Interviste

«La nostra allegra sfida ai Måneskin»

L’importanza del numero 7 nella prima volta dei Cugini di Campagna al Festival di Sanremo nella loro carriera cinquantennale. In gara con “Lettera 22”, brano firmato da La Rappresentante di Lista. Ivano Michetti: «Ho 75 anni e da ragazzino quando mi facevano ascoltare una canzone di uno della mia età, non mi piaceva. Sono obiettivo e so che a Sanremo voglio andare dialogando con i giovani» 

Per la prima volta nella loro carriera cinquantennale, I Cugini di Campagna approdano al Festival di Sanremo. Il brano con il quale sono in gara, Lettera 22, scritto per loro da La Rappresentante di Lista, è una canzone demenziale, nello stile della band siculo-toscana, nel quale il leader Ivano “Poppi” Michetti, il riccioluto Silvano Michetti, il biondino Nicolino “Nick” Luciani e Tiziano Leonardi riducono al minimo il falsetto che li ha resi famosi con Anima mia negli Anni Settanta,

«Abbiamo atteso cinquant’anni, perché aspettavamo il nostro anno con il numero 7», spiegano Silvano ed Ivano Michetti, gemelli diversi come amano definirsi. Nati nel 1947, esordiscono negli anni ‘70 e il grande successo arriva con Anima Mia nel ’73, che è il numero dell’edizione del Festival di quest’anno. Che, tra l’altro, comincia il 7 e termina l’11 febbraio, quando compiranno 76 anni, festeggiando compleanno e una meravigliosa carriera.

E 57 è il numero delle versioni che sono state registrate di Anima mia. «La più strana era quella cinese che ho perduto, mentre vado orgoglioso di quelle di Frank Sinatra, di Dalida, di Claudio Baglioni e di Frida degli Abba», dice Ivano Michetti. «La nostra versione ha venduto 4 milioni di copie, tutte le altre 46 milioni. Anima mia ci ha portato in giro per il mondo».

All’appuntamento con il Festival si presentano con l’energia che li contraddistingue e che non hanno perso, come i capelli. E anche con una buona dose di ironia che li ha sempre contraddistinti.

«Dopo cinquant’anni da Anima Mia e cinquantatré dalla nascita dei Cugini, volevamo presentarci a Sanremo, essendo noi stessi, non con una veste nuova, ma rinnovata. I Cugini sono i Cugini, con le zeppe, la voce e con tutti i capelli, che grazie a Dio non ci sono cascati! È chiaro che sono bianchi, ma finché sto sul palco e mi vesto in quel modo è normale che me li tinga un po’. Ma sono tutti nostri. Non cambieremo mai; hanno provato in tanti negli anni a convincerci a farlo ma noi abbiamo saputo cavalcare il tempo rimanendo fedeli a noi stessi e alla nostra “anima”».

Dopo cinquant’anni da Anima Mia e cinquantatré dalla nascita dei Cugini, volevamo presentarci a Sanremo, essendo noi stessi, non con una veste nuova, ma rinnovata. I Cugini sono i Cugini, con le zeppe, la voce e con tutti i capelli, che grazie a Dio non ci sono cascati! È chiaro che sono bianchi, ma finché sto sul palco e mi vesto in quel modo è normale che me li tinga un po’. Ma sono tutti nostri. Non cambieremo mai; hanno provato in tanti negli anni a convincerci a farlo ma noi abbiamo saputo cavalcare il tempo rimanendo fedeli a noi stessi e alla nostra “anima”

I Cugini di Campagna, da sinistra: Tiziano Leonardi, il riccioluto Silvano Michetti, il biondino Nicolino “Nick” Luciani e Ivano “Poppi” Michetti
Ivano Michetti

Il brano che porteranno è scritto da La Rappresentante di Lista, a dimostrazione di come nella musica siano cadute le barriere d’età e di genere: il passato dialoga con il presente con uno sguardo al futuro.

«Lettera 22 perché ci piace l’idea che sia una lettera a dare risalto alle parole di questo brano, che sono importanti. La “lettera 22” non c’è nell’alfabeto italiano: un po’ come le parole giuste che, spesso non si trovano per esprimere qualcosa di importante. Il brano, infatti, parla proprio di questo: trovare il modo giusto per raccontarsi con sincerità, per chiedere scusa, per superare un dolore. È anche, però, il nome di una Olivetti degli anni Cinquanta, una macchina da scrivere che si chiama proprio “Lettera 22”», dice Ivano. «A chi si domanda come mai portiamo un pezzo della Rappresentante di Lista, rispondo: ho 75 anni e da ragazzino quando mi facevano ascoltare una canzone di uno della mia età, non mi piaceva. Sono obiettivo e so che a Sanremo voglio andare dialogando con i giovani. A colpirmi sono state subito la musica e armonie, che il direttore d’orchestra che è in me ha colto al volo. Ho arrangiato alla mia maniera pensando alla Cappella Sistina, lavorando anche sui testi, trovando la quadra, per un brano che ci calza a pennello».

I Cugini di Campagna si vantano di essere i precursori dei Måneskin, avendone anticipato cinquant’anni prima l’originalità e la voglia di fare musica con uno stile assolutamente personale, senza paura. 

I Måneskin mi ricordano la mia giovinezza, mi ricordano quanto ho lottato per avere successo. Damiano & Co. hanno iniziato a suonare in via del Corso, i Cugini di Campagna, poco distante, vicino alla Fontana di Trevi, che, grazie a filo di nylon e calamita con le quali recuperavano le monetine lanciate dai turisti, ha contribuito all’acquisto delle prime chitarre

Ivano Michetti
Ivano Michetti

«Sono ragazzi de Roma, mi ricordano la mia giovinezza, mi ricordano quanto ho lottato per avere successo. Damiano & Co. hanno iniziato a suonare in via del Corso, i Cugini di Campagna, poco distante, vicino alla Fontana di Trevi, che, grazie a filo di nylon e calamita con le quali recuperavano le monetine lanciate dai turisti, ha contribuito all’acquisto delle prime chitarre». 

Nel nuovo disco potrebbe rientrare la parodia che I Cugini di Campagna hanno fatto di Zitti e buoni, il brano con cui i Måneskin hanno trionfato al Festival di Sanremo del 2021. «Non sa quanti ce la chiedono. L’abbiamo fatta a nostro modo, con quei coretti è la fine del mondo, direi che abbiamo inserito un palese abbellimento alla canzone».

C’è, quindi, molta curiosità sul look che adotteranno sul palco dell’Ariston. Ai Måneskin, infatti, hanno rinfacciato anche di aver copiato alcuni loro costumi di scena. 

«Non abbiamo uno stilista a vestirci», precisa Silvano. «Saranno le idee di Ivano a prendere forma con la stessa ispirazione della prima volta, quando bambino teneva incantato gli occhi fissi sulla volta della Cappella Sistina e in quei colori meravigliosi di Michelangelo, ha immaginato di disegnare i nostri abiti».

Dietro la partecipazione dei Cugini di Campagna, ancora una volta c’è lo “zampino” di Pasquale Mammaro, l’uomo che a Sanremo, con Il Volo e Diodato (da editore) e con Orietta Berti e Donatella Rettore (da produttore e editore) in ordine di tempo, ha dimostrato di possedere un intuito infallibile e che quest’anno conferma la sua attitudine a dare valore e risalto agli artisti che da molti sarebbero giudicati “passati”: «I grandi rimangono grandi e il mio motto è, come dicono gli americani, “Old is Gold”», commenta. «Ho le mie intuizioni, delle quali mi fido, anche quando non trovano l’approvazione altrui. I Cugini di Campagna, con la loro assoluta cifra musicale e artistica, sono davvero Gold e sono davvero felice che possano finalmente calcare questo prestigioso palco».

In ogni caso, come sottolineano i due gemelli diversi Silvano ed Ivano Michetti, «andiamo a Sanremo per divertirci e per portare una ventata di allegria, con la speranza che rimanga qualche nota della nostra canzone».

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