Storia

Bandabardò: siamo i giullari contro il potere

– La cult band toscana insieme con Cisco, l’ex cantante dei Modena City Ramblers, al concerto del Primo Maggio nella Piazza Duomo di Acireale con il loro “Ultimo tango tour” e due nuovi brani
– I loro concerti sono feste, dove si suona, si canta, si balla e ci si abbraccia. «Portiamo in giro la nostra musica, il nostro buon umore, ma anche il nostro modo di riflettere su questo mondo»
– «Noi siamo la generazione dei no-global, ci abbiamo creduto fino in fondo, poi ci siamo fatti fregare a Genova, e da lì è morto tutto immediatamente. Un po’ come la Summer Love degli anni Sessanta»

La Bandabardò è un caso anomalo, “il mistero italiano”, lo definì Carlo Lucarelli in uno speciale di Blu notte sul quello sgangherato gruppo di musicisti che era riuscito a diventare una band di culto, conosciuta su tutto il territorio nazionale e oltre, nonostante non fossero mai stati in televisione, pochissimo in radio e, ai tempi, non ci fosse neanche il web. «Noi siamo la vera piazza, quella fatta di carne e ciccia, come si dice in Toscana», ride il professore Alessandro Finazzo, che interrompiamo nel corso di una lezione di performance di primo e secondo livello a indirizzo musicale all’Università della Musica di Firenze. 

Alessandro Finazzo è meglio noto con il nome d’arte di Finazz: chitarrista, compositore e capitano di una banda che fa emozionare e scatenare un’intera generazione di ragazzi, gli attuali over 40 che tra gli anni Novanta e i Duemila hanno vissuto il sogno di un mondo migliore e che per quel sogno sono scesi in piazza, hanno urlato, protestato, ma anche cantato, ballato, e la Banda era parte della colonna sonora. E che ai loro concerti – che sono feste, dove si suona, si canta, si balla e ci si abbraccia – raccolgono tantissimi giovani che si lasciano travolgere dallo «scatenato, appassionato, roboante e colorato» gruppo di kombat-folk. 

I concerti di Bandabardò sono feste, dove si suona, si canta, si balla e ci si abbraccia (foto Carroponte)

Dopo la prematura scomparsa nel 2021 di Enrico “Erriquez” Greppi, lo storico frontman e anima della banda, sono riusciti a trovare forze ed energie per tornare in strada, lungo la quale hanno incrociato Cisco, ovvero Stefano Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, anche lui combattente folk. E, insieme, hanno deciso di percorrere lo stivale in su giù, portando in tour i loro cavalli di battaglia, che poi sono i nostri inni, quelli della nostra anima anticonformista e non corrotta dall’individualismo esasperato corrente, insieme a brani dall’album Non fa paura e agli inediti – Domenica e Che la festa cominci – che sono il capitolo finale del progetto partito nel 2022 e che presenteranno in anteprima in piazza Duomo ad Acireale, dove mercoledì 1 maggio approderà il loro Ultimo tango tour

Perché “Ultimo tango tour”?

«Dovevamo dare un titolo a questo tour che non ha un disco fuori, perché Non fa paura è di due anni fa e non volevamo fare il copia e incolla del tour precedente. In realtà mi era venuto in mente anche L’ultimo valzer, un po’ nel ricordo del film The Last Waltz della Band un po’ perché è il secondo giro di giostra che conclude  questo ciclo: il ritorno della banda dopo la scomparsa di Enrico e la collaborazione con Cisco. Dopo non sappiamo cosa potrà o non potrà succedere. Da bravi toscani, scherzosi con tutto e tutti, dall’idea dell’Ultimo valzer siamo arrivati a quella dell’Ultimo tango, che è un po’ Ultimo tango a Parigi e un po’ Ultimo tango a Zagarolo con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia».

Alessandro Finazzo , in arte Finazz (foto Carroponte)

E sembra uno scherzo anche uno dei due nuovi brani che chiudono il capitolo: Che la festa cominci?

«In realtà non è che si chiude un libro, si finisce un capitolo. Tutti e due i nuovi brani, sia Che la festa cominci sia Domenica, sono una fredda analisi del mondo com’è in questo momento. Sono un invito a tirare avanti, a festeggiare o ad andare al mare. Nonostante le difficoltà, nonostante un mondo che non ci fa tanto sorridere, anzi ci fa gridare e protestare, noi che siamo musicisti, artisti o, meglio, giullari, come diceva Dario Fo, possiamo combattere queste cose con il sorriso, con la festa, con la buona predispozione. Questa è stata sempre una caratteristica della banda e anche di Cisco».

Domenica racconta con amara ironia un’Italia che – nonostante le grandi difficoltà economiche e sociali, le promesse e le speranze tradite – tira a campare allegramente: “Il tuo lavoro qui più non c’è”, recita l’incipit del pezzo, mentre nel ritornello si ripete che: “Tanto domani è domenica e si va al mare, tutti in fila in autostrada”. Nel video della canzone immagini appositamente girate per l’occasione sono montate insieme a immagini d’archivio del Collettivo di fabbrica ex Gkn di Campi Bisenzio, divenuto un simbolo e un modello della lotta per i diritti dei lavoratori (nel luglio 2021 l’industria automobilistica GKN licenziò tramite mail 422 dipendenti della fabbrica e da allora – tra vertenze, lotte e sacrifici individuali – le operaie e gli operai della ex GKN hanno promosso un progetto di conversione ecologica per una fabbrica socialmente integrata). Sostenendo il Collettivo toscano, Bandabardò e Cisco esortano a non arrendersi, a non lasciarsi mai andare.

In “Domenica” vi incontrate anche con gli Extraliscio.

«È stato un incontro meraviglioso l’anno scorso sul palco di Bagnacavallo in occasione del Festival di letteratura, dove entrambi abbiamo presentato un libro biografico, e da lì è nato un grandissimo amore. E, sentendo il ritornello di Domenica, che ha un po’ l’idea della polka liscio romagnola, mi è venuta la voglia di domandare a Mirko e Mauro se gli andava di partecipare a questo pezzo pazzo. Loro si sono innamorati e hanno accettato l’invito di buon grado».

Nello spettacolo “live” come s’incastrono il vostro percorso musicale e quello di Cisco con i Modena City Ramblers?

«Ormai è un progetto collaudato che due anni fa ha ottenuto un grande successo di pubblico, che ha trovato molto coerente il tipo di show nel quale chiaramente Cisco non è semplicemente un rimpiazzo di Enrico, perché nessuno lo può rimpiazzare. È una collaborazione che fa sì che il 50% del concerto è il repertorio di Cisco e dei Modena e l’altra metà è nostro, anche se c’è una parte, quella del disco nuovo, che è in comune. Con Stefano è stato facilissimo incastrarsi, sono trent’anni che ci conosciamo, suoniamo insieme, collaboriamo. L’idea della collaborazione era nata già anni fa, quando ancora c’era Enrico. Poi è successo quello che è successo: la scomparsa di Enrico, la pandemia. È nato tutto in modo spontaneo, genuino. E questa genuinità sul palco si avverte: Cisco calza bene i panni della Bandabardò e noi ci sentiamo bene in quelli dei Modena».

Cisco, ovvero Stefano Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers

Voi avete vissuto tutto il periodo dei no-global, oggi il mondo è cambiato. Voi come siete cambiati o siete rimasti gli stessi?

«Siamo rimasti gli stessi, siamo rimasti speranzosi. Insegnando all’Università mi confronto con le nuove generazioni, dai 20 ai 25 anni, e poi incontro tanti giovani ai concerti. Sono ragazzi meravigliosi ai quali è stato un po’ scippato il senso della gioia del futuro. Si sente anche nella loro musica, i brani sono tutti lenti, sulla stessa linea, i testi sono angosciosi. Noi sì avevamo il dark dei Cure, però avevamo anche tanta musica scanzonata, c’era il kombat-rock o folk, penso a Mano Negra o Manu Chao. Si combatteva il mondo con la voglia di ridere, di scherzare. Noi non siamo cambiati, siamo sempre i soliti sgangherati. Andare in giro è come andare a una gita di liceo di quindicenni, ci divertiamo come pazzi e portiamo in giro la nostra musica, il nostro buon umore, ma anche il nostro modo di riflettere su questo mondo. Che poi i problemi si sono aggravati, ma sono gli stessi di quando eravamo giovani noi. Non è che ora va peggio o va meglio, forse è cambiato il modo di vivere questo mondo. Forse i ragazzi hanno meno speranza, meno forza, meno gioia. Nello stesso tempo, però, vediamo che stanno scendendo in piazza, si stanno risvegliando e hanno una grande voglia di fare. Certo, è diverso da noi. Noi eravamo più aggregati, noi milioni di persone in strada, loro milioni di persone sulle chat. Noi le nostre lotte le abbiamo fatte. L’altro giorno quando ho visto i ragazzi manganellati ho pianto perché mi son ricordato quante ne ho prese io. È un segno brutto, ma è anche un segnale che i ragazzi stanno rinascendo. Ora tocca a loro. Noi siamo la generazione dei no-global, ci abbiamo creduto fino in fondo, poi ci siamo fatti fregare a Genova, e da lì è morto tutto immediatamente. Un po’ come la Summer Love degli anni Sessanta, dopo i Rolling Stones ad Altamont sono finiti gli anni Sessanta e siamo entrati nei cupi Settanta, che comunque ci hanno regalato tanta bellissima musica».

L’indifferenza ci fa paura. E la mancanza di coerenza. Fa paura quando, come nel momento in cui viviamo, assistiamo a fenomeni di ricostituzione di vecchi ideali e regimi, che sembrano passare sotto silenzio, come se niente fosse. Ricominciamo a vedere nelle strade le braccia tese, il saluto romano, e nessuno dice niente quando nella nostra Costituzione c’è scritto che questo è un atteggiamento non consono. Ci fa paura quando ci impediscono di dire stop alla guerra, stop al genocidio, come se dicessimo una bestemmia. Questo nuovo modo di chiudere le bocche ci fa paura. Ci viene detto che noi artisti non possiamo dire niente, è assurdo: come dicevo prima, Dario Fo ha detto che l’artista è il grande giullare di corte, se non siamo noi a mettere gli spilloni nei fianchi dei potenti chi lo deve fare

Alessandro Finazzo, in arte Finazz

L’album pubblicato a inizio di questo capitolo s’intitola Non fa paura. C’è, invece, qualche cosa che vi fa paura?

«L’indifferenza ci fa paura. E la mancanza di coerenza. Perché se c’è qualcosa che può spaventare l’essere umano, il singolo e la comunità, se si affronta insieme e compatti possiamo superarla. Fa paura quando, come nel momento in cui viviamo, la piazza virtuale divide e assistiamo a fenomeni di ricostituzione di vecchi ideali e regimi, che sembrano passare sotto silenzio, come se niente fosse. Ricominciamo a vedere nelle strade le braccia tese, il saluto romano, e nessuno dice niente quando nella nostra Costituzione c’è scritto che questo è un atteggiamento non consono. Ci fa paura quando ci impediscono di dire stop alla guerra, stop al genocidio, come se dicessimo una bestemmia. Questo nuovo modo di chiudere le bocche ci fa paura. Ci viene detto che noi artisti non possiamo dire niente, è assurdo: come dicevo prima, Dario Fo ha detto che l’artista è il grande giullare di corte, se non siamo noi a mettere gli spilloni nei fianchi dei potenti chi lo deve fare. Se non c’è voglia di affrontare tutto questo, si perdono la carica ironica, l’aspetto critico e, soprattutto, il tenere aperti gli occhi su quello che succede, e questo ci fa paura».

Prima di Bandabardò & Cisco, mercoledì 1 maggio, in piazza Duomo ad Acireale si esibiranno Smoking Blue Reggae, seguiti da Brigantini, QBeta e Lautari.

Bandabardò & Cisco ritorneranno in Sicilia per altre due date: il 12 maggio  in piazza San Sebastiano a Melilli (SR) e il 10 agosto a Nizza di Sicilia (Me) per Magica Music Party. Queste le date del tour Ultimo tango

12 MAGGIO – Melilli (SR) – Piazza San Sebastiano 

18 MAGGIO – Castel Boglione (AT) – 70 Anni Araldica 

29 MAGGIO – Nerviano (MI) – Big Bang Music Fest 

22 GIUGNO – Vascon (TV) – Festa d’Estate 

29 GIUGNO – Torgnon (AO) – Musicastelle 

7 LUGLIO – Allerona Scalo (TR) – Festa Allegrona 

20 LUGLIO – Gattatico (RE) – Praticio Rock 

2 AGOSTO – Bertinoro (FC) – Entroterre Festival 

9 AGOSTO – Gimigliano (CZ) – Area Santuario 

10 AGOSTO – Nizza Di Sicilia (ME) – Magica Music Party 

11 AGOSTO – Rogliano (CS) – Largo Piccadilly

16 AGOSTO – Fontanarosa (AV) – Piazza Cristo Re

17 AGOSTO – Presicce (LE) – Festival I Colori dell’Olio 

29 AGOSTO – Polpet (BL) – Polpet La Sagra

1 SETTEMBRE – Monasterace Superiore (RC) – Festival dei Borghi Mediterranei

5 OTTOBRE – Firenze – Teatro Cartiere Carrara (ex Tuscany Hall)

(in copertina foto di Gianluca Giannone)

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