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Playlist #134. CantaSicilia

– I segnali sonori più interessanti della settimana. Da Alessandra Ponente a Nico Arezzo, il dialetto – nelle sue specificità locali diventa protagonista. «Spero che questo momento propizio della musica in lingua siciliana possa continuare», si augura la cantante palermitana
– I singoli di Matoh, Bull Brigade, Prima stanza a destra, Soma Camara e due sorprendenti album jazz con inclinazione rock e pop: dagli inglesi Oreglo che mescolano punk, fusion, soul, prog  e hip-hop al Marco Pasinetti Trio che porta i Pooh nel mondo dell’improvvisazione

“AMMUCCIATI”, ALESSANDRA PONENTE

Tra sogno e realtà, tra desiderio e destino, Alessandra Ponente presenta Ammucciati, un singolo intenso e profondamente evocativo che conferma la forza narrativa e poetica del nuovo percorso discografico dell’artista. Scritto in lingua siciliana con inserti in italiano, il brano racconta un amore impossibile, custodito nell’unica dimensione in cui può sopravvivere: il sogno. 

«Nel mondo onirico due anime trovano la libertà che la vita nega loro», racconta l’artista. «Volano sopra fiori, colline e mari, si sfiorano, si accarezzano, si amano con una dolcezza intrisa di malinconia, mentre la realtà li separa e trasforma il loro legame in una passione proibita. Il testo alterna immagini delicate “accarizzo i so capiddi”, a visioni di destino e tormento “complici di un fato ca consuma sta passione”. È una promessa che sfida il tempo: si ritroveranno fra vent’anni, o forse oltre la vita stessa».

 “È un momento felice per la musica in siciliano», prosegue. «Dal successo ormai confermato di Alessio Bondì, al meraviglioso album in lingua siciliana di Carmen Consoli, all’ascesa di Delia da Paternò a X Factor e per finire, come punta di eccellenza internazionale, a Rosalía che dedica un brano proprio a Santa Rosalia con una parte scritta in siciliano. Spero che questo momento propizio della musica in lingua siciliana possa continuare».

La musica, composta da Alessandra Ponente e Gaetano Mirabella, si apre con un arpeggio limpido che introduce un’atmosfera pop animata da un’anima folk. Nelle strofe la chitarra costruisce una tensione emotiva alternando minori e maggiori, fino al pre-chorus che apre alla luce. Nel ritornello, l’accordo maggiore dipinge il mondo dei sogni: un volo libero e romantico, rifugio e promessa.

“SANCU”, NICO AREZZO

Nuovo singolo con il quale il cantautore ragusano prosegue il suo percorso di ricerca artistica muovendosi in territori sonori inesplorati, dove la tradizione siciliana dialoga con l’Oriente in un intreccio che diventa identità. Le percussioni richiamano ritmi ancestrali, le scale orientali evocano terre lontane, mentre l’elettronica scolpisce un ambiente sonoro moderno, quasi rituale.

Il brano, che nasce dall’istinto e dalla parte più primordiale delle relazioni umane, racconta un incontro fisico e intenso, un rapporto che vive nel confine costante tra attrazione e paura, tra il bisogno di lasciarsi andare e l’istinto di difendersi. Il sangue diventa metafora di ciò che ci rende vivi e vulnerabili allo stesso tempo. È la tensione tra due persone che si cercano e si oppongono, che si riconoscono nella loro somiglianza e nelle loro differenze. “Sancu è sangue, in tutte le sue forme, ma ne racconta una in particolare. Lei. È un animale che respira, una nenia che nessuno riesce davvero ad ascoltare e che lascia un sapore nuovo, che riconosci subito», racconta Nico Arezzo.

La fusione di linguaggi musicali lontani crea un immaginario unico e immediato, che porta l’ascoltatore dentro una dimensione intima e selvaggia. L’artista costruisce un clima emotivo denso, dove tradizione e modernità non si scontrano ma si completano, generando un equilibrio nuovo, sensuale, magnetico. Con questo brano, Nico Arezzo firma un’opera che non solo racconta, ma fa vivere un’esperienza: un momento sospeso in cui tutto è istinto, carne e decisione.

“OROBORO” MATOH 

Nuovo singolo di Matoh, cantautore siciliano classe ’96. Il brano Oroboro racconta il ciclo infinito dell’ansia e la sensazione di essere intrappolati dentro sé stessi. L’immagine del serpente che si morde la coda diventa la metafora di una routine mentale che ricomincia sempre uguale: dolorosa, ma familiare. È quel paradosso emotivo per cui si preferisce restare nel dolore conosciuto piuttosto che rischiare una serenità che spaventa perché ancora ignota. La canzone alterna momenti di lucidità e smarrimento, seguendo un loop emotivo in cui ci si perde e ci si ritrova senza sosta. L’apertura e la chiusura del pezzo – così come il ritornello – rafforzano l’idea di un cerchio che non si spezza, dipingendo un viaggio introspettivo sincero, fragile e crudo, in cui “l’oro si trova solo scavando nel fango”.

«Oroboro è nata in una di quelle notti in cui la testa non smette di girare, anche quando il corpo è fermo», spiega l’autore. «È una canzone che parla dei pensieri che tornano sempre, dei cicli che non si riescono a spezzare e della sensazione di vivere dentro un loop mentale da cui non esci mai davvero, forse perché in fondo non vuoi. Scriverla è stato come specchiarmi, ma anche come provare a rompere quello specchio. È il mio modo per fare pace con tutto quello che non riesco a controllare e che forse, a volte, controlla me, tornando sempre, proprio come l’Oroboro».

Il videoclip, diretto da Gianluca Scalia e prodotto da Kemedia, è un micro–rituale visivo in cui il corpo diventa specchio e frattura mentre il tempo rallentato, materico sembra ripetersi, divorare sé stesso, rigenerarsi: come il simbolo dell’ouroboros. Girato in bianco e nero e con un’estetica volutamente essenziale, il video lavora su gesti minimi.

“SOPRA I MURI”, BULL BRIGADE

Sopra i Muri è una dichiarazione d’intenti: un brano che racchiude l’essenza dei Bull Brigade, capaci come pochi di fondere l’urgenza del punk-rock con una scrittura autentica, diretta e profondamente attuale. Il sound intreccia l’energia ruvida del punk londinese dei primi anni ’80 con una sensibilità più intima e cantautorale, trovando un equilibrio perfetto tra impatto e introspezione. Nel testo, sorretto da un muro di suono compatto e trascinante, la band riflette sul significato della libertà e sull’importanza di restare fedeli a sé stessi, rivendicando con forza la propria assoluta indipendenza. 

«Alla fine il punk dovrebbe essere libertà. Ma oggi, per essere considerati tali, si finisce intrappolati negli stessi schemi che a 20 anni pensavamo di combattere», commenta la band torinese. «Dunque, sì, ora siamo davvero liberi di fare ciò che vogliamo».

“PARADISO”, PRIMA STANZA A DESTRA

Dopo aver raccontato con Dimmi che provi quello che provo io il momento dirompente dell’innamoramento, il giovane artista napoletano torna con un nuovo brano delicato e luminoso, che ne racconta il capitolo immediatamente successivo, il primo periodo in cui si sta insieme, l’idillio che si vorrebbe cristallizzare per sempre. Linee di synth soffusi, chitarre pulite e un basso rotondo creano un’atmosfera calda e sognante in cui il riconoscibile falsetto di prima stanza a destra emerge limpido e vulnerabile. La scrittura gioca con immagini piccole e universali, tra desiderio, mancanza e quella sensazione di cercare un punto di approdo che assomigli a una promessa di pace.

Con una produzione essenziale e attentissima ai dettagli, Paradiso si muove tra dream-pop e cantautorato contemporaneo costruendo un paesaggio sonoro morbido, avvolgente, immediatamente riconoscibile. Un brano che conferma il talento unico di prima stanza a destra, capace di trasformare emozioni intime in immagini sonore nitide, sospese e profondamente evocative.

“SOMA CAMARA”, SOMA CAMARA

In questo primo album, intriso di blues lo-fi con influenze afro, Soma Camara riversa la sua anima. Attraverso otto canzoni cantate in soninke, usa poche parole semplici e profonde per ripercorrere la sua vita a Seine-Saint-Denis (un sobborgo ruvido di Parigi), fondendo storia personale e realismo sociale con la cultura soninke che costituisce una parte importante della sua identità.

Questo album di debutto è un album soul ibrido intriso di blues, hip hop e musica soninké. Le produzioni di Ludovic Bors (alias Funk Crime) adottano un approccio lo-fi in cui il minimalismo non ostacola l’espressione diretta delle emozioni e in cui la sperimentazione sonora e i loop inquietanti sono il veicolo per l’anima. Registrato e mixato interamente in analogico presso lo Studio CXVIII e il Q-Sounds Headquarters, questo primo album di Soma Camara ci parla tanto del ghetto quanto delle distese desertiche della Mauritania. È un album che può essere ascoltato come una confessione oscura ma vivace, perché, come dice Soma: «Chiamatemi il cantante del Ghetto».

“THE WHIRR”, OREGLO

Un fragoroso riff di chitarra ispirato ai Foo Fighters e una voce balbuziente che chiede di «rimanere seduti» e «allacciare le cinture di sicurezza» sembrerebbero preludere a un album di rock tosto. Invece, siamo di fronte al collettivo jazz londinese Oreglo, che però ricorda più un power rock trio, se non fosse per il suonatore di Tuba Teigan Hastings, compagno del chitarrista Linus Barry e del batterista Nicco Rocco.

The Whirr è un album giocoso. Dopo l’introduzione rock da stadio della title track, Oreglo spreme un minaccioso post-punk, groovy jazz fusion, voci di gang soul, fantascienza prog rock e una caotica rottura hip-hop. È un impressionante ottovolante di generi che non sembra mai fuori controllo. E questa è solo la prima traccia.

Il resto del disco è altrettanto emozionante. Il funky di Don Gino guidato dal pianoforte suona veloce e sciolto prima di un finale gloriosamente epico, mentre la ringhianteSpeedbump! è una melodia rock, almeno all’inizio. Dopo un grido severo di “basta!”, un dramma criminale che canalizza Eminem e Guilty Conscience di Dr. Dre si dispiega su chitarre elettriche cigolanti. È una traccia stravagante che aggiunge un tocco teatrale all’arsenale sempre crescente della band. Da tenere d’occhio.

“JUST GIVE ME A MINUTE”, MARCO PASINETTI TRIO

Dato alle stampe dall’etichetta indipendente Wow Records, Just Give Me a Minute è la nuova realizzazione discografica di Marco Pasinetti Trio, formazione diretta dal brillante chitarrista jazz e compositore affiancato in questo album da valenti partner di note come Giuliano Dalbosco (contrabbasso e basso) e Davide Bussoleni (batteria). 

Dieci brani, sette autografati da Pasinetti e uno da Bussoleni, per poi completare la tracklist con Dammi Solo un Minuto (Valerio Negrini-Roby Facchinetti) e Lo Zio Matto (Nino Rota). L’album nasce dalla fisiologica esigenza di Marco Pasinetti e del suo trio di creare una sapida miscellanea improntata sulla tradizione jazzistica, sul rock e sul concetto di improvvisazione libera. Un disco dal mood intimistico, dalle atmosfere coloristiche, intriso di quel senso melodico che per il gruppo guidato dal chitarrista rappresenta una sorta di stella polare. Il tutto nel segno di un interplay particolarmente caratterizzante.

Il leader del trio racconta la gestazione e descrive i tratti distintivi di Just Give Me a Minute: «Questo album rappresenta per noi un nuovo capitolo. Abbiamo voluto esplorare atmosfere più sospese e narrative, senza mai dimenticare l’energia e l’improvvisazione che sono il cuore della nostra musica. Ogni brano racconta una storia, un’immagine, un momento. È un lavoro molto personale, che suoniamo con grande sincerità». 

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