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Angelica Perri conquista il “Parodi”

– La cantautrice calabrese trionfa alla diciannovesima edizione del prestigioso concorso internazionale di world music, vincendo anche il premio della critica e la menzione della giuria internazionale. A Cagliari tre giorni di musica e contaminazioni nel ventesimo anniversario della scomparsa del leader dei Tazenda. Paolo Fresu premiato con l’Albo d’oro 2026

La Calabria sale sul gradino più alto del podio a Cagliari. È Angelica Perri la vincitrice della diciannovesima edizione del Premio Andrea Parodi, uno dei più importanti appuntamenti italiani dedicati alla world music e alle nuove espressioni della musica di tradizione. Un successo netto, quello dell’artista calabrese, che al riconoscimento principale ha aggiunto il premio della critica e la menzione della giuria internazionale. Tre riconoscimenti che fanno di lei la protagonista assoluta di un’edizione particolarmente significativa, celebrata a vent’anni esatti dalla morte del musicista sardo al quale il concorso è dedicato.

Dal 15 al 17 ottobre il Teatro Massimo di Cagliari si è trasformato in un crocevia di lingue, culture, strumenti e tradizioni musicali. Un piccolo atlante sonoro nel quale la musica popolare ha smesso di essere un reperto da conservare sotto vetro per diventare materia viva, aperta alle contaminazioni e alle inquietudini del presente. È questa, del resto, la vocazione del Premio organizzato dalla Fondazione Andrea Parodi, con la direzione artistica di Elena Ledda: cercare nuove voci capaci di abitare le proprie radici senza rimanerne prigioniere.

La vittoria di Angelica Perri assume un significato particolare proprio in questo contesto. Arriva da una regione, la Calabria, che custodisce un patrimonio musicale ricchissimo, fatto di dialetti, canti di lavoro, tradizioni orali e stratificazioni mediterranee. Un territorio nel quale la musica popolare non è soltanto memoria, ma continua a rappresentare una possibile lingua contemporanea. Il triplice riconoscimento ottenuto a Cagliari colloca Perri tra le nuove figure da seguire in questo universo musicale, sempre più lontano dalle classificazioni rigide tra folk, canzone d’autore e sperimentazione.

Il Premio Parodi, d’altra parte, nasce proprio per superare queste frontiere. Andrea Parodi, scomparso il 17 ottobre 2006, aveva costruito gran parte della propria identità artistica intorno all’incontro tra culture differenti. Prima con i Tazenda, portando la lingua sarda dentro il pop e il rock italiano, poi attraverso un percorso solistico che lo aveva avvicinato sempre più alle sonorità mediterranee e alla world music. La sua voce, potente e riconoscibilissima, sembrava contenere insieme l’asprezza della terra sarda e il respiro del mare.

A vent’anni dalla sua scomparsa, il concorso che porta il suo nome continua a sviluppare quella stessa intuizione: la tradizione non come recinto identitario, ma come punto di partenza per esplorare altri mondi. Un’eredità riassunta idealmente nella convinzione che le radici acquistino valore proprio quando diventano capaci di dialogare con quelle degli altri.

L’edizione 2026 ha avuto anche un’altra caratteristica evidente: una presenza femminile quasi assoluta tra i concorrenti, arrivati da Europa, Asia, America del Sud e America del Nord. Un mosaico di provenienze geografiche e sensibilità artistiche che ha restituito l’immagine di una world music sempre meno riconducibile a un genere preciso e sempre più identificabile con un atteggiamento culturale.

Angelica Perri

Accanto al trionfo di Perri, la giuria ha distribuito diversi riconoscimenti. La menzione per la migliore musica è andata a Momi, dal Friuli, mentre quella per il miglior arrangiamento è stata assegnata al Nubras Ensemble, formazione che mette in relazione Italia, Spagna e Romania. La migliore interpretazione è stata riconosciuta a Elana Sasson, artista legata alla California e alla Spagna. Hita Del Rio, rappresentante di Colombia e Francia, ha conquistato sia la menzione per il miglior testo sia quella attribuita dagli stessi concorrenti.

Due riconoscimenti sono andati anche alla campana Chiarè: quello per la migliore reinterpretazione di un brano di Andrea Parodi, assegnato direttamente dalla Fondazione, e la menzione dei ragazzi presenti in sala. A Koyel Basu è stato invece attribuito il Premio Bianca d’Aponte International, un ideale ponte tra due manifestazioni che condividono l’attenzione per la scrittura musicale e per i talenti emergenti, in particolare femminili.

Ma il Premio Parodi non è soltanto una competizione. È anche un luogo d’incontro tra generazioni, un laboratorio di linguaggi, una festa della musica che trova nei suoi ospiti un ulteriore motivo d’interesse. Il nome di maggior richiamo è stato quello di Paolo Fresu, uno dei musicisti italiani più autorevoli sulla scena internazionale. Il trombettista sardo, accompagnato da Bebo Ferra e Pierpaolo Vacca, ha ricevuto il riconoscimento Albo d’oro 2026. Una presenza tutt’altro che casuale: Fresu rappresenta, nel jazz, quella stessa idea di apertura e contaminazione che aveva caratterizzato il percorso di Andrea Parodi. Due modi differenti di partire dalla Sardegna per parlare al mondo.

La messinese Luisa Briguglio vincitrice nel 2025

Sul palco del Teatro Massimo si sono alternati anche Bungaro, Gigi Marras e la messinese Luisa Briguglio, vincitrice assoluta dell’edizione 2025, a testimonianza della continuità che il concorso cerca di costruire tra i suoi protagonisti. Particolarmente significativo il progetto Bent’e mari, produzione originale Medinsard che riunisce Elena Ledda, Matteo Leone, Marzouk Mejri e Roberto Taufic. Già il titolo, evocazione del vento e del mare, suggerisce la direzione di un viaggio musicale nel quale le culture mediterranee si incontrano, si riconoscono e si trasformano. Un progetto che sembra raccogliere lo spirito più autentico della manifestazione: cercare ciò che unisce senza cancellare le differenze.

E proprio il Mediterraneo, con le sue rotte e le sue contraddizioni, rimane uno dei grandi protagonisti ideali del Premio. Non una cartolina folkloristica, ma uno spazio di scambi, migrazioni e intrecci culturali. Un luogo nel quale la musica ha spesso anticipato incontri che la politica e la società faticano ancora a realizzare.

La diciannovesima edizione si è chiusa dunque nel segno di Angelica Perri, ma anche di una domanda che attraversa tutta la musica contemporanea: che cosa significa oggi appartenere a una tradizione? La risposta suggerita dal Premio Parodi è che l’identità musicale non si difende immobilizzandola, ma continuando a reinventarla.

Vent’anni dopo la morte di Andrea Parodi, è proprio questa la parte più vitale della sua eredità. Non la nostalgia per una voce irripetibile, ma la possibilità di ascoltarne l’eco in artisti che cercano strade nuove. Perché una tradizione sopravvive davvero soltanto quando qualcuno trova il coraggio di cambiarla.

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