– Dopo il successo di “Lux”, la cantante catalana è diventata una delle collaborazioni più ambite della musica internazionale. Bono le dedica una canzone con gli U2, i Fontaines D.C. la invitano nel loro nuovo album, Ryan Tedder ha aspettato tre anni per lavorare con lei. E nella fila dei pretendenti ci sono anche Ariana Grande, Raye, Jennie, Dua Lipa e altri nomi di prima grandezza
C’è stato un tempo in cui i cantanti facevano la fila per avere una canzone di Max Martin, un ritornello di Pharrell Williams o una produzione di Timbaland. Oggi, nell’industria pop globale, una delle richieste più ambite sembra essere un’altra: avere Rosalía nel proprio disco. Non importa se si viene dal rock irlandese, dal pop americano, dall’R&B o dal K-pop. La cantante catalana è diventata una specie di passaporto per attraversare generi e pubblici, una presenza che può trasformare un featuring in un evento e una canzone in una dichiarazione d’intenti.
Il successo di Lux, il suo album più ambizioso e avventuroso, ha accelerato questa corsa. Dopo aver attraversato il flamenco, il reggaeton, l’elettronica e la musica orchestrale, Rosalía si è ritrovata al centro di un paradosso interessante: più la sua musica diventa personale e meno si preoccupa di rispettare le regole del pop, più gli altri artisti desiderano entrarci. Non è soltanto una questione di numeri o di visibilità. È anche il prestigio di lavorare con una musicista che ha fatto della contaminazione un metodo e dell’imprevedibilità un marchio di fabbrica.
Bono la celebra, i Fontaines D.C. la arruolano

Il caso più clamoroso arriva dall’Irlanda. Bono ha scritto The Mirror Maker (Rosalía), una canzone dedicata alla cantante e destinata a comparire in Carnaval de Luz, il nuovo album degli U2 atteso il 13 novembre. Il rocker irlandese, prima di dare per concluso il brano, ha cercato un contatto con lei attraverso l’amica comune Penélope Cruz. Non si è limitato a celebrarne la musica: le ha chiesto anche una mano con alcune parole in spagnolo. Rosalía gli ha risposto con ironia, invitandolo a inventarsi pure una lingua tutta sua. «Sentiti libero di inventare il tuo linguaggio», gli avrebbe detto, dopo aver scoperto che il termine sul quale Bono chiedeva lumi non sembrava avere un significato preciso. La vicenda ha un che di deliziosamente surreale: il frontman di una delle band più celebri del pianeta che chiede consulenza linguistica alla popstar che ha rivoluzionato il flamenco.
I Fontaines D.C., invece, hanno scelto di farla entrare direttamente nel loro territorio. Where Is Gone?, ottava traccia di Dopamine Chamber, in uscita il 16 ottobre, è la prima collaborazione con una voce ospite in un album in studio della band irlandese. Il pezzo accosta Rosalía a Grian Chatten in un’atmosfera cupa, fra chitarre, violini e tensione ritmica, intorno a una relazione che non riesce a liberarsi della propria memoria. La collaborazione ha una ragione anche personale: il chitarrista Carlos O’Connell, nato a Madrid, segue Rosalía fin dai tempi di Los Ángeles, il suo esordio del 2017. Non è quindi soltanto un incontro fra due nomi di richiamo, ma fra artisti che, in modi differenti, hanno provato a trasformare le proprie radici culturali in un linguaggio contemporaneo.
Ryan Tedder, tre anni in attesa
Nella lista di chi desidera lavorare con Rosalía c’è anche Ryan Tedder, cantante dei OneRepublic e autore-produttore che ha firmato successi per Adele, Beyoncé e molti altri. Secondo quanto riportato da Billboard Italia, Tedder avrebbe trascorso tre anni a mandarle messaggi privati nella speranza di convincerla a collaborare. Quando l’occasione è arrivata, ha raccontato con entusiasmo la libertà creativa concessagli: «Per un artista darmi la libertà di esprimermi in questo modo, Dio, è la cosa più divertente che abbia mai fatto». E quando gli chiedono come saranno i nuovi brani di Rosalía, la sua risposta è una dichiarazione d’impotenza davanti all’imprevedibilità della collega: niente di ciò che si possa immaginare.
È probabilmente questo il punto: Rosalía non è una cantante da convocare per aggiungere una strofa riconoscibile a un pezzo già confezionato. Chi la cerca sa, o spera, che la sua presenza possa modificare la natura stessa della canzone. È successo con Björk e Yves Tumor in Berghain, uno dei brani più rappresentativi di Lux, e con le diverse voci che attraversano l’album, da Patti Smith a Carminho, passando per Estrella Morente e Sílvia Pérez Cruz. Più che una semplice raccolta di featuring, Lux è un universo nel quale le collaborazioni contribuiscono a costruire un’idea musicale complessiva.
Ariana Grande, Raye, Jennie: la fila si allunga
L’interesse non si ferma ai nomi che hanno già trasformato il desiderio in una registrazione. Raye ha manifestato ammirazione per Rosalía e la speranza di trovare il momento giusto per lavorare insieme. Ariana Grande ha espresso interesse per una collaborazione già nel 2024, mentre Jennie delle Blackpink ha raccontato di stare imparando lo spagnolo anche per poter interpretare meglio una delle canzoni che ama della catalana. Camila Cabello, che la conosce personalmente, si è detta disponibile a collaborare se l’occasione dovesse presentarsi in modo naturale.
Nello stesso elenco compaiono Ed Sheeran, Dua Lipa, SZA, Halsey e Charlie Puth, che avrebbe persino manifestato interesse a produrre un intero album per lei. Ma qui occorre distinguere: non tutti questi nomi hanno annunciato un progetto concreto, né ogni dichiarazione equivale a una richiesta ufficiale. In alcuni casi si tratta di desideri espressi pubblicamente, in altri di ipotesi o di interesse riportato dalla stampa. La fila, insomma, esiste, ma non tutti hanno ancora preso il numerino.
Il fenomeno racconta comunque qualcosa del momento attraversato da Rosalía. Nel pop contemporaneo, dove le collaborazioni sono diventate una moneta corrente e spesso una strategia per sommare fanbase, lei conserva la possibilità di sorprendere. Può cantare con una leggenda del rock, entrare nel mondo di una band alternativa o dialogare con una popstar americana senza sembrare un’ospite chiamata a timbrare il cartellino.
C’è anche un elemento meno commerciale. Rosalía ha dimostrato che un’artista può partire da una tradizione precisa, studiarla a fondo e poi tradirla creativamente, senza perdere la propria identità. È un modello che interessa chi cerca una via d’uscita dalla musica costruita per ripetere formule vincenti. E forse spiega perché la vogliano tanto: non soltanto perché il suo nome porta ascolti, ma perché la sua presenza può offrire a un altro artista la possibilità di fare qualcosa che, da solo, non avrebbe osato.
Naturalmente, l’industria discografica ha un talento particolare nel trasformare ogni incontro in un affare e ogni affinità in una campagna promozionale. La prova definitiva non sarà il numero di artisti pronti a dichiararsi fan, ma ciò che nascerà da queste collaborazioni. Una canzone con Rosalía non diventa automaticamente un capolavoro, così come un featuring prestigioso non garantisce che due mondi musicali riescano davvero a parlarsi.
Per il momento, però, la fotografia è questa: Bono le dedica un brano, i Fontaines D.C. la accolgono nel loro disco, Ryan Tedder racconta una lunga attesa e altre star dichiarano di voler lavorare con lei. Rosalía può permettersi di scegliere, e soprattutto di dire di no. In un mercato nel quale tutti cercano qualcuno che li renda più interessanti, lei è diventata quella che tutti sperano possa cambiare le regole del gioco.
Il suo nome è Rosalía. E, a quanto pare, per collaborare con lei non basta essere famosi: bisogna anche riuscire a immaginare qualcosa che non abbia già fatto.

