Interviste

MARIAFAUSTA e il cielo sopra Berlino

– L’artista messinese da tre anni si è trasferita nella capitale tedesca, dove suona, insegna e studia musica per film nell’Università che sorge dove c’erano gli studi frequentati da Alfred Hitchcock. Il primo tassello è “Boundaries”, soundtrack dell’omonimo cortometraggio
– «Cerco di andare dentro al suono, ogni cosa diventa uno strumento da esplorare», dice “la donna da un milione di volti” che continua muoversi lungo i confini: geografici, musicali e “pirandelliani”. «Un cammino necessario anche per conoscere te stessa»

Ho lasciato una valigia a Berlino… / È bellissimo a Parigi, / Sulla Rue Madelaine. / È bello a maggio a Roma / Camminare per la città. /O una notte d’estate, /Fermi davanti al vino a Vienna. /Ma, anche se la cosa vi farà ridere, Oggi mi sento ancora affezionata a Berlino!

Marlene Dietrich – “Ich hab noch einen Koffer in Berlin”

MariaFausta l’avevamo incontrata nel 2022 a Spadafora, nel Messinese, dov’era tornata dopo sei anni trascorsi in Francia a studiare violino jazz e poi a insegnare musica. Era rientrata in Sicilia per dare alle stampe il suo secondo album, intitolato Better, like a machine, e presentarlo “live” in un tour che da Acireale risaliva tutta la penisola per oltrepassare il confine.

Quattro anni dopo la ritroviamo a Berlino, da dove proviene il suo nuovo singolo Boundaries. «Ero venuta qui con il bagaglio a mano per presentare Better, like a machine in alcuni club. Già c’ero stata a Berlino per seguire un corso di direzione d’orchestra», ricorda. E fu allora che, come Marlene Dietrich nella canzone, lasciò la sua valigia. 

Adesso, da tre anni, l’artista messinese vive, studia, insegna e suona all’ombra della Porta di Brandeburgo, tenendo fede alla definizione che l’accompagna: “la donna da un milione di volti”. Sia in riferimento al titolo del suo primo album come mariaFausta, Million facesappunto, sia per le sue esperienze musicali che spaziano dall’etnica alle colonne sonore da film e per tv, dalla sinfonica al jazz, rock, blues, dal musical al progressive, dalla cameristica alla didattica.

«Inizialmente volevo restare per imparare il tedesco, conoscere la cultura tedesca che per la musica è molto importante», racconta. «Poi, passeggiando per Berlino, ho scoperto una città piena di fervore e creatività. Da un anno è arrivata anche la Film University Babelsberg Konrad Wolf, dove seguo il Master in Film Music: è uno degli atenei più antichi della Germania: sorge dove c’erano gli studi di Babelsberg frequentati da Alfred Hitchcock. A Berlino c’è una realtà di sperimentazione veramente elevata, non solo in ambito musicale, ma anche in altri settori, come quello dell’immagine. Ci sono tante dj artist, con cui ho avuto modo di collaborare. Ho fatto alcune jam session nelle quali ho potuto provare sensori nell’arco del violino che creavano immagini, colori».

Il violino rimane il suo fedele compagno di viaggio sin dall’età di 12 anni. Anche se da solo non basta a saziare la curiosità di Maria Fausto Rizzo, allieva al Conservatorio Corelli di Messina. «Cominciai a trasformarlo, volevo strappargli le distorsioni che Jimi Hendrix faceva con la chitarra». Oggi l’artista siciliana suona di tutto e di più: in Boundaries, ad esempio, c’è lei dietro tutti gli strumenti oltre a cantare. «Cerco di andare dentro al suono, ogni cosa diventa uno strumento da esplorare», sottolinea. «Soprattutto nella musica da film, è un mondo che ti permette di spaziare in tutti gli stili, in tutti gli strumenti. Può diventare un suono, ad esempio, una insalatiera, piuttosto che tubi, carrelli. Diventa tutto uno strumento da esplorare e, quindi, si aprono nuove possibilità».

Maria Fausta Rizzo

A Berlino ha ripreso e approfondito la musica per immagini, e il primo frutto di questa nuova ed eccitante avventura è Boundaries, il singolo che esce oggi 6 ottobre. Il brano nasce come soundtrack del cortometraggio omonimo – realizzato da alcuni colleghi universitari di mariaFausta – e porta nella forma della canzone un’atmosfera cinematografica sospesa tra mistero, inquietudine e speranza. 

«L’ho voluto pubblicare per far conoscere alle persone un altro lato di me. Da sempre compongo musiche per tv o film, ma è un aspetto della mia attività artistica che pochi hanno avuto modo di seguire. Fa parte di un cammino necessario anche per conoscere te stessa». 

Boundaries comincia con un coro tribale che ricorda la danza dei pellerossa per proseguire con un’esplosione sonora. «È venuto fuori in maniera spontanea, tutto in una volta. Pensa che ho scritto il testo in una busta delle lettere con il pennarello». 

Una donna senza confini. O, meglio, come suggerisce lei stessa, «che cammina sui confini». Geografici. Musicali. “Pirandelliani”. «Io sono stata sempre legata al linguaggio. Le parole, anche il suono delle parole, hanno un significato e un significante. Allora esploro la dimensione del linguaggio, anche come soluzione sonora o di esperienza di vita, come viene usato per rapportarci con gli altri, con il mondo. In questo brano, in particolare, descrivo quei momenti in cui si utilizzano le parole per proteggersi dalla verità. Parole scelte con cura che suonano come tortuose bugie, come maschere indossate per recitare altre visioni di sé. Boundaries sono i Confini da tracciare ogni giorno per preservare la sincera semplicità del nostro presente che si rivela nei silenziosi passi della quotidianità. Poi ci sono i confini da oltrepassare, le esperienze che dobbiamo affrontare». 

I confini sui quali cammini mariaFausta sono il concerto di Peter Hook che riprende i Joy Division ed i New Order, o quello del pianista jazz Antonio Faraò, o tutti i recital di musica classica. Ovvero la variegata offerta musicale della città della quale si è innamorata. «Spesso, passeggiando per la città, entro in una delle tante gallerie d’arte, dove trovo sempre un pianoforte. Una volta mi sono messa a suonare i Genesis, scoprendo che anche il gallerista era un cultore del progressive. Qui ho trovato un ambiente ideale».

Dalle notizie che arrivano in Italia, però si ha una visione diversa della Germania: un Paese in crisi, allo sbando politicamente. Crollano i partiti tradizionali: a Berlino trionfa l’estrema sinistra, in altre parti avanza l’estrema destra. «È qualcosa che fa molta paura. Penso che questi problemi, tra l’altro, non riguardino soltanto la Germania, ma gran parte dei Paesi europei. Viviamo in un mondo molto complicato in questo momento», commenta. «Ma qui non si vive una situazione di preoccupazione. Passeggiando per le strade di Berlino trovi una città assolutamente aperta, dove c’è grande sicurezza, c’è tanto verde, tantissima creatività».

È qui che mariaFausta vuole rimanere. Già sta lavorando al suo terzo album. «Il punto di partenza resta Better, like a machine. E, più precisamente, due canzoni di quell’album: la title-track e Adrenalina Rush», anticipa. «Ci sono spunti da sviluppare attraverso le esperienze accumulate e che sto cercando di annodare per raccontarle».

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