– Alla Festa del Cinema di Roma, Lorenzo Cherubini presenta “Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti”, il docufilm diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti nelle sale, per una settimana, dal 26 novembre. «È la fine di quel Jovanotti lì, ma è un buon segno perché ho davanti a me la curiosità di sapere, di andare oltre»
– «Ho dato ai registi le chiavi di casa, altrimenti sarebbe diventata la solita cosa mia, dove ho sempre il controllo del prodotto finale». Ne emerge un Lorenzo più intimo, calato nella sua Cortona, il suo mondo interiore, dove c’è la sua musica, mentre nei Super 8 di famiglia c’è la casa di fronte al Vaticano
«Questo film mette un punto, che poi ha coinciso anche con i miei sessant’anni, sento l’incombere della fine, che è una cosa bella, è la fine di quel Jovanotti lì, ma è un buon segno perché ho davanti a me la curiosità di sapere, e ora che cosa ci inventiamo?». Alla Festa del cinema di Roma Lorenzo Cherubini si racconta senza filtri per l’anteprima di Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, il docufilm diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti nelle sale, per una settimana, dal 26 novembre.

I patti fin dal principio sono stati chiari: Lorenzo sarebbe stato soltanto il soggetto del racconto, «la giraffa del documentario», a cui i registi avrebbero dato voce e corpo: «Ho dato a loro le chiavi di casa, altrimenti sarebbe diventata la solita cosa mia, dove ho sempre il controllo del prodotto finale», confessa il cantante.
Ne emerge un Lorenzo più intimo, calato nella sua Cortona, il suo mondo interiore, dove c’è la sua musica, mentre nei Super 8 di famiglia c’è la casa di fronte al Vaticano, abitata da una famiglia come tante altre. «Io non sono mai andato in analisi, ma questo film un po’ mi ci fa andare», sorride l’artista. «I miei genitori erano molto distanti tra di loro, non li ho mai visti come una coppia, sebbene siano stati insieme tutta la vita. Il mio babbo aveva sempre un’opinione da imporre a tutti, era un uomo di spettacolo non realizzato, ci ho pensato io a fare quello che lui non è riuscito a fare. La mia mamma era un buco nero che attraeva intorno a sé le gravità degli altri in maniera tenera. Questo film può essere utile per farci tornare alla nostra infanzia, perché lì c’è il tesoro».
Le immagini del Jova beach party aprono il racconto, con il contrasto tra una marea umana e il “pirata”, nella sua tenda, a prepararsi con la respirazione, prima che il rito collettivo abbia inizio, con i suoi suoni e i suoi balli. E proprio quei balli di un Jovanotti pronto a saltare con quelle gambe infinite al ritmo del suo rap, tra le prime uscite a Deejay Television e le tante ospitate in tv, fanno da contraltare al Lorenzo costretto a letto dopo il terribile incidente in bicicletta nell’estate del 2023, una vita che si fa racconto anche nel repertorio di lui ragazzino.
«Per me l’adolescenza è come il Vietnam, bisogna sopravvivere e non si riesce mai a uscirne senza ferite», va avanti. «Io ho avuto una gran fortuna, perché non l’ho avuta, sono passato direttamente dall’infanzia a diventare Jovanotti, non ho attraversato cose come il confronto con gli altri, la paura di essere giudicato, il sentirsi sbagliato fisicamente. I registi non hanno avuto paura delle emozioni».

Sono serviti sette anni per mettere insieme l’ora e mezzo di racconto. «Il progetto è cambiato mille volte, io stesso non ero al corrente dei cambiamenti che facevano», confessa. «Ho solo chiesto di non fare una roba simile ai tanti documentari sui cantanti, che sono degli spot, delle celebrazioni».
A sorprenderlo di più sono state le immagini dei filmini familiari, quelli proiettati nell’anticucina di casa Cherubini. «Non sapevo che avrei trovato questi filmini», racconta. «Vedere quelle immagini mi ha commosso e mi ha anche disturbato un po’ nel senso migliore del termine, come soltanto le opere belle fanno».
Lo sguardo con cui lui stesso si è rivisto è quello puro di un bambino, di quel Pinocchio di Comencini in cui si specchiava da piccolo. «Quando ho visto che i registi, senza che io dicessi niente avevano usato quell’immagine del Pinocchio, ho sentito che avevano beccato il nocciolo della questione, perché ho iniziato una regressione verso uno stato di totale infanzia con un corpo da adulto».
