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Quale televisione nel futuro?

Dopo il “boom” nel periodo del lockdown, le piattaforme streaming registrano la prima crisi: aumento dei prezzi degli abbonamenti, tagli al budget. Soltanto Apple Tv e Amazon Prime non hanno problemi. E regge la tv generalista data per moribonda. Ma comincia a prendere corpo la domanda dei consumatori del cosiddetto metaverso 

Dazn aumenta i prezzi degli abbonamenti. Disney + è una voragine finanziaria e, dopo una trimestrale con perdite colossali, è stato rimosso il Ceo. Cnn Plus, il servizio di streaming on demand del famoso canale all news statunitense, chiude i battenti ad appena un mese dal lancio ufficiale. Dopo il crollo in borsa di Netflix, altri segnali del momento di crisi che sta attraversando l’industria dello streaming tv.

È svanito l’effetto pandemia che aveva dato un impulso straordinario alla transizione dal broadcasting al video streaming e ai servizi a richiesta tipo Netflix. Il numero degli abbonamenti era aumentato durante il lockdown da Covid-19, poiché le famiglie erano state costrette a cercare l’intrattenimento a casa. Dopo la fine della pandemia, la tendenza positiva si è fermata. Non solo. Per la prima volta dopo dieci anni, Netflix ha registrato un netto calo di abbonati. Pari a circa 200mila unità in meno.

Svanito l’effetto lockdown

Ma non è tutta colpa della fine del lockdown. La televisione in streaming sta attraversando una crisi esistenziale perché si è spento lo slancio rivoluzionario: l’ondata iniziale di espansione quasi sconfinata, opportunità creative illimitate e vaste scelte di archivio, si è schiantata a terra, dopo una serie di megafusioni e un calo di nuovi abbonati.

Se alcuni aumentano i prezzi, Netflix sembra orientata a “tamponare” la pratica del “password sharing” – fino a pochi giorni fa, curiosamente, uno dei suoi cavalli da battaglia visto l’esasperato marketing dedicato alla possibilità di utilizzare fino a quattro schermi – oltre che a cercare una fonte di entrate aggiuntive (leggi spot pubblicitari). Su una strategia tutti sembrano uniti: tagliare i budget. Con la conseguenza di una stagnazione dei contenuti che lascia titubante il pubblico che non si è ancora abbonato. 

Le aziende che hanno tagliato di più il numero di serie acquistate nella seconda metà del 2022 sono state Netflix, Warner Bros. Discovery (che include HBO) e Paramount. Non hanno gli stessi problemi Apple TV+ e Amazon Prime, che possono contare sul fatto che le loro aziende madri, Apple e Amazon, sono molto ricche e non hanno per ora bisogno che i loro servizi di streaming siano economicamente autosufficienti. Tant’è che Amazon Prime ha fatto debuttare lo spettacolo più costoso mai realizzato – una serie drammatica stile Il Signore degli Anelli – nella speranza di guadagnare terreno in un mercato affollato e disorientato.

La qualità delle produzioni

Risolvere le sfide della distribuzione globale è scoraggiante per le più grandi piattaforme di streaming, per non parlare dei piccoli produttori. Il successo internazionale è arrivato sulla scia di produzioni come La casa di carta e Squid Games, ma è raro che una serie tv abbia una risonanza a livello globale. 

«I servizi di streaming si stanno muovendo sempre di più per diventare simili alle reti di trasmissione e alle reti via cavo che esistevano prima», ha detto Tim Doyle al “Washington Post”. Lo scrittore e produttore televisivo che opera nel settore da più di tre decenni pensa che la qualità degli spettacoli in streaming, commedie e drammi allo stesso modo, sia destinata a diminuire, soprattutto perché queste aziende devono trovare un modo per tagliare i costi e aumentare i profitti. «C’è un episodio di The Mandalorian che è costato milioni di dollari per realizzarlo. Non puoi paragonarlo a un episodio di NCIS in termini di budget, in termini di spettacolo», spiega Doyle. «Ma se la maggior parte dei servizi sta perdendo denaro, è logico che questo tipo di budget non sia sostenibile. Sospetto che alcuni spettacoli andranno peggiorando».

E se prima si passava il tempo a scorrere 750 canali per trovare qualcosa di interessante, adesso, nel momento in cui le piattaforme di streaming vanno ad assomigliare alle tv generaliste, con una bassa qualità produttiva e interruzioni pubblicitarie, si scorrono migliaia di contenuti su una decina di piattaforme streaming per trovare soltanto repliche, banalità o pay-per-view. Al punto che si decide semplicemente che non ne vale la pena e si cerca una alternativa al guardare la televisione.

Questa situazione ha consentito alle tv generaliste di reggere l’urto e di mantenere circa il 60% dell’audience, «con lo streaming al 12-13% tutto compreso, Netflix, Disney, Prime etc. Incluso RaiPlay e Mediaset Infinity», contabilizza Francesco Siliato, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e di Cultura dei Media al Politecnico di Milano, evidenziando che il sistema televisivo è in continuo cambiamento.

La variabile delle nuove generazioni

Le generazioni più giovani che per prime hanno adottato i servizi video a pagamento si stanno ora spostando su quelle supportate dalle pubblicità, ma soprattutto hanno accresciuto l’impegno e il coinvolgimento nei social media, oltre a utilizzare i videogiochi come una delle loro forme preferite di intrattenimento.

Mentre le aziende televisive spendono miliardi di dollari per raggiungere un pubblico sempre più frammentato e distratto, i migliori servizi di social media stanno intrattenendo miliardi di utenti con flussi quasi infiniti di feed video altamente personalizzati generati dagli utenti che costano poco o niente e sono gratuiti per gli utenti.

Nel frattempo, anche se a piccoli passi, una nuova domanda dei consumatori del cosiddetto metaverso comincia a prendere corpo. Per un maggior numero di persone, e specialmente per le generazioni più giovani, l’intrattenimento è sempre più sociale, interattivo, personalizzato e immersivo, portando dentro caratteristiche del mondo reale, amplificandole e scatenandole con le infinite possibilità del digitale. Se facciamo un passo indietro, i social media e il social gaming assomigliano già molto di più ai metaversi che allo streaming video.

Se così tanto capitale viene messo in campo dalle più grandi piattaforme del pianeta per dare vita al metaverso, e se le giovani generazioni sono già inclini verso quel futuro, abilmente supportate dalla continua innovazione dei social media e del social gaming, cosa ne sarà in futuro dei fornitori di video streaming?

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