– Una canzone contro l’indifferenza: “Esiste la vergogna?”. Un brano in cui l’artista incrocia rap, raggamuffin e tradizione dei Cantacronache. Con lei Mama Marjas, Gegè Telesforo e Giovanni Truppi. Nel videoclip anche Giovanna Botteri, Concita De Gregorio e Marco Travaglio. Il brano è tratto dall’album “Feminae”
– «Mi vergogno degli uomini che ordinano ad altri uomini di uccidere, dei figli ammazzati in nome di una bandiera. Per me la vergogna è quell’inciampo interiore che mi impedisce di girarmi dall’altra parte. Per i governi occidentali, che potrebbero fare e invece hanno scelto l’indifferenza, esiste la vergogna?». Un tour teatrale
Esistono i soldi, le armi, il petrolio, il genocidio, la paura, la morte e la fame. Ma la vergogna? Quella, a quanto pare, è diventata una risorsa sempre più rara. È da questa domanda, semplice e terribile, che parte Tosca per il suo nuovo singolo, Esiste la vergogna?. Una canzone che non ha molta voglia di fare compagnia, né di accomodarsi nel rassicurante territorio delle belle melodie. Piuttosto, vuole disturbare. E possibilmente scuotere qualche coscienza.
Perché di fronte a un mondo in cui si continua a morire sotto le bombe, mentre governi e istituzioni sembrano aver sviluppato una preoccupante familiarità con l’indifferenza, anche una canzone può diventare una presa di posizione. «Io mi vergogno! Degli uomini che ordinano ad altri uomini di uccidere, dei figli ammazzati in nome di una bandiera», dice Tosca. E aggiunge: «Per me la vergogna è quell’inciampo interiore che mi impedisce di girarmi dall’altra parte». Il bersaglio non è soltanto la brutalità di chi fa la guerra, ma anche la comoda neutralità di chi potrebbe intervenire e sceglie di non farlo. «Per i nostri governi occidentali, che potrebbero fare e invece hanno scelto l’indifferenza, esiste la vergogna?».

Una domanda che non cerca risposte facili e che, soprattutto, non concede allo spettatore il lusso di sentirsi estraneo. Tosca la mette in musica con un’operazione piuttosto lontana dalle coordinate abituali del suo repertorio: rap slow, scrittura cantautorale, raggamuffin e una rilettura contemporanea dello spirito dei Cantacronache. Un incontro di linguaggi che nasce dalla collaborazione con Mama Marjas e prende forma insieme a Gegè Telesforo, Giovanni Truppi e Michele Santoleri, quest’ultimo anche alla batteria. A dare ulteriore forza al brano interviene il Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma, diretto dal maestro Alberto De Sanctis, mentre arrangiamento e produzione artistica portano la firma di Joe Barbieri.
Il risultato è un pezzo che procede su un groove incalzante, con le incursioni vocali di Mama Marjas a innestare una componente raggamuffin sulla struttura ritmica. Ma il vero centro di gravità resta il testo, che non indulge nella retorica della canzone di protesta e preferisce mettere in fila le contraddizioni del presente. Fake news, disorientamento, assenza di riferimenti etici, incapacità di distinguere il vero dal falso: il paesaggio è quello di una contemporaneità nella quale l’indignazione rischia di durare quanto una notifica sullo smartphone.
«In questo brano non sono il mio protagonismo o la mia individualità a essere al centro, ma la canzone», spiega Tosca. «Non è la denuncia di un singolo artista. Attraverso la musica raccontiamo ciò che sta accadendo: l’ignavia, il vuoto etico e la difficoltà di orientarsi in un mondo attraversato dalle fake news, in cui non si sa più a cosa credere». Una precisazione che chiarisce anche il senso del progetto: non mettere in scena l’indignazione di un’artista, ma costruire uno spazio collettivo di riflessione.

Non è casuale, in questo senso, il riferimento ai Cantacronache, il movimento nato nel Dopoguerra per sottrarre la canzone italiana alla sua vocazione esclusivamente evasiva. In un’epoca in cui la musica popolare sembrava avere il compito di intrattenere, quel gruppo di autori, musicisti e intellettuali provò a restituirle una funzione civile, raccontando il lavoro, le disuguaglianze, le ingiustizie e le contraddizioni della società. Ne fecero parte, tra gli altri, Umberto Eco, Italo Calvino, Sergio Liberovici e Michele Straniero, accanto a figure come Giovanna Marini e Giovanna Daffini.
Un’esperienza che ha lasciato un’impronta importante nella storia della canzone d’autore e che Tosca considera ancora attuale. «Proprio come nel teatro brechtiano, i Cantacronache non lanciavano quasi mai accuse dirette in prima persona, ma dipingevano veri e propri “quadri della realtà”, cronache portate al pubblico per farlo riflettere. Ecco, per me Esiste la vergogna? è un moderno cantacronache».
Un’idea che trova una traduzione visiva nel videoclip diretto da Stefano Ricco e girato al Teatro Eduardo De Filippo di Officina Pasolini. Qui la musica diventa una sorta di assemblea civile, con Tosca circondata dai musicisti e da una serie di volti che appartengono al mondo dell’informazione: Giovanna Botteri, Concita De Gregorio, Tiziana Ferrario, Linda Giannattasio, Peter Gomez, Valentina Petrini, Luca Sommi e Marco Travaglio.
Una scelta tutt’altro che decorativa. «Cercavo la verità», spiega Tosca. «E avere accanto a me alcuni giornalisti, perché il loro mestiere comporta una responsabilità precisa: raccontare i fatti e metterci la faccia». In tempi di verità alternative, propaganda e notizie manipolate, il giornalismo torna così al centro della riflessione. Non come semplice professione, ma come presidio di responsabilità pubblica.
Anche Gegè Telesforo, che conosce Tosca da oltre quarant’anni, racconta la genesi del brano come un incontro di sensibilità musicali diverse. «Negli studi di Officina Pasolini, con il mio batterista Michele Santoleri, abbiamo costruito un groove di batteria e percussioni sul quale ho improvvisato una trama raggamuffin intrecciata a fonemi afro-meridionali. Giovanni ha raccolto gli spunti, mentre Tosca guidava il percorso creativo e le orchestrazioni». È stato poi lo stesso Telesforo a suggerire il coinvolgimento di Mama Marjas, prima che Joe Barbieri completasse il lavoro con il suo arrangiamento.
Per il musicista, il risultato è «un brano di forte denuncia, ritmico e incalzante, un pugno nello stomaco che se ne frega altamente degli stereotipi musicali del momento». Ma soprattutto, sottolinea, è la dimostrazione della capacità di Tosca di mettere la musica e la visione artistica davanti all’ego e alle vanità personali. Giovanni Truppi, autore del testo, parla invece di una collaborazione particolarmente felice: «Sono contentissimo della collaborazione con Tosca, un’artista che stimo molto per la sua musica e per il rigore del suo percorso. Sono anche onorato di aver scritto un brano insieme a Gegè Telesforo, che è stato per me un riferimento ai tempi degli studi di jazz, e al bravissimo Michele Santoleri. Solo una visionaria come Tosca poteva concepire di metterci tutti insieme e guidarci con tanta sapienza».

Esiste la vergogna? è estratto da Feminae, l’album pubblicato da BMG. Un progetto che trova adesso una nuova dimensione dal vivo con FEMINAE a Teatro, il tour teatrale che dal 30 novembre porterà Tosca in Italia e in Europa. Più che una semplice tournée, l’artista immagina uno spettacolo nel quale musica, parola e luci concorrono a costruire una narrazione sulle molteplici sfaccettature del femminile, inteso non soltanto come identità, ma come energia generativa, memoria, libertà e possibilità di incontro. Sul palco, insieme a Tosca, ci saranno Giovanna Famulari, Massimo De Lorenzi, Luca Scorziello, Dario De Angelis e Giulia Cusumano. La regia teatrale è affidata a Massimo Venturiello.
Il debutto è fissato il 30 novembre al Teatro Piccolo Strehler di Milano. Seguiranno Firenze (3 dicembre, Teatro Puccini), Roma (7 dicembre, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone), Napoli (14 dicembre, Teatro Acacia) e Parigi (21 dicembre, Théâtre des Abbesses).
Nel 2027 il viaggio riprenderà il 14 gennaio a Torino (Teatro Colosseo), il 4 febbraio a Cagliari (Teatro Massimo), il 6 a Nuoro (Teatro Comunale), il 7 a Sassari (Teatro Verdi), il 15 a Catania (Teatro Stabile) e il 16 a Palermo (Teatro Al Massimo). Quindi Bologna (24 febbraio, Teatro Celebrazioni), Lisbona (8 marzo, Teatro Maria Matos), Perugia (26 marzo, Teatro Morlacchi), Lecce (9 aprile, Teatro Apollo), Taranto (10 aprile, Teatro Fusco), Foggia (20 aprile, Teatro Giordano), Bari (21 aprile, Teatro Piccinni), Catanzaro (24 aprile, Teatro Politeama) e Padova (30 aprile, Teatro Verdi).
Resta intanto quella domanda, scomoda e volutamente senza risposta, che dà il titolo al singolo. In un’epoca in cui sembra esserci un’opinione su tutto e una responsabilità per quasi niente, Tosca prova a rimettere al centro una parola antica, persino fuori moda. La vergogna. Non quella che paralizza o umilia, ma quella che impedisce di abituarsi all’orrore. E forse, prima ancora di indignarsi, è proprio da lì che bisognerebbe ricominciare.

