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“I miei 40 anni negli Iron Maiden” 

– Esce oggi, 28 ottobre, per Il Castello, nella collana Chinaski, “Hello Boys And Girls”, l’autobiografia dello storico batterista degli Iron Maiden. Un racconto schietto e irriverente, tra retroscena della band, incontri leggendari, sregolatezze e una carriera che ha attraversato quasi mezzo secolo di heavy metal

«La prima volta che incontrai Steve Harris, pensò che fossi un pappone». È uno degli esordi più efficaci per raccontare Nicko McBrain, batterista degli Iron Maiden dal 1982 al 2024, uomo dal carattere esuberante e dalla battuta sempre pronta, protagonista di una delle avventure più longeve e fortunate della storia dell’heavy metal. La frase apre idealmente le porte di Hello Boys And Girls, la sua autobiografia in arrivo in Italia oggi 28 ottobre per Il Castello, nella collana Chinaski.

Il libro ripercorre una vita vissuta a volume altissimo, senza risparmiare dettagli scomodi, episodi grotteschi e incontri destinati a restare nella memoria. Dagli inizi come turnista alle risse, dagli arresti alle bevute, McBrain racconta un’esistenza nella quale l’eccesso è stato spesso il rovescio della medaglia di una passione assoluta per la musica. A sintetizzare il suo temperamento ci pensa l’amico Lemmy Kilmister, il leggendario leader dei Motörhead: «Chi cazzo ti ha licenziato questa volta, Nick? Devi imparare a tenere la bocca chiusa».

Non è difficile immaginare quante storie possano nascondersi dietro una carriera trascorsa sui palchi di mezzo mondo. McBrain ne mette in fila parecchie, dai curiosi incontri con Jimmy Page e Robert Plant, che durante un volo di ritorno in Inghilterra gli chiedono della droga, ai Genesis, capitati nella singolare situazione di suonare come gruppo spalla a un suo concerto. Ci sono poi le schermaglie con altri protagonisti del rock: Ace Frehley dei Kiss, convinto che McBrain gli abbia copiato il look; Tico Torres dei Bon Jovi, con cui rischia di venire alle mani per una bottiglia di champagne; Keith Moon, che lo caccia da un locale; Tommy Lee dei Mötley Crüe, protagonista di un episodio decisamente poco edificante con Bruce Dickinson. E non mancano le ossa di pollo lanciate sulla testa di Axl Rose.

Ma Hello Boys And Girls non è soltanto una collezione di aneddoti da camerino. Al centro del racconto c’è soprattutto la vita dentro gli Iron Maiden, con le personalità, le rivalità e le alleanze che hanno contribuito a definire il carattere della band. Steve Harris emerge come un leader meticoloso e intransigente, ma anche corretto e democratico. Dave Murray gli ricorda un gatto sornione, capace di osservare tutto con un sorriso, mentre Janick Gers porta in dote un’energia travolgente dopo l’ingresso nel gruppo nel 1990.

McBrain rivendica anche il proprio contributo musicale: le radici jazz, blues e funk hanno arricchito il linguaggio ritmico degli Iron Maiden, contribuendo a dare profondità e dinamismo a un suono che ha segnato la storia del metal. Una storia fatta di decine di album, tour interminabili e successi internazionali, ma anche di momenti nei quali la convivenza fra sei personalità forti non è stata sempre semplice.

Particolarmente significativo è il capitolo dedicato a Bruce Dickinson. L’uscita del cantante nel 1993 provocò forti tensioni con il batterista, ma il tempo e la volontà di ricomporre il rapporto riuscirono a cancellare le incomprensioni. «L’esserci detti che ci volevamo bene ha cancellato ogni vecchio rancore», ricorda McBrain. È uno dei passaggi che restituiscono il senso più profondo del libro: dietro l’immagine dei metallari indomabili c’è una famiglia costretta a reinventarsi, a litigare e a ritrovarsi.

L’arrivo di Blaze Bayley alla voce rappresentò uno spartiacque. McBrain gli riconosce rispetto e lealtà, ma non nasconde le difficoltà di quella stagione, segnata da vendite in calo e concerti davanti a platee più ridotte. «Se Bruce non fosse tornato, forse avremmo gettato la spugna», ammette. Il rientro di Dickinson e Adrian Smith riaprì invece una fase di grande successo. «Quando Bruce e Adrian sono tornati, eravamo tutti più vecchi e più saggi»: una sintesi efficace di ciò che significa sopravvivere per decenni nell’industria musicale senza perdere del tutto la voglia di stare insieme.

Nicko McBrain (foto di John McMurtrie)

Tra le pagine trovano spazio anche aspetti meno conosciuti della vita del batterista. A metà degli anni Novanta McBrain racconta di essersi avvicinato alla religione dopo un’esperienza spirituale che lo portò a riconoscere Gesù come presenza nella propria vita. Cittadino statunitense, non nasconde inoltre le preoccupazioni per il futuro degli Stati Uniti, dichiarandosi «preoccupato soprattutto a causa di quel buffone che lo governa».

Il capitolo più delicato riguarda però la salute. Nel 2023 McBrain è stato colpito da un ictus che ha compromesso in parte le sue capacità fisiche. Le conseguenze lo hanno portato, nel dicembre 2024, ad annunciare il ritiro dai concerti con gli Iron Maiden, dopo oltre quarant’anni trascorsi dietro la batteria. Una separazione dal palco che non equivale a una rottura affettiva: «Faccio ancora parte della famiglia degli Iron», tiene a precisare.

È forse questa la chiave di lettura più interessante di Hello Boys And Girls: non soltanto il diario scanzonato di un batterista che ha vissuto ogni eccesso possibile, ma il bilancio di un uomo che ha attraversato successi, crisi personali, cambi di formazione e difficoltà fisiche senza rinnegare il proprio passato. A completare il volume, una ricca galleria fotografica ripercorre la vita privata di McBrain e i momenti più significativi della sua avventura con gli Iron Maiden.

Per chi ama la band britannica, il libro promette retroscena e curiosità. Per chi conosce il rock soltanto attraverso i dischi, offre invece uno sguardo dall’interno su un mondo nel quale la leggenda nasce spesso da una miscela imprevedibile di talento, ostinazione, amicizia e caos. Tutto rigorosamente a tempo di batteria.

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