Disco

Gli 80 anni di KEITH JARRETT

– Un compleanno triste per il pianista che non può più suonare il suo strumento a causa di un doppio ictus: «Con la mano sinistra potrò al massimo reggere una tazzina». L’ECM lo festeggia pubblicando uno dei suoi ultimi concerti, “New Vienna”, un album di portata pressoché enciclopedica
–  Nella capitale austriaca nel 2016 riportò le fiamme dell’ispirazione del leggendario concerto del 1991. Domenica 11 maggio una giornata di iniziative alla Casa del Jazz di Roma, mentre è in uscita un libro di Vincenzo Caporaletti sulla trascrizione del “Carnegie Hall Concert, Parte I”

Keith Jarrett oggi spegne 80 candeline. Restio a qualsiasi tipo di festa, trascorrerà questo giorno nella sua casa in campagna a due ora circa da New York, immersa in un grande giardino con alberi secolari, faggi e aceri canadesi, e, in fondo a un sentiero, un laghetto, un luogo pieno di pace e tranquillità. Dove affogare quella tristezza che l’accompagna dal 2018 quando due ictus ravvicinati lo hanno lasciato con il lato sinistro parzialmente paralizzato: come lui ha detto, di fatto non è più un pianista. Come ha raccontato in un’intervista shock al New York Times, «con la mano sinistra potrò al massimo reggere una tazzina». Un triste destino per un musicista che ha fatto del virtuosismo tecnico la chiave di volta di una carriera straordinaria e che già aveva dovuto lottare a lungo con la sindrome da fatica cronica che lo ha tenuto lontano dalle scene per anni.

Eppure, il 2025 non è un anno importante per Jarrett soltanto per il suo ottantesimo compleanno. A fine gennaio si sono festeggiati i cinquant’anni del famoso Köln Concert e per rendergli omaggio ECM ha deciso di pubblicare proprio in questi giorni New Vienna, un concerto dal suo tour in piano solo del 2016. 

La copertina dell’album “New Vienna”

New Vienna è la quarta registrazione di un concerto pubblicata durante l’ultimo tour solista europeo di Keith Jarrett. Segue Monaco di Baviera 2016, il Concerto di Budapest e il Concerto di Bordeaux. Perché New Vienna? Come sapranno gli appassionati di Jarrett, la sua discografia include già un leggendario Concerto di Vienna (registrato all’Opera di Stato di Vienna nel 1991) la cui musica, a suo dire, parlava «il linguaggio della fiamma stessa», dopo lunghi anni di «corteggiamento del fuoco». Il ritorno di Keith Jarrett nella capitale austriaca nel 2016 ha riportato le fiamme dell’ispirazione in un’altra location storica dall’acustica vivace, la Sala d’oro del Musikverein, dove, all’inizio del secolo scorso, Schoenberg, Berg e Webern avevano presentato in prima assolute opere che sfidarono e cambiarono il corso della musica moderna.

New Vienna, plasmando la sua nuova musica al momento, ha una portata pressoché enciclopedica. Le lunghe forme che caratterizzarono i primi viaggi concertistici solisti di Jarrett – da Brema/Losanna e Colonia al primo Concerto di Vienna e oltre – avevano ceduto il passo, in questa fase conclusiva della sua carriera concertistica, a spettacoli composti da brani più brevi, autonomi e contrastanti che, nella loro totalità, spesso raggiungevano un carattere improvvisato simile a una suite. E così è stato al Musikverein il 9 luglio 2016. La Parte I – la prima di nove parti – è un turbinio spontaneo di suoni, vorticoso, denso e complesso – impetuoso come la forza della natura. La Parte II fa fluttuare gli accordi nel silenzio e lentamente disegna una melodia struggente. Il ritmo è in primo piano nella Parte III, un esempio eccezionale della capacità di Jarrett di sviluppare schemi separati e intrecciati con ciascuna mano.

La Parte IV è un inno, nuvole di gloria che si trascinano, la Parte V una pura ballata incanalata dall’etere. La Parte VI rifrange l’impulso lirico, rendendolo più astratto, e la Parte VII è un brano tenero che si potrebbe immaginare riarrangiato per il quartetto Belonging. La Parte VIII torna alle origini con il blues, e la Parte IX, con i suoi accenni di gospel e country, ci ricorda quanto potessero essere onnicomprensive le visioni musicali di Jarrett. Con Somewhere Over The Rainbow, con una formulazione diversa dalle splendide versioni ascoltate alla Scala, a Multitude of Angels e a Monaco di Baviera nel 2016, Jarrett conclude un’altra performance eccezionale.

Sebbene Keith Jarrett non si esibisca dal vivo dal 2017, l’interesse del pubblico per la sua musica da solista rimane elevato, con il cinquantesimo anniversario del Concerto di Colonia di quest’anno che ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo.

Per festeggiare il compleanno del pianista di Allentown, Pennsylvania, la Casa del Jazz di Roma ha organizzato una serie di iniziative per domenica 11 maggio. La mattina alle ore 11 Stefano Zenni parlerà della carriera di questo grande artista, nel pomeriggio alle 16:00 Silvia Lelli, la moglie del grande Roberto Masotti, parlerà e mostrerà foto che Masotti ha fatto di Jarrett. Infine, alle ore 18:00, ascolto integrale del Köln Concert

Sempre in questi giorni è in uscita un libro di Vincenzo Caporaletti sulla trascrizione del Carnegie Hall Concert, Parte I con un contributo di Peter Elsdon, pubblicato da Libreria Musicale Italiana e sarà presentato sempre l’11 maggio alle 15 a Eufonica, alla nuova Fiera della musica di Bologna (Bologna Fiere), con Vincenzo Caporaletti e Claudio Angeleri.

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