Eventi

VASCO: celebro la vita in questi tempi bui

– È partito da Torino il tour del Komandante (a Messina il 21 e 22 giugno). “Vita spericolata” apre la scaletta: «È la canzone più fraintesa di sempre: non parlavo di autodistruzione, è un inno alla vita, a viverla con entusiasmo»
– «La pace è qualcosa che dobbiamo cercare dentro di noi. Ci sono odii che vengono fomentati. Sembra che le cose più importanti ormai siano il potere, il profitto, la violenza, mentre l’importanza della vita è sempre meno considerata»

Se i dischi di Mina sono diventati il segnale dell’avvicinarsi delle feste natalizie, i tour di Vasco Rossi sono l’annuncio dell’arrivo dell’estate. Ma se la prima, forse anche a causa della crisi del mercato discografico, comincia a perdere appeal, il secondo continua a richiamare maree di persone d’ogni età e genere. Nonostante non abbia un nuovo lavoro da proporre e le scalette, fatta qualche piccolo cambiamento, siano sempre le stesse, così come la macchina scenografica, ogni concerto registra il “tutto esaurito” già pochi minuti dopo la messa in vendita dei biglietti.

Quest’anno la partenza era fissata per sabato 31 maggio allo Stadio Olimpico Grande Torino, per poi proseguire alla volta alla Visarno Arena di Firenze il 5 e 6 giugno, al Dall’Ara di Bologna l’11 e 12, e ancora il 16 e 17 al Maradona di Napoli, al Franco Scoglio di Messina il 21 e 22 giugno, per chiudere all’Olimpico di Roma il 27 e 28. Dodici concerti in sei città, più la data zero di Bibione, per un totale di 650mila spettatori. Altro che combriccola, quella del Vasco è più di una tribù, è un vero e proprio popolo.

Il popolo del Blasco

Il popolo del Komandante, quello che andrebbe a vederlo suonare in capo al mondo, che vaga nomade da uno stadio all’altro, da una tenda all’altra per assicurarsi un posto in prima fila, che non si è perso la grande festa di Modena Park, non è mica un pubblico come tutti gli altri. Venuto su a pane e Alba Chiara, fedele nei decenni come un ultrà, spesso invecchiato insieme a lui a meno che non si sia unito ai battaglioni del Blasco in più tenera età. 

In questi anni di concerti il Vasco ha visto crescere sempre di più il suo fan club che abbraccia ormai 3-4 generazioni: se per molti è una sorta di fratello, per altri è uno zio, un cugino o un riferimento su cui fare affidamento sempre e comunque e le cui parole arriveranno al momento giusto. Ci sono bambini, persone avanti con l’età, ragazzi: un pubblico trasversale che canta a squarciagola e si emoziona ad ogni pezzo.

Tutti i fan del signor Rossi ad ogni partecipazione vogliono sentirsi dire esattamente quello che, a grandi linee, già conoscono ma si tratta di una sorta di ritualità che ormai è consolidata a tal punto che anche chi partecipa per la prima volta si muove allo stesso modo. Un rapporto intimo che si consolida con il cantautore di volta in volta perché “la combriccola del Blasco era tutta gente a posto ma qualcuno continuava a dirne male”. O forse, adesso, no.

Un popolo che si incontra finalmente dal vivo e non da un profilo Facebook e canta a memoria tutte le canzoni del proprio idolo. Tanti inni, quasi più potenti di quello nazionale, perché dentro ogni strofa dell’infinita poetica pop di Vasco c’è un pezzo di vita riconoscibile, condivisa e condivisibile, da tutti. Vasco non giudica e non insegna, si fa cantare e amare con la familiarità di un fratello maggiore, di un padre comprensivo che non ha ancora voglia di uscire di scena. Il fatto è che Vasco, inventandosi la sua poetica di provincia con cui ha interpretato i sentimenti di quella grande fetta dell’Italia, ha provocato un’identificazione così forte fra pubblico e canzoni da generare un amore passionale che non accenna a spegnersi, malgrado il passar degli anni.

Il concerto: 31 brani in scaletta

Un popolo che Vasco oggi saluta così a inizio concerto: «In bocca al lupo a tutti. Ce la faremo tutti! Questa sera celebriamo la vita, vissuta, complicata perché noi siamo la vita spericolata!». Un grido, un invito, un manifesto. Per gettare il fiammifero sulla benzina e lasciar avvampare l’incendio proprio con Vita spericolata, strappata questa volta dal Komandante al gran finale per affidarla ai cuori impavidi che lo osannano a braccia protese sottopalco.

Un concept, quello della celebrazione della vita, che accompagna tutta la scaletta e il tour, che racconta le vite di Vasco. Trentuno canzoni in scaletta – da classici come SallyC’è chi dice noSiamo solo noi, a brani meno presenti negli ultimi tour, come ValiumIo perderòMi si escludevaQuante volte e Buoni o cattivi – , più un Interludio della band, comprese La strega (la diva del sabato sera)Cosa vuoi da meVuoi star ferma!Tu vuoi da me qualcosaUna canzone per teVa bene, va bene riunite in un medley. Consueta chiusura affidata ad Albachiara, come da tradizione.

«Penso che sia proprio l’anno giusto per farlo, perché in questo periodo così buio, oscuro, voglio ribadire il mio concetto di luce. Come sempre voglio portare gioia in un mondo che è pieno di problemi», commenta Vasco. «Ho scelto di iniziare ci concerti con Vita spericolata che è proprio il mio inno alla vita e la canzone più fraintesa della storia. Non parlavo di autodistruzione: era un inno alla vita, a viverla intensamente e profondamente, con entusiasmo, con forza. È una canzone che voglio riprendere nel senso che aveva. Parlo dei rischi che si prendono per essere, per diventare quello che siamo. Oggi siamo tutti una vita spericolata».

Le mie canzoni dicono tutto e spiegano quello che penso, da che parte sto. Chi ascolta le mie canzoni lo capisce. Quando parlo magari vengo frainteso o strumentalizzato, quindi ho deciso di parlare sempre meno, anche perché certe cose che penso sono ormai spiegabili solo con il silenzio

vasco rossi

«Le mie canzoni dicono tutto»

Vasco torna ad esibirsi a Torino a distanza di tre anni: «Nel 2022 abbiamo concluso il tour qui e stavolta lo riapriamo in questa magnifica città». Quella volta Vasco portò sul palco anche Don Luigi Ciotti, suo storico amico, per un appello alla pace. E proprio Don Ciotti ha “benedetto” Vasco in camerino prima dell’inizio dello show. Il tema di questo nuovo tour è però la celebrazione della vita in tutte le sue sfumature di rock e dintorni. «La pace è qualcosa che dobbiamo cercare dentro di noi», riflette l’artista di Zocca. «Ci sono odii che vengono fomentati. Sembra che le cose più importanti ormai siano il potere, il profitto, la violenza, mentre l’importanza della vita è sempre meno considerata».

È un Vasco che si racconta in tutte le sue sfumature, quello che si vedrà sul palco del nuovo tour. «Le mie canzoni dicono tutto e spiegano quello che penso, da che parte sto. Chi ascolta le mie canzoni lo capisce. Quando parlo magari vengo frainteso o strumentalizzato, quindi ho deciso di parlare sempre meno, anche perché certe cose che penso sono ormai spiegabili solo con il silenzio».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *