– L’artista messinese trasforma in opere d’arte il materiale recuperato nei fondali fra Giampilieri e Scaletta: «Ho trovato sott’acqua un pezzo di rotaia e perfino un residuato bellico»
– Una barchetta in metallo è la protagonista della mostra “Il viaggio dell’eroe” che si aprirà il prossimo 6 dicembre a Lerici: «È un percorso in dodici tappe verso la verità»
Tra Nicola Micali e il mare c’è un rapporto simbiotico. Nicola è ciò che è diventato grazie al mare. Il mare lo conosce, sin dall’infanzia trascorsa a Giampilieri. Lo ha solcato nei tre anni di servizio nella Marina Militare, quando ha cominciato la sua attività di scultore. Il mare è stato il suo unico compagno di vita quando, uscito dalla Marina a 27 anni, ha vissuto un periodo isolato, quasi da eremita, nel suo paese natale. E il mare lo ha accolto, lo ha sostenuto, lo ha rifornito. Di materiali e di idee. Nicola si tuffava nello specchio d’acqua che va da Giampilieri a Scaletta, per prendere i pesci in apnea. Poi, a poco a poco, ha cominciato a raccogliere plastica, ferro, rottami, «ho recuperato sott’acqua un pezzo di rotaia ferroviaria e perfino un residuato bellico». Da una parte ripuliva i fondali davanti alla costa, dall’altra scopriva oggetti umili, segnati dalla salsedine, che racchiudevano storie silenziose pronte a riaffiorare attraverso l’arte.
«È un rapporto totale con il mare», sottolinea Micali. «Il mare è fonte di ispirazione e serve anche per attivare il processo creativo, perché s’instaura una connessione con l’elemento. Poi quel materiale trovato ha già una storia, è corroso, rovinato… Dà all’opera una energia diversa. Un pezzo di metallo nuovo non dà la stessa energia. In mare cerco ferro, si trovano molte pietre laviche. La plastica la raccolgo solo per buttarla. E poi il ferro, se non è troppo rovinato, lo trasformo tramite forgiatura, gli do una nuova forma. Altre volte lo lascio così com’è».


Oggi Nicola Micali trascorre più tempo a La Spezia, dove trova maggiori opportunità per esporre le proprie sculture. E il mare, che accomuna il comune siciliano a quello ligure ed è una costante nella vita dell’artista, è sempre presente nei lavori dello scultore e illustratore messinese. I palombari sono stati i protagonisti di una sua mostra, mentre in quella che sarà inaugurata il prossimo 6 dicembre al Castello di San Giorgio di Lerici, dove resterà sino al 6 gennaio 2026, intitolata “Il viaggio dell’eroe”, a navigare lungo un percorso di dodici sculture è una barchetta origami, quella che da piccoli si faceva con la carta dei quaderni in alternativa agli aeroplanini. Ovviamente questa di Micali è in acciaio.
«La barchetta è come se fosse l’anima, è un simbolo archetipico del viaggio dell’io verso il sé: fragile e determinata, attraversa le acque dell’inconscio in cerca di una nuova luce. È una immagine semplice che mi serve per raccontare questo viaggio che tutti devono affrontare prima o poi: il viaggio verso la verità, intesa come armonia degli opposti, riequilibrare gli opposti».
Micali riprende anche la visione della Cabala ebraica, secondo cui il male non è entità autonoma ma squilibrio del bene, una frattura da ricomporre per ritrovare armonia. Ogni opera del ciclo rappresenta dunque una fase di riconciliazione, un passaggio attraverso l’ombra per giungere alla verità.
«La prima opera è “Il guscio”, il simulacro, che è l’ombra proiettata, poi arriverà “L’eroe”, noi dobbiamo raggiungere “La verità”. Nella prima la barchetta è ossidata, arrugginita, la base scura a richiamare il piombo, mentre l’ultima è marmo bianco, oro, ottone lucidato e acciaio inox. Rispecchia l’idea di trasmutazione alchemica: il piombo, simbolo della materia pesante e inconsapevole, si converte in oro, emblema di verità e illuminazione. E la prima e l’ultima opera nella mostra saranno vicine perché siamo sempre accompagnati dalla verità, solo che non ne abbiamo accesso, bisognerà affrontare tutte queste tappe per accedere a questa conoscenza».
- Il tuo studio deve ricordare un po’ quello di Mago Merlino, un po’ alchimista, un po’ stregone. Devi forgiare, lavorare i metalli.
«C’è un uso di vari materiali, principalmente di materiali che richiamano al passato, che hanno qualcosa da raccontare. Il ferro come la pietra ha molto da raccontare. Generalmente li lascio al loro stato naturale, non utilizzo vernici, mi piace vedere la trama del metallo. Ultimamente lavoro molto la pietra, con la quale ho realizzato l’opera monumentale che mi è stata commissionata dal Comune di Messina: è pietra e metallo».
- La mostra che si aprirà a Lerici s’intitola “Il viaggio dell’eroe”. Chi è l’eroe oggi?
«È chiunque s’identifichi in questo viaggio, chiunque intraprenda questa missione ed esca da questa finta realtà. Chi ha questo coraggio diventa un eroe, anche se non sappiamo l’esito di questo percorso. Non è detto che tutte queste barchette riusciranno ad arrivare alla meta. Infatti, c’è un’opera che è “La baia dei relitti” in cui alcune finiscono arenate».
- Questa barchetta può essere la nave Argo di Ulisse o le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla?
«No, questo no. Anche se poi ognuno potrebbe interpretarle a modo suo. È una immagine che riporta all’infanzia, al bambino che intraprende questo viaggio nella vita».
