– È la sorpresa nella cinquina delle opere prime. C’è arrivato a 48 anni con “Sta registrando audio…”. «Non ho mai avuto fretta di fare un album. Ho sempre avuto fretta di fare cose»
– Fino allo scorso maggio mille concerti, 23 premi come cantautore, 30 format radiofonici ideati e condotti, 15 spettacoli teatrali, 2 libri, numerose direzioni artistiche e collaborazioni
– «Non è stata una scelta contro il disco. È stata una scelta a favore del resto. Il palco, la radio, la parola. Il disco è arrivato quando ho capito che tutte queste cose stavano già suonando insieme»
– Tante influenze: De André e De Gregori fino a Woody Allen, Nanni Moretti, Italo Calvino e Primo Levi. «Non è citazionismo. È il modo in cui la mia testa pensa. È un archivio che non chiude mai»
«Non ho mai avuto fretta di fare un disco. Ho sempre avuto fretta di fare cose». Così Piji riassume, con un mezzo sorriso che sembra già una dichiarazione estetica, il percorso che lo ha portato a Sta registrando audio…, il suo primo album ufficiale, pubblicato lo scorso maggio e entrato nella cinquina dei finalisti delle Targhe Tenco come migliore opera prima. Un riconoscimento che arriva quasi in controtempo rispetto alla sua biografia artistica: anni di attività febbrile tra musica, teatro, radio, scrittura e palchi di ogni latitudine possibile della scena indipendente italiana.
L’album, pubblicato da Azzurra Music, non è soltanto un debutto discografico tardivo. È, nelle parole dello stesso autore, «una specie di resa dei conti gentile con tutto quello che ho fatto prima di registrare un disco vero e proprio», spiega Pierluigi Siciliani, in arte Piji, romano di 48 anni che lo scorso 4 luglio è stato ospite del concerto che Simona Molinari ha tenuto al Giardino Corallo di Messina.
Mille concerti e un disco solo

Il dato biografico sembra già una narrazione a sé: circa mille concerti, ventitré premi come cantautore, trenta format radiofonici ideati e condotti, quindici spettacoli teatrali, due libri, numerose direzioni artistiche e collaborazioni. E poi, solo adesso, il primo album.

«Non è stata una scelta contro il disco», racconta Piji. «È stata una scelta a favore del resto. Il palco, la radio, la parola detta. Il disco è arrivato quando ho capito che tutte queste cose stavano già suonando insieme, anche senza di me».
Sta registrando audio… diventa così una sintesi organica più che un esordio. Un lavoro che mette in forma ciò che negli anni è rimasto diffuso: frammenti di spettacolo, improvvisazione, scrittura e narrazione.
Già dal titolo, l’album si colloca dentro una riflessione sulla comunicazione contemporanea. La scritta “sta registrando un audio…” — quella che compare sugli smartphone durante la registrazione di un messaggio vocale — diventa qui una metafora: l’umanità come sistema sempre in ascolto, sempre in ritardo rispetto al proprio bisogno di dire.
«Siamo pieni di messaggi che non finiscono mai davvero», spiega Piji. «Parliamo mentre stiamo già pensando a cosa dire dopo. E nel frattempo perdiamo il contatto con la voce vera delle cose».
Il protagonista del disco si muove in questa frattura: desidera connessione ma teme la realtà, cerca relazione ma si rifugia nella distanza digitale. Un equilibrio instabile che attraversa tutte le quindici tracce.
Un disco “teatrale” e contaminato

Musicalmente, Sta registrando audio… è un organismo mutevole: canzone d’autore, pop-jazz elettronico, swing, jazz manouche, tango, indie-rock e scrittura cinematica convivono in un impianto volutamente non lineare. «Non credo nei generi come gabbie», dice Piji. «Li uso come stanze. Entro ed esco. A volte ballo, a volte parlo, a volte urlo».
La parola resta però il centro gravitazionale del progetto: testi che oscillano tra ironia, poesia civile e invenzione narrativa, sostenuti da arrangiamenti che alternano elettronica pulsante e interplay jazzistico.
Tre le collaborazioni principali: Swing Politik con l’amica Simona Molinari, Misanthropy Village con Stefano Di Battista e Vai, Valeria! con Sergio Cammariere. «Non li considero featuring», precisa Piji. «Sono incontri. Ognuno ha portato una lingua diversa dentro il disco, e questo ha cambiato anche me mentre lo registravo».
In particolare, Swing Politik, già premiato con il videoclip al Premio Roma Videoclip, trasforma la politica in una coreografia swing tra utopie e paradossi. Misanthropy Village, invece, parte da un sarcasmo digitale per approdare a una disarmante conclusione: la necessità di tornare alla vita reale. Vai, Valeria! è invece un inno alla “rivoluzione sentimentale”, dove l’amore diventa evento destabilizzante e necessario.
Le quindici tracce costruiscono un atlante emotivo del presente: dall’alienazione digitale alla violenza sociale, dal bisogno d’amore alla fantasia come forma di resistenza. In Hikikomori, il ritiro sociale diventa racconto e possibilità di ritorno. In Umano poco umano, il disco assume toni quasi programmatici: una riflessione contro la disumanizzazione contemporanea, ma anche un invito alla partecipazione. «Non volevo fare un disco pessimista», dice Piji. «Volevo fare un disco onesto. E l’onestà, oggi, a volte sembra già una forma di ottimismo».
Le influenze: un archivio vivente

L’universo culturale di Sta registrando audio… è attraversato da riferimenti che vanno da Fabrizio De André e Francesco De Gregori fino a Woody Allen, Nanni Moretti, Italo Calvino e Primo Levi. «Non è citazionismo», chiarisce. «È il modo in cui la mia testa pensa. È un archivio che non chiude mai».
La presenza del disco tra i finalisti delle Targhe Tenco per la migliore opera prima è stata accolta con sorpresa dallo stesso autore. «È una bella responsabilità», commenta. «Ma non cambia il disco. Al massimo cambia il fatto che qualcuno lo ascolterà con più attenzione».
- Alla fine, cosa resta di un album così denso, così stratificato?
Piji ci pensa qualche secondo. Poi risponde: «Resta la voce. Non quella perfetta, quella registrata bene. Quella che trema un po’. Quella che non puoi editare fino in fondo».
E forse è proprio lì che Sta registrando audio… trova la sua forma più compiuta: in un’epoca di comunicazioni continue, un disco che prova a restituire peso alla voce umana, anche quando è imperfetta, spezzata, instabile.
