– Esce il nuovo album del polistrumentista e ricercatore musicale: un disco nato dall’incontro fra tradizioni antiche, composizione contemporanea e un’idea dell’ascolto come esperienza irripetibile. Al centro, anche la voce singolare della nyckelharpa, antico strumento svedese ad arco

C’è una differenza sostanziale tra registrare un disco e attraversarlo. Nel primo caso c’è un punto di arrivo, un prodotto da completare, confezionare e consegnare al pubblico. Nel secondo c’è un percorso, con tutte le deviazioni, le esitazioni e le scoperte che un percorso comporta. È da questa seconda idea che sembra nascere PRISMA Vol.1, il nuovo lavoro di Renzo Ruggiero, in uscita oggi, 18 settembre, per Liburia Records World.
Dopo oltre venticinque anni trascorsi tra musica etnica, repertori antichi, ricerca e sperimentazione, Ruggiero arriva a questo nuovo capitolo solista con un bagaglio difficile da rinchiudere dentro una sola definizione. È polistrumentista, compositore, ricercatore. Ha attraversato geografie musicali diverse, lavorato in Europa, vissuto e operato in Spagna, collaborando con progetti che vanno dalle colonne sonore eseguite dal vivo per i film muti agli spettacoli teatrali per famiglie.
E poi ci sono gli strumenti, che nel caso di Ruggiero sono già una piccola mappa del mondo. Il santur, con le sue corde percosse e la sua storia che conduce verso la tradizione persiana. E soprattutto la nyckelharpa, lo strumento al quale si è specializzato e di cui è stato tra i principali promotori della diffusione in Italia.

Il nome, per chi non l’avesse mai incontrato, suona quasi come quello di un animale nordico. La nyckelharpa è invece una specie di antico violino a chiavi, nato in Svezia e documentato già nel XIV secolo. Si suona con un arco, ma le note non vengono prodotte premendo direttamente le corde con le dita, come accade nel violino: la mano sinistra agisce su una serie di piccoli tasti, o chiavi, che accorciano le corde e ne modificano l’altezza. Il risultato è un suono insieme ruvido e luminoso, arcaico e sorprendentemente contemporaneo, capace di evocare una musica arrivata da molto lontano senza per questo sembrare necessariamente confinata nel passato.
Non è forse un caso che proprio uno strumento così antico finisca dentro un disco che si chiama “Prisma”. Perché un prisma prende una cosa apparentemente unica – la luce – e la scompone, rivelando la molteplicità di colori che contiene. Allo stesso modo Ruggiero sembra utilizzare le tradizioni, non come reperti da conservare sotto vetro, ma come materia viva, da attraversare, rifrangere, trasformare.
PRISMA Vol.1 arriva dopo l’esordio solista Alma e porta ancora più avanti questa idea di movimento. Non propone una direzione obbligata all’ascoltatore, né una lettura univoca dei brani. Il prisma, qui, è soprattutto una metafora della percezione: la stessa musica cambia a seconda di chi la ascolta, della sua storia, della sua sensibilità, persino del momento in cui preme play.

Ruggiero racconta così la nascita del progetto: «Un prodotto si pensa per essere terminato, chiuso, presentato. Ha l’obiettivo di uscire, funzionare, essere consumato. Un processo, invece, è vivo. Quando smetto di pensare al disco come un prodotto, smetto di cercare risultati e inizio ad ascoltare di più. Ascoltare ciò che chiede ogni suono, ogni silenzio, ogni momento. E questo cambia tutto».
È questa la chiave del disco: l’idea che la musica non debba necessariamente dimostrare qualcosa. Che possa sottrarsi alla fretta della prestazione, alla necessità di arrivare subito a una conclusione. Un album come luogo di ascolto prima ancora che di affermazione.
«La creazione si è fatta più lenta, più onesta. Non sto tentando di dimostrare nulla, né di soddisfare un’aspettativa. Sto accompagnando qualcosa che si sta formando. In questo senso, Prisma Vol.1 non è qualcosa che io “ho fatto”. È qualcosa che ho attraversato».

Del resto, il percorso di Ruggiero è fatto proprio di attraversamenti. Le sue composizioni sono state selezionate ed eseguite dalla European Nyckelharpa Orchestra; ha partecipato al programma educativo European Nyckelharpa Training, ha fatto parte del gruppo della musicista spagnola Ana Alcaide e, più recentemente, ha collaborato con la compagnia giapponese di flamenco Arte y Solera, partecipando a Tokyo al debutto del loro nuovo spettacolo. In parallelo porta avanti “Sapori e Musica”, progetto che intreccia cultura gastronomica italiana e performance musicale: un altro modo, in fondo, di mescolare linguaggi, memorie e sensi diversi.
E allora il prisma del titolo diventa qualcosa di più di una bella immagine grafica. È un metodo. La luce entra da una parte, ma dall’altra non esce mai identica. Si divide, cambia, si moltiplica. Così la nyckelharpa svedese può incontrare suggestioni mediterranee, il santur può dialogare con la composizione contemporanea, le tradizioni possono smettere di essere passato e tornare a essere presente.
PRISMA Vol.1 sembra voler chiedere proprio questo all’ascoltatore: di non limitarsi a consumare un disco, ma di attraversarlo a sua volta. Ognuno con il proprio prisma. E con la possibilità che, alla fine, ciò che si è ascoltato non sia esattamente la stessa musica che ha ascoltato qualcun altro.

