiera. Per il bis, sotto un cielo che diventava blu inchiostro, la band ha accettato la richiesta dei fan con 40 tratto da “War” del 1983, che una volta chiudeva i concerti della band. In totale, la performance ha abbracciato otto dei loro celebri album in studio.


Dalla formazione degli U2, Dublino è cambiata, è cambiata completamente. È difficile sopravvalutare quanto distante si senta oggi la realtà sociale, culturale ed economica dell’Irlanda degli anni ’70. Il fatto che la band abbia mantenuto un così ardente seguito globale – dalle radici post-punk attraverso la svolta americana e la reinvenzione elettronica – è una testimonianza della loro costante abilità artistica.
Durante questa serata surreale, lontana dal glamour della Las Vegas di Sphere, c’era nell’aria un raro senso di innocenza e comunità. Gli U2 erano di nuovo una band dublinese. Persone di ogni età e provenienza erano unite dal canto. I bambini piccoli osservavano lo svolgersi della storia dalle spalle dei loro genitori. Due giovani ragazzi si accalcavano contro la barriera di sicurezza e guardavano la strada affollata. «Chi sta suonando?», chiede uno dei due. «La più grande band del mondo», risponde una signora anziana con un sorriso.
