Disco

Inhaler, sfacciati sogni da stadio

La band del figlio di Bono degli U2 pubblica il secondo album “Cuts & Bruises” «dal sapore di un club rock’n’roll». «Non sarebbe stato giusto fare un disco dal suono triste dopo la pandemia», commenta Eli Hewson. «Non siamo nel mainstream pop ma non siamo una vera e propria rock band»
La copertina di “Cuts & Bruises”

Nel 2017 era sulla copertina di Songs of Experience, l’ultimo album degli U2, fotografato da Anton Corbijn accanto a Sian Evans, la figlia di The Edge. Nello stesso anno pubblicava il primo singolo con la sua band: gli Inhaler, inalatore ovvero, quell’oggetto al quale Eli Hewson è legato sin da piccolo perché sofferente di asma. All’anagrafe Elijah Bob Patricius Guggi Q Hewson, Eli Hewson è il terzo figlio di Bono ed Alison Stewart (dopo Jordan, imprenditrice, e Memphis Eve, nota attrice), ed è nato il 18 agosto 1999. 

«All’inizio mamma e papà non erano per niente convinti della mia scelta», racconta. «Volevano che andassi al college. Penso che quando hanno visto visto che mi piaceva e che stavo bene, non si sono più opposti. E presumo che se non fossimo stati bravi, ci avrebbero immediatamente detto di mollare e di tornare a scuola».

Del famoso papà, tuttavia, non c’era alcuna traccia in It Won’t Always Be Like This, l’album con cui Eli Hewson nel 2021 ha debuttato con gli Inhaler, raggiungendo la vetta delle classifiche degli album del Regno Unito. It Won’t Always Be Like This è diventato anche l’album di debutto in vinile più venduto da qualsiasi band di questo secolo. Con i prossimi show con Arctic Monkeys e Harry Styles e un secondo album che promuove la loro visione sonora e il loro carisma, si sentono pronti per diventare gli headliner dei festival della prossima estate.

Come la band del papà, anche gli Inhaler si sono formati a scuola. Nonostante la sua storia familiare, Hewson non vedeva tuttavia come inevitabile la strada della musica. È stato solo quando è stato costretto a interpretare il ruolo che ha «scoperto il mestiere». «Alla fine mi sono reso conto che era una forma d’arte straordinaria», dice.

Preferiscono camminare con le proprie gambe: nessuna collaborazione con papà Bono, nessuna canzone scritta o prodotta da lui. «Per me e per noi come band, sapevamo che ci sarebbero state delle porte aperte», ammette Hewson. «Ma quelle porte si chiuderanno tanto velocemente quanto si aprono se non siamo bravi. È la pressione per intensificare il nostro gioco e non essere merda».

Come l’album di debutto, anche il nuovo Cuts & Bruises ha il «sapore di un club rock’n’roll come quelli di un tempo e che ancora oggi tentano di resistere oltre le mode di passaggio». I testi sono più ponderati e connessi, e i sogni da stadio sfacciati. In Love Will Get You There, Hewson taglia l’ansia e l’incertezza in un’ode all’amore e alla perseveranza, qualcosa che permea l’intero album. “Non sono morto, mi sento così vivo / Sì, c’è un desiderio mortale”, canta con passione ed energia.

«Non sarebbe stato giusto fare un disco dal suono triste dopo la pandemia», commenta Hewson, manifestando un pensiero positivo in questi brani raggianti. «Il tema delle nostre canzoni ora riflette più il nostro avere un’identità come band. Raccontiamo meno il mondo attorno a noi per dedicarci a quello che sta succedendo all’interno degli Inhaler».

La band si descrive come se fosse in una «strana nicchia», a metà strada tra una band di chitarre in piena regola e qualcosa di più vicino a una rappresentazione pop. «Non siamo nel mainstream pop ma non siamo una vera e propria rock band», spiega Hewson. «Siamo una band di pop alternativo».

In Italia gli Inhaler sono attesi per tre concerti il prossimo mese di maggio: il 13 all’Estragon di Bologna, il 14 all’Orion di Roma e il 16 all’Alcatraz di Milano.

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