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Turismo, la salvezza arriverà dai borghi?

Sono i piccoli centri a rappresentare la possibilità di una nuova adolescenza del territorio e di un turismo più educato, meno invasivo. Tanti scrigni di tesori che la manifestazione Borghi Fest svelerà in tre weekend da sabato 26 agosto a domenica 10 settembre. Gli itinerari che coinvolgono otto province siciliane

Dalla fotografia di una Sicilia stereotipata fortunatamente restano ancora fuori i borghi, dove è più difficile che si compia un “urbanicidio”. Per vocazione, infatti, i piccoli centri lontani dalle zone turistiche curano l’intimità e l’esclusività della relazione, offrendo una esperienza “unica”, come scrive Fabrizio Ferreri nella introduzione a “Borghi di Sicilia”, volume corredato dalle foto di Emilio Messina e pubblicato da Flaccovio. In questi luoghi fuori dalle mappe e dai percorsi di Lonely Planet si vive «un tipo di incontro che riduce al minimo i filtri, le maschere, i diaframmi e che avviene pertanto nella reciproca “nudità”». Una “nudità” che non combacia con le attese standardizzate del visitatore, capace di resistere all’effimero della finzione (fiction tv). Sono loro, i borghi, a rappresentare la possibilità di una nuova adolescenza del territorio e di un turismo più educato, meno invasivo. Luogo di memoria e di saggezza, punto di partenza alla scoperta del nuovo. 

Ganci, Montalbano di Elicona, Sambuca di Sicilia e Petralia Soprana, borghi dei borghi rispettivamente nel 2015, 2016, 2017, 2019 secondo il giudizio del pubblico di Kilimangiaro (Rai3), sono le avanguardie di un turismo dal volto più umano, del ritorno al viaggio. Accanto a questi, altri, più o meno conosciuti, tutti ricchi di tesori che la manifestazione Borghi dei Tesori Fest svelerà in tre weekend da sabato 26 agosto a domenica 10 settembre. Giunta alla terza edizione, l’anno scorso ha richiamati oltre 12mila visitatori. Si apriranno le porte di 37 borghi  sparsi come tessere di un unico mosaico siciliano, circa 200 tra siti, passeggiate ed esperienze e 400 giovani coinvolti per raccontare una Sicilia del tutto sconosciuta che va dalle Madonie ai Nebrodi, da una punta all’altra. Si potrà ascoltare un concerto in un’antica tomba sicana o visitare una cava di marmo, osservare gli animali fantastici su un bassorilievo o perdersi tra stucchi delicati, contare quanti borghi possiedono un rabat arabo e quanti un castello federiciano, immergersi in una sorgente termale nascosta o sedersi tra i banchi di una classe ai tempi della monarchia; contare gli ulivi secolari o salire su una barca e perdersi tra due mari. E assaggiare, dovunque: scoprire che il Fiorello ha un cugino pantesco, che un formaggio può chiamarsi Nuvola, che le lasagne si cucinano in piazza e possono diventare un bene comune.

Questi i borghi dell’edizione 2023 in rappresentanza di otto province:

  • Alcara Li Fusi, Frazzanò, Mirto, San Piero Patti, Tripi (provincia di Messina)
  • Balestrate, Bisacquino, Blufi, Bompietro, Camporeale, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Geraci Siculo, Giuliana, Isnello, Palazzo Adriano, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Pollina, San Mauro Castelverde, Sclafani Bagni, Vicari (provincia di Palermo)
  • Bivona, Burgio, Caltabellotta, Montevago, Naro, Sambuca di Sicilia, Sant’Angelo Muxaro, Santo Stefano Quisquina (provincia di Agrigento)
  • Calascibetta, Centuripe (provincia di Enna)
  • Calatafimi Segesta, Custonaci (provincia di Trapani)
  • Licodia Eubea (provincia di Catania)
  • Portopalo di Capo Passero  (provincia di Siracusa)
  • Vallelunga Pratameno (provincia di Caltanissetta)

Tre weekend secondo la formula rodata delle Vie dei Tesori, di cui il festival dei Borghi è una costola: il 26 e 27, agosto, il 2 e 3 poi il 9 e 10 settembre, sempre sabato e domenica, i borghi apriranno e animeranno i “tesori di famiglia”. Con un’attenzione particolare per il gusto: praticamente ogni comune ha pescato nelle sue tradizioni culinarie più autentiche per cucire esperienze, showcooking, degustazioni, visite a vigneti, caseifici, uliveti, persino pasticcerie e macellerie. È nato così un festival nel festival, il Borghi Food Fest sostenuto dall’assessorato regionale alle Attività produttive. Un unico patrimonio straordinario che va di pari passo con quello artistico, e che permetterà di conoscere ogni borgo dal suo cuore.

La Grotta dei santi a Licodia Eubea

Tutti i borghi saranno raggiungibili con bus Auto Service in partenza da Palermo, andata/ritorno in giornata: sul posto ognuno potrà scegliere il percorso da seguire in autonomia (prenotazioni e info sul sito https://www.leviedeitesori.com/ ). Nei borghi, il coinvolgimento di circa 400 giovani fa parte di un processo di rigenerazione sociale e di riappropriazione identitaria che Le Vie dei Tesori conduce insieme con i Comuni, per far riscoprire uno straordinario patrimonio nascosto, favorire la nascita di nuovi itinerari turistici, contrastare processi di spopolamento. I giovani nei territori hanno seguito workshop e giornate di formazione con esperti per prepararsi all’accoglienza dei visitatori e alla narrazione dei tesori in maniera accattivante e senza tecnicismi; e sono diventati i migliori ambasciatori dei borghi in cui vorrebbero vivere e lavorare, consci delle loro grandi potenzialità turistiche e imprenditoriali, magari rinvigorendo le attività di famiglia che possono trasformarsi in esperienze per i visitatori.

Il 31 agosto si chiuderanno anche le votazioni per il Premio Borghi dei Tesori: quest’anno è stato lanciato un contest sui social per scegliere due progetti di rigenerazione e di restauro tra i 28 presentati dai comuni che aderiscono all’Associazione Borghi dei Tesori, fondata tre anni fa e che conta oltre 60 adesioni. I due progetti vincitori sono sostenuti dall’Associazione Borghi dei Tesori e dalla Fondazione Sicilia.

Una veduta dall’alto di Sambuca di Sicilia

GLI ITINERARI DEL FESTIVAL

Visitare tutto sarà impossibile – ma ci si può sempre provare -, anche se è meglio che resti sempre qualcosa da vedere, per ritornare, approfondire, scoprire magari i borghi vicini, il bosco nascosto, la sorgente o l’artigiano. Poi quest’anno ci sono anche sette new entry: Balestrate, Bisacquino, Calascibetta, Camporeale, Custonaci, Sclafani Bagni e Tripi.

Qualche esempio partendo dalle novità: a Tripi c’è uno dei tesori archeologici più preziosi che arriva dall’antica Abakainon; a Balestrate si ricuciranno le rotte seguite dal Marsala “inglese” dei Woodhouse, ma si visiterà anche la Valle di Calatubo che è diventata “terra di mango”; Camporeale – dove c’è il Museo Palazzo del Principe – sarà il regno dei sapori: degustazioni, prodotti di nicchia, olio, antiche focacce, succhi magari spiegati da un giovane gastronomo kenyota che ha scelto la Sicilia. Custonaci ha scelto le cave di marmo, le fenditure della roccia, gli antichi mestieri e – da non perdere – le attività per i bambini. Bisacquino è la terra del regista Frank Capra, ma anche la sede della più antica bottega artigiana di orologiai. Calascibetta è il paradiso degli appassionati di archeologia, tra necropoli a grotticelle, villaggi bizantini, e carceri medievali non si saprà cosa scegliere, e lo stesso dubbio venne a Goethe che da qui passò. E nella minuscola Sclafani Bagni (neanche 400 abitanti) si parteciperà alla vita quotidiana del borgo: qui vive la sorgente di acque termali e si potrà anche fare il bagno nell’area del vecchio stabilimento.

A Geraci Siculo lo spettacolare Salto dei Ventimiglia

I gioielli sulle Madonie. Sono arrampicati sulle montagne come tanti piccoli presepi, uno più bello dell’altro, immersi nel verde, padroni di abitudini e ritmi lenti, ma anche veri gioielli d’arte. A San Mauro Castelverde si vola (sulla zipline) e si naviga (nelle gole di Tiberio), si scopre l’ulivo patriarca di 1800 anni, alto 18 metri, ma vi insegneranno anche come preparare il dolce Fiorello o cuocere il pane in un antico forno a legna. Dal santuario dell’olio miracoloso di Blufi si potrà fare una passeggiata fino al ponte romano nascosto, talmente bello che sembra uscito fuori da un dipinto. Un altro gradito ritorno è Bompietro, dove incontrerete un avvocato che ha deciso di cambiare vita, rilanciando un antico caseificio. Le due Petralie rispondono “presente”: a Soprana si diventerà stendardieri per un giorno, si accarezzeranno le caprette mentre i bambini prepareranno i biscotti con le “nonne” del borgo; che rivive quotidiano a casa du ‘zzu Giuseppi. A Sottana, invece, si visiterà la centrale elettrica Catarratti, si parteciperà a sessioni di “yoga della risata” e ci si immergerà nel Ballo della Cordella (che qui è proprio un’esperienza).

Pollina, il teatro di pietra rosa

A Geraci Siculo vi perderete tra chiese e palazzi, arrivando allo spettacolare Salto dei Ventimiglia. Poco più giù, nelle basse Madonie, c’è Isnello, considerato uno dei posti dove ammirare il miglior cielo stellato al mondo. Qui percorrerete l’antico sentiero geologico urbano e la chiesa di San Michele, gioiello del barocco madonita. Infine da non perdere Pollina, tra mestieri di una volta, sapori perduti e tesori d’arte. E se volete allungare fuori zona, ecco poco distante Vicari, regno delle mandorle, dove ne esistono addirittura 18 ecotipi con i nomi delle famiglie che le producevano.

Lì sui monti Sicani. Tra la provincia di Palermo e quella di Agrigento, tredici borghi sono pronti a mettersi in vetrina. A partire da Kuntisa (Contessa Entellina in lingua arbereshe), dove vi aspettano passeggiate tra i filari di vite davanti alla Rocca di Entella e tour tra i vicoli del borgo. A Giuliana si andrà a cavallo, ma nel suo castello federiciano è da non perdere l’aperitivo al tramonto tra nobili e cortigiane. Dopo un anno, ritorna anche Palazzo Adriano dove ha appena aperto il nuovo museo dedicato a Nuovo Cinema Paradiso: una visita è d’obbligo, sfogliando le pagine di una delle più belle avventure cinematografiche siciliane. E se voleste approfondire, una delle scene del film di Tornatore fu girata proprio nel Monastero dei Padri Olivetani che si visita a Chiusa Sclafani dove sarà aperto anche il Monastero dell’Abbadia delle suore benedettine, ieri distilleria di profumi ed oggi spazio museale e scuola di musica per la banda del paese. Superando il confine provinciale, ecco in territorio di Agrigento Santo Stefano Quisquina, che propone trekking tra arte e corsi d’acqua e alla scoperta dei luoghi legati a Santa Rosalia, a partire dall’eremo immerso nel bosco.

Una panoramica di Caltabellotta

A Bivona non si deve perdere l’antico quartiere ebraico riqualificato, le belle chiese e la cinquecentesca Torre dell’Orologio. In queste terre il mito che impera è quello del re Kokalos e della misteriosa Kamicos: nella tomba del Principe di Sant’Angelo Muxaro, si ascolterà un particolarissimo concerto di Libero Reina, polistrumentista che ha scelto di vivere in perfetta simbiosi con la natura, ma si parteciperà anche a un tour esperienziale a contatto con le famiglie e gli artigiani del borgo. A Burgio, dove ritorna la storica fonderia che realizza campane dal Cinquecento, si visiterà la cripta dei Cappuccini scoprendo alcune delle mummie meglio conservate dell’isola. A Caltabellotta all’Eremo di San Pellegrino vi racconteranno di un drago carnivoro che abitava le viscere della montagna sopra il villaggio di Triokala.

I ruderi della Chiesa madre di Montevago

La Sicilia occidentale. Spostiamoci verso Sambuca di Sicilia dove si potrà salire fin su monte Adranone (dove era l’antica Adranon) e si potrà partecipare alla vendemmia turistica. Completano i borghi agrigentini Montevago, in cui è viva ancora la memoria del terremoto del 1968, che però è diventata un museo en plein air di murales dal forte significato etico, e la barocca Naro, la “Fulgentissima” amata da Federico II, dove apre per la prima volta la vasta necropoli paleocristiana immersa in un lussureggiante giardino di agrumi. Dopo il successo dello scorso anno, torna Calatafimi-Segesta che stavolta si raccoglie attorno al bellissimo eremo di Maria Santissima di Giubino, eletta patrona dopo aver salvato il borgo da un’invasione di cavallette. Novità di quest’anno, infine, è il museo dei Cavallari, dove scoprire i carretti siciliani “alla trapanese”. Poco lontane, ci sono Custonaci da un lato e Balestrate verso Palermo.

Centuripe

Il cuore antico dell’Isola. Di Calascibetta si è già detto, ma in zona c’è Vallelunga Pratameno dove ritorna quest’anno (la scorsa edizione fu uno dei posti più curiosi e amati) la fedele ricostruzione di un’aula monarchica all’interno di quelle che una volta furono le scuole elementari del borgo. Senza dimenticare il “crocchio” del pane cunzato e i segreti del ciclo del grano. Peccato non avere con sé un drone: soltanto guardandola dall’alto vi accorgereste che Centuripe ha la forma particolarissima di un uomo disteso o di una stella marina. Qui si potrà ammirare il bellissimo busto marmoreo di Augusto, tornato a far parte del museo che custodisce una delle collezioni più corpose di reperti archeologici romani della Sicilia interna.

Nel verde dei Nebrodi. I borghi da scoprire in questa zona sono cinque (ma di Tripi abbiamo già parlato) spesso e volentieri arrampicati sui monti. Come Frazzanò dove c’è l’unico monastero basiliano di Sicilia, ma dove apre Palazzo Fragale, che presto rinascerà diventando la biblioteca storica e il museo del borgo. Ad Alcara Li Fusi c’è San Pantaleone con l’organo seicentesco, tra i più antichi della Sicilia; e il museo di arte sacra, con un Cristo in cera col costato aperto e gli organi interni visibili. E non dimenticate i grifoni (che si vedranno da vicino). Nelle botteghe e nelle case di San Piero Patti si parla ancora un particolarissimo dialetto gallo-italico, ma una visita la meritano i laboratori del convento dei Carmelitani dove si tramanda l’arte antica della tessitura. Infine Mirto, altro borgo dove degustazioni e visite enogastronomiche inedite la faranno da padrone, scoprendo una startup innovativa che porta il cibo siciliano nel mondo o partecipando a una masterclass sugli odori dei Nebrodi.

Portopalo di Capo Passero

Dalla punta più estrema ai monti Iblei: a Portopalo di Capo Passero si entrerà nella bottega di un mastro d’ascia, dove c’è anche un dragamine trasformato in yacht; ma si visiterà anche (in barca) la famosa isoletta dove si incontrano i due mari, che nasconde una cinquecentesca fortezza spagnola e perfino il fossile di un elefantino nano. Basta poi risalire verso l’interno per raggiungere Licodia Eubea, guardato a vista dai ruderi del Castello Santapau. Scoprirete le chiese che Giovanni Verga cita nelle sue novelle, ma anche la Grotta dei Santi con i suoi affreschi carichi di spiritualità.

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