Mostre

Il suono e la luce di Brian Eno “rigenerano” Parma

– Presentato il progetto diffuso che intende restituire alla comunità luoghi sottoposti a restauro attraverso l’arte del genio inglese
– Il ritrovato Ospedale Vecchio ospiterà “My Light Years”, la collezione audiovisiva completa dell’ex Roxy Music
– Nel Complesso Monumentale di San Paolo sarà creato un nuovo lavoro con la scrittrice Ece Temelkuran che finirà su vinile

Una grande mostra antologica su Brian Eno per rigenerare attraverso l’arte contemporanea luoghi sottoposti a restauro e restituirli alla comunità. È il «progetto diffuso» messo a punto dal Comune di Parma che, dal 30 aprile al 2 agosto, verrà ospitato in due location: il Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio. 

Cosa fa l’arte? Si chiede Brian Eno. E la riposta è: stimolare la collaborazione fra individui, collegare più persone, creare comunità, che possono essere locali, nazionali, internazionali. È l’obiettivo condiviso da una città come Parma, sempre all’avanguardia nelle attività culturali e artistiche. E il progetto con Brian Eno conferma questa propensione.

Nell’Ospedale Vecchio verrà ospitata My Light Years, la collezione audiovisiva completa dell’artista, universalmente noto come uno dei padri della musica ambient. Brian Eno — musicista, compositori e produttore (dai Roxy Music agli U2), artista visivo e instancabile sperimentatore — è una delle figure più originali e influenti dell’arte contemporanea, il suo contributo alla visual art e alle installazioni immersive è altrettanto radicale: un percorso che dagli esperimenti analogici degli anni ’70 giunge alle sofisticate installazioni digitali come Face to Face

“My Light Years”, il corpus delle opere di Eno

Il legame di Eno con l’immagine visiva risale alla fine degli anni ’70, quando iniziò a esplorare il video non come mezzo narrativo o documentario, ma come pittura in movimento. Questo concetto, che egli stesso definisce video painting, è alla base di alcuni dei suoi lavori più significativi di quell’epoca, come Mistaken Memories of Mediaeval Manhattan (1980) e Thursday Afternoon (1984).

Nel progetto Thursday Afternoon — non un film nel senso tradizionale ma una lunga serie di immagini video che evolvono lentamente nel tempo — Eno applica lo stesso principio con cui aveva rivoluzionato la musica: creare esperienze sensoriali che non richiedono attenzione esclusiva, ma trasformano lo spazio percettivo per chi le osserva. 

Questi lavori pionieristici non sono meri video: sono superfici luminose che si modificano con il tempo come farebbe una tela in movimento, creando una relazione inedita fra osservatore e opera, fra immagine e ambiente.

A partire dagli anni 2000 Eno ha intensificato il lavoro con strumenti digitali e software, dando vita a progetti di arte generativa che espandono ulteriormente i confini fra visione, suono e spazio. Il lavoro forse più celebre di questa fase è 77 Million Paintings (2006). Questa installazione — concepita come una serie potenzialmente infinita di combinazioni di immagini e suoni — non è un’opera fissa ma un sistema generativo: un motore che miscela elementi visivi e sonori in continuazione, creando un’esperienza sempre nuova per chi vi si immerge. Nel corso degli anni questa opera è stata esposta in contesti molto diversi — dal quadro domestico ai grandi spazi pubblici, incluse proiezioni su strutture architettoniche iconiche come la Sydney Opera House — testimoniando la versatilità e la potenza di un approccio che supera la mera installazione per diventare esperienza ambientale totale. 

Una delle opere più recenti e affascinanti di Brian Eno è Face to Face (2022), un’installazione che fonde tecnologia, immagine e riflessione esistenziale. L’opera parte da fotografie di volti reali — diciotto persone catturate in singoli scatti — e utilizza software generativo per farli fondere lentamente l’uno nell’altro, pixel dopo pixel. Il risultato è una lunga serie di “volti ibridi”, esseri umani che non sono mai esistiti, generati in sequenza continua: una vera e propria esplorazione del concetto di identità, relazione e trasformazione. 

In aggiunta all’aspetto visivo, Face to Face spesso integra componenti sonore originali composte appositamente da Eno, rendendo l’esperienza totalmente immersiva, e spingendo lo spettatore a una riflessione profonda sul tema del passaggio tra la vita e la morte e sulla natura delle immagini che ci rappresentano. 

Il dialogo con lo spazio: installazioni site-specific

Parallelamente alle opere digitali, Eno ha realizzato numerose installazioni site-specific che intrecciano suono, architettura e percezione spaziale. La sua musica non accompagna semplicemente l’evento artistico, ma ne diventa parte integrante, ridefinendo il luogo stesso.

È quello che accadrà nel Complesso Monumentale di San Paolo, dove l’artista inglese realizzerà SEED, un nuovo lavoro che potrà essere ammirato dal 30 aprile fino al 2 agosto di quest’anno, quando verrà “catturato” su vinile e ospitato dalla Casa del Suono di Parma. L’esperienza d’ascolto vissuta dal pubblico nei Giardini di San Paolo sarà infatti oggetto di field recording e impressa su vinile – stampato in un’unica copia e a cura dello stesso Eno – integrato nella collezione permanente della Casa del Suono, a testimonianza della collaborazione tra l’artista britannico e la Città di Parma.

“Installation for Giardini di San Paolo” si compone di molteplici tracce di musica generativa, tutte diverse, composte da Eno e diffuse sull’intera area di 8.000 metri quadrati dei Giardini di San Paolo. Saranno i visitatori a creare la loro personale colonna sonora, muovendosi liberamente all’interno dello spazio. Immerso in una sorta di atmosfera idealizzata, il pubblico sarà guidato attraverso un’esperienza d’ascolto sinestetica, tra composizioni che, cambiando costantemente, regaleranno ad ogni nuovo visitatore un’esperienza sempre diversa e unica.

Brian Eno nel video realizzato per presentare l’iniziativa

SEED esplora temi e concetti che da sempre ispirano la ricerca di Eno: la visione e la manipolazione del tempo e del suono, ma soprattutto il rapporto dell’uomo con la natura, i luoghi e il paesaggio. Ponendo al centro dell’opera il visitatore, protagonista di un’esperienza unica e irripetibile, SEED ambisce a generare una riflessione sul senso dell’Arte e sul valore della Bellezza, nella nostra vita e nell’economia di ogni singola giornata che viviamo.

È un’opera nella quale sarà coadiuvato da Ece Temelkuran, giornalista e scrittrice turca, che curerà i testi. «Temelkuran è una scrittrice brillante, che trova umorismo, speranza e umanità negli angoli più bui del nostro attuale malessere», viene presentata da Brian Eno. Dal 2012 è stata costretta all’esilio per le sue opinioni critiche sul presidente Erdoğan. Ha a lungo lanciato l’allarme che non solo il suo Paese d’origine, ma l’intero mondo democratico è minacciato dall’autoritarismo. 

Una iniziativa simile avvenne nel 2022 a Trento, dove un corpus di opere multimediali di Eno fu collocato nel Castello del Buonconsiglio e nel Castel Beseno di Trento.  In questo contesto si svilupparono diverse installazioni: Audio Installation for Buonconsiglio, un’esperienza sonora distribuita attraverso l’architettura del castello, dove i brani originali “intrappolati” in vasi di terracotta sembravano dialogare con il contesto storico; Music for Cortile dei Leoni, che unisce musica ambient e voci inedite (come quella della figlia di Eno) per creare un nuovo tipo di ambiente sonoro spaziale; 77 Million Paintings for Beseno, adattamento in grande scala dell’opera generativa proiettata sulle mura di Castel Beseno. 

Musica e immagine come esperienza condivisa

Brian Eno è un artista che ha costruito un ponte fra musica, tecnologia, arte visiva e filosofia, trasformando il modo in cui concepiamo ambienti sonori e visivi. Se le prime sperimentazioni con i video painting infrangevano le categorie tradizionali di video e pittura, le installazioni contemporanee come Face to Face ne esplorano le potenzialità emotive, esistenziali e sistemiche, attraverso processi generativi che mettono in discussione l’autore, l’opera e l’osservatore.

In mezzo c’è un filo rosso: la volontà di creare ambienti che non si limitino a essere “spazio espositivo” ma diventino ecosistemi sensoriali in cui il pubblico è parte attiva, dove suono, luce, immagine e spazio dialogano in un continuum di trasformazioni.

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