– Inaugurata ad Asti la mostra “Original”, un viaggio attraverso 143 opere per scoprire il lato più intimo e inedito di un artista che ha fatto della libertà espressiva il suo segno distintivo. Esposte opere mai esposte e una selezione di tavole di “Razmataz”
– «Il disegno è uno dei miei due vizi capitali, più antico di quello per la musica e le canzoni. La composizione musicale manovra su di me in forma di eccitazione, mentre pittura e disegno mi danno calma e leggerezza», dichiara l’ottantottenne avvocato-pianista
«Il disegno è uno dei miei due vizi capitali, più antico di quello per la musica e le canzoni. La composizione musicale manovra su di me in forma di eccitazione, mentre pittura e disegno mi danno calma e leggerezza». Confessioni di Paolo Conte: tra spartiti e matite, tra capolavori assoluti scritti «nel tempo fatto di attimi e settimane enigmistiche» e «zazzarazaz», svela la sua anima pittorica nella mostra Paolo Conte. Original, allestita nella sua Asti, a Palazzo Mazzetti, aperta da mercoledì 5 novembre sino al primo marzo 2026.
Original non è solo il titolo della mostra, ma una dichiarazione di poetica. L’ottantottenne Paolo Conte è, da sempre, un artista al di fuori delle mode, capace di creare un paesaggio sonoro e visivo unico, popolato di personaggi, luoghi e colori che sfuggono a rigide classificazioni. Le opere pittoriche in mostra rivelano la stessa tensione lirica e la stessa libertà formale che attraversano la sua musica.
La mostra “Original”

Squirrel, Uomo-Circo, 1974
Inchiostro nero e pennarelli policromi su carta
spessa, 24,5×16,7 cm
Archivio Paolo Conte, A
Si tratta di un viaggio attraverso 143 opere per scoprire il lato più intimo e inedito di un artista che ha fatto della libertà espressiva il suo segno distintivo. È la prima grande personale dedicata al grande cantautore e compositore italiano e alla sua espressione artistica nata ancora prima della musica: la pittura, declinata in jazz.
In mostra, opere mai esposte, tra cui Higginbotham del 1957, a tempera e inchiostro, dedicata a uno dei primi grandi trombonisti jazz. Altro nucleo importante della mostra è costituito dalla selezione di tavole tratte dalle oltre 1800 di Razmataz, l’opera interamente scritta, musicata e disegnata da Paolo Conte. Ambientata nella Parigi vitale e autunnale degli anni Venti, Razmataz celebra – dietro la misteriosa scomparsa di una ballerina – l’attesa e l’arrivo in Europa della bellezza della giovane musica americana, il jazz. Razmataz svela la capacità di Paolo Conte di fissare sulla carta atmosfere e personaggi, in una libertà formale che richiama le avanguardie del primo Novecento, «un periodo carico per me di sensualità, di una immediata danzabilità che lo contraddistingue», afferma l’artista. Infine, una terza sezione di opere su cartoncino nero in cui Paolo Conte si affida alla suggestione delle linee e dei colori in un omaggio garbato, talvolta venato di ironia, alla musica classica, al jazz, alla letteratura, all’arte.
Specificità della mostra è inoltre il percorso espositivo: le opere si susseguono secondo una scelta scrupolosa e sorprendente, espressione del suo universo poetico assolutamente singolare. E questo non poteva che avvenire sotto la guida stessa del Maestro Paolo Conte, e del suo sguardo autentico, inimitabile, original, con una sola avvertenza, come si è raccomandato: «Lasciare al pubblico la possibilità di immaginare con libertà massima».
L’«immaginario cromatico»

Tempera su carta da spolvero, 29×20,5 cm
Archivio Paolo Conte, Asti
Paolo Conte è sempre stato affascinato dal disegno. Sotto la velocità del “segno” sulla carta, si cela l’ampio e molteplice orizzonte visivo di Paolo Conte. La superficie del foglio diventa luogo che segna il confine tra quello che l’artista mette davanti agli occhi e quello che lascia all’immaginazione di chi osserva: «Nelle mie scelte pittoriche, al di là delle suggestioni che mi dà il colore, ho sempre fortemente cercato la capacità del disegno impressa nei quadri», spiega. «Ogni tonalità ha un suo colore specifico. Qual è il colore della tonalità di fa, di do? Ognuno risponderebbe in maniera diversissima. Per me esiste una tavolozza assolutamente precisa:
do = bianco pallido
re♭ = nero
re = marròn chiaro
mi♭ = celestiale azzurro
mi = verde
fa = rosso
fa# = marròn scuro

Tempera e tecnica mista su carta, 29,5×21 cm
Archivio Paolo Conte, Asti
sol = bianco
la = lacca di garanza scura
la♭ = rosso veneziano
si♭ = blu notte
si = grigio scuro».
Un aspetto che colpisce osservando molte delle opere in mostra è il colore che conduce immediatamente al centro del suo universo: elegante, poetico, jazzato. C’è dentro l’espressionismo tedesco, ma, pure, quello francese del più raffinato dei pittori fauves, Matisse, il quale nei suoi scritti sosteneva la necessità che i rapporti di toni formassero «un accordo vivente […], un’armonia analoga a quella di una composizione musicale». Lo stesso Paolo Conte, più volte, nello spiegare il procedimento compositivo che è alla base delle sue canzoni, ha impiegato l’espressione «immaginario cromatico» per indicare come a ogni tonalità musicale corrisponda un determinato colore; la musica che Paolo Conte compone al pianoforte, in uno straordinario quanto puntiglioso lavoro di scrittura musicale, ha in sé una «specifica coloratura in cui ambientare le parole», come sottolinea lui stesso.


Tempera e tecnica mista su carta da spolvero,
17×6,5 cm
Archivio Paolo Conte, Asti
Paolo Conte ha sempre coltivato un profondo rapporto con l’immagine e la pittura, culminato in Razmataz, opera che, se pure meno conosciuta dal vastissimo pubblico, occupa un posto fondamentale all’interno della sua produzione. «Razmataz è un lavoro lungo, intendo da seguire, ed è stato un lavoro lungo per me, più volte ripreso, e per il quale ho adottato la vecchia legge del “chi fa da sé fa per tre”», dichiara. «Ma, lo ammetto, mi consola il fatto di essermi divertito come un matto a realizzarlo».
Sotto le stelle del jazz
Paolo Conte è un profondo cultore di jazz classico: «Se dovessi indicare un limite direi che il jazz che mi interessa è quello le cui incisioni hanno una matrice su 78 giri», dichiara. E il jazz torna, non come citazione diretta, in due opere stilisticamente diverse, di forte intensità: nella minuta Valigetta creola, dove la valigetta è la custodia di un clarinetto, secondo la vecchia regola creola strumentale per cui non la tromba ma il clarinetto sosteneva la parte melodica principale in orchestra, come nella potente Boxeur, dove il pugile richiama immediatamente l’immaginario poetico di Paolo Conte: la boxe come messaggera di musica e di vita. Anche attraverso la bellezza dei grandi pugili afroamericani, primo fra tutti Sugar Ray Robinson, l’America arrivava in Europa.
Il trombone è il primo strumento che Paolo Conte acquista da giovanissimo, ma l’incanto di Higginbotham, dipinto all’età di soli vent’anni, si coglie da sé: è un omaggio a uno dei primi grandi trombonisti jazz. Lo stupore è, però, nel contrasto tra l’azzurro del guazzo annuvolato dello sfondo e il rosso del tratteggio minuzioso dell’inchiostro; se nelle opere di molti anni dopo – Trombonista e Trombonista e luna – il musicista è colto nel suo incedere, qui la figura del trombonista è eretta, ferma, completamente assorta: il dinamismo dell’opera è tutto nello strumento, nella coulisse protesa verso il basso da cui, si può stare certi, parte un fraseggio ruvido e vibrante. Il piccolo ritratto di Ferdinand Joseph La Menthe è dedicato all’“inventore del jazz”, come lui stesso amava definirsi; di fatto, Jelly Roll Morton, questo il soprannome che si era dato come vanteria sessuale, nato a New Orleans alla fine dell’Ottocento e dalla vita leggendaria, fu il primo grande compositore e pianista jazz.
Pianista con coda è una delle opere che Paolo Conte realizza per l’ouverture di Razmataz; protagonista è la figura femminile che suona un pianoforte da concerto a coda, ma dello strumento si scorge appena la tastiera; ritratta c’è solo lei, la pianista, nella sua bellezza elegante e severa, avvolta in un lungo frac a coda… Accanto, Pianista chez soi: il pianista suona in solitudine, in un tripudio cubofuturista di fiori tutto suo.

Inchiostro, tempera e tecnica mista su carta,
27×11,2 cm
Archivio Paolo Conte, Asti
Nel 2023, dopo il concerto alla Scala di Milano, Paolo Conte fu inviato a esporre i suoi disegni alla Galleria degli Uffizi di Firenze. In precedenza, dal 2000 al 2007 una selezione di disegni da Razmataz era stata posta in mostra al Barbican di Londra, al Museo Correr di Venezia e in altri prestigiosi luoghi d’arte italiani. Oggi con Paolo Conte Original presenta al pubblico un percorso assolutamente inedito: un’opportunità rara per scoprire il lato più “visivo” e “nascosto” di un artista immenso.
