– Il 3 novembre arriva in libreria “La casa delle orchidee bianche”, la nuova avventura dell’eroe di Hugo Pratt, disegnata da Igort e scritta da Marco Steiner per Oblomov Edizioni. Un viaggio nella Cina del 1920, tra rivoluzioni, spie e passioni mai dimenticate. Ma anche una sfida letteraria: raccontare ciò che Pratt aveva lasciato in sospeso, senza tradire il mistero del suo marinaio
Corto Maltese non invecchia. Invecchiano i suoi lettori, cambiano le guerre, crollano gli imperi, scompaiono le frontiere e ne nascono altre, spesso più feroci. Lui continua a guardare il mondo con quell’aria vagamente malinconica di chi ha capito che la vita è un’avventura troppo complicata per prenderla completamente sul serio. Il berretto da marinaio, l’orecchino, lo sguardo ironico, la sigaretta. E quella particolare eleganza degli uomini che non hanno mai sentito il bisogno di appartenere a qualcosa.

Questa volta, però, Corto torna a casa. O almeno in uno dei pochi luoghi che potrebbe chiamare così. Hong Kong, 1920. La Grande Guerra è finita, ma la pace assomiglia già alla preparazione di un altro conflitto. La Cina è un mosaico di signori della guerra, rivoluzionari, trafficanti e potenze coloniali che si contendono territori, commerci e segreti. Il mondo sta cambiando padrone. E Corto Maltese, come sempre, si trova esattamente nel punto in cui la Storia decide di complicarsi.
Si intitola Corto Maltese. La casa delle orchidee bianche la nuova avventura del marinaio nato dalla fantasia di Hugo Pratt, in libreria dal 3 novembre per Cong e Oblomov Edizioni. Ai disegni Igort, alla sceneggiatura Marco Steiner. Due autori che con l’universo di Pratt hanno un rapporto profondo, sebbene diverso: il primo per affinità artistica, sensibilità narrativa e passione per l’Oriente; il secondo per una frequentazione diretta con il maestro veneziano, del quale è stato collaboratore e compagno di esplorazioni letterarie.
Ma soprattutto due autori che hanno deciso di affrontare Corto Maltese da una prospettiva insolita: non inventargli semplicemente un’altra avventura, bensì entrare in una delle stanze rimaste chiuse nella sua biografia. E cercare una risposta a una domanda che Pratt aveva lasciato sospesa più di mezzo secolo fa.
Una donna nascosta tra le vignette

A volte basta una vignetta per far nascere un romanzo. In questo caso è una vignetta di Corte Sconta detta Arcana, una delle storie più affascinanti e labirintiche di Pratt, pubblicata nel 1974. Corto è nella sua casa di Hong Kong, osserva la baia e pensa a una donna. Un pensiero appena accennato, una presenza evocata e subito lasciata scivolare via. Chi è quella donna? Perché Corto la ricorda? Che cosa è successo tra loro? Pratt non lo spiega. Del resto, il suo universo è pieno di porte socchiuse, personaggi che attraversano le storie senza presentarsi e amori che sembrano esistere soprattutto per la loro impossibilità.
Marco Steiner si porta dietro quell’interrogativo dal 1995. La risposta l’ha cercata tra le pieghe dello stesso racconto, in un riferimento alla famiglia Soong di Shanghai, una delle dinastie più influenti della Cina del Novecento. Da qui l’intuizione narrativa: immaginare che un giovane Corto avesse incontrato Ai Ling Soong, la primogenita della famiglia, lasciando dietro di sé qualcosa di più di un ricordo.
Un amore adolescenziale mai veramente sbocciato, rimasto sospeso tra la promessa e la rinuncia. Come spesso accade ai sentimenti di Corto, che conosce tutte le rotte del mondo ma sembra incapace di trovare quella che conduce a una vita sentimentale tranquilla.
L’idea di trasformare quella suggestione in un fumetto nasce durante una conversazione tra Steiner e Igort al Salone del Libro di Torino. Igort aveva tenuto una lezione proprio su Corte Sconta detta Arcana. Steiner gli raccontò la storia che da anni gli girava in testa. Con il coinvolgimento di Patrizia Zanotti, custode dell’eredità artistica di Pratt, il progetto prese forma.
Non è soltanto un espediente sentimentale. È un modo per esplorare una parte del personaggio che Pratt aveva preferito mantenere nell’ombra. Perché Corto ha attraversato continenti, rivoluzioni e tempeste, ha conosciuto donne bellissime e uomini pericolosi, ma ha sempre difeso gelosamente il proprio mistero. Raccontare un suo amore significa avvicinarsi a una zona delicata, forse la più difficile da abitare senza tradirne lo spirito.
Un Gauguin rubato e un matematico che conosce il futuro

La nuova storia riprende il filo poche settimane dopo la conclusione di Corte Sconta detta Arcana. Corto è reduce dalle avventure in Manciuria. Un’esplosione gli ha danneggiato gli occhi e la luce troppo intensa lo costringe a indossare occhiali scuri. È un marinaio temporaneamente vulnerabile, meno disposto del solito a inseguire guai, più incline a lasciarsi raggiungere dai ricordi.
Nella casa affacciata sulla baia, Madame Hü lo accoglie con il consueto misto di affetto e rimprovero. Corto osserva il mare, torna perfino a suonare Chopin. Poi arriva una lettera profumata di pesco, firmata da Ai Ling Soong, e il passato ricomincia a bussare. Naturalmente, la tranquillità dura pochissimo.
A interromperla compare Rasputin, l’amico-nemico di sempre, il pirata russo capace di trasformare qualsiasi incontro in una minaccia e qualsiasi minaccia in un affare. Rientra da un improbabile viaggio in India, portando con sé un quadro di Gauguin sottratto a Corto. E soprattutto una nuova storia nella quale trascinarlo.
C’è un matematico russo, ex ufficiale della Marina imperiale, fuggito dopo la rivoluzione bolscevica, che avrebbe individuato le possibili rotte di una futura guerra nel Pacifico. Le sue conoscenze interessano i servizi segreti, gli eserciti, le organizzazioni clandestine e naturalmente tutti coloro che pensano di poter guadagnare qualcosa dalle catastrofi altrui. Rasputin vorrebbe rapirlo e venderlo al migliore offerente. Corto, invece, si ritrova combattuto tra la fedeltà al vecchio compagno di avventure e il proprio codice morale.
È un intreccio perfettamente prattiano. La grande Storia si mescola alle storie individuali, l’avventura diventa geografia politica, i personaggi sembrano inseguire tesori ma finiscono per cercare qualcosa di molto meno tangibile. E Corto, che vorrebbe semplicemente starsene in pace, scopre ancora una volta che il destino ha un pessimo senso dell’umorismo.
Igort, il ragazzo punk che incontrò Hugo Pratt

Affidare Corto Maltese a un altro disegnatore è sempre un’operazione rischiosa. Il segno di Pratt non era soltanto uno stile grafico: era una maniera di raccontare, un linguaggio costruito sui silenzi, sui vuoti, sui contrasti tra il bianco e il nero. Bastavano poche linee per evocare un porto, una tempesta, un volto femminile. Il resto lo faceva l’immaginazione del lettore.
Igort, al secolo Igor Tuveri, possiede però una qualità essenziale per affrontare questa eredità: conosce il valore delle atmosfere. Dai Quaderni giapponesi ai reportage sull’Ucraina e sulla Russia, ha costruito una poetica nella quale il viaggio è sempre anche un’esplorazione della memoria. L’Oriente, soprattutto, non è per lui una cartolina esotica. È un luogo conosciuto e attraversato, una cultura con la quale dialoga da decenni. È stato il primo autore occidentale a disegnare un manga in Giappone. Un’esperienza che gli ha insegnato a raccontare attraverso le pause, il ritmo delle immagini, le sfumature del tempo.
Con Pratt esiste anche un legame personale. In un’intervista pubblicata sul Venerdì di Repubblica del 30 ottobre, Igort ha ricordato il loro primo incontro, nel 1977, quando era un ragazzo punk che si presentò al maestro con alcune tavole da giudicare. Portava un collare da cane e un abito leopardato. Pratt, invece di stroncarlo, lo incoraggiò. Un episodio che dice molto della generosità del veneziano e del rispetto con cui Igort si è avvicinato al suo personaggio. «Niente ego», ha spiegato il disegnatore, chiarendo che davanti a un’icona del fumetto europeo il primo dovere è non sovrapporre la propria personalità a quella del protagonista.

Ma il rispetto non significa imitazione servile. Igort ha paragonato l’impresa alla reinterpretazione musicale di un brano perfetto: bisogna conoscerlo profondamente, ma anche trovare il coraggio di suonarlo con la propria sensibilità.
È qui che si gioca la sfida più interessante di La casa delle orchidee bianche: conservare l’identità di Corto senza trasformarlo in un reperto da museo. Perché il marinaio di Pratt non può essere soltanto un insieme di caratteristiche riconoscibili. È prima di tutto un modo di stare al mondo, sospeso tra disincanto e romanticismo, libertà individuale e consapevolezza della Storia.
Il difficile mestiere di ereditare un mito

C’è una differenza tra continuare un personaggio e tenerlo in vita. Nel primo caso bastano una sceneggiatura, un disegnatore e un editore. Nel secondo occorre qualcosa di più complicato: capire che cosa rendeva quel personaggio necessario.
Da quando Hugo Pratt è scomparso, nel 1995, Corto Maltese è diventato il protagonista di un piccolo laboratorio sul futuro dei grandi miti del fumetto. Per quasi vent’anni nessuno aveva osato raccoglierne davvero l’eredità. Poi, nel 2015, lo sceneggiatore spagnolo Juan Díaz Canales, già autore di Blacksad, e il disegnatore Rubén Pellejero hanno riportato il marinaio in mare con Sotto il sole di mezzanotte. Una ripartenza rispettosa della geografia e della cronologia prattiane, proseguita con Equatoria, Il giorno di Tarowean, Notturno berlinese e La linea della vita.

Nel 2021 è arrivata una svolta più radicale. Con Oceano nero, lo sceneggiatore Martin Quenehen e il disegnatore Bastien Vivès hanno trasportato Corto nel XXI secolo. Niente più imperi coloniali e rivoluzioni bolsceviche, ma criminalità internazionale, terrorismo e conflitti contemporanei. Il marinaio diventava un uomo del nostro tempo, dimostrando che forse la sua libertà era più importante della sua epoca.
Igort e Marco Steiner scelgono adesso una terza strada. Non la prosecuzione cronologica, non l’attualizzazione, ma il ritorno dentro l’opera originale. Una specie di archeologia narrativa, alla ricerca di qualcosa che Pratt aveva lasciato intenzionalmente incompiuto. È una scelta che ha qualcosa di profondamente letterario. Come tornare in un romanzo amato e scoprire che, dietro una frase apparentemente secondaria, esisteva un’altra storia.
Resta naturalmente il problema che accompagna ogni resurrezione letteraria: fino a che punto si può spiegare un personaggio costruito anche sul mistero? Pratt aveva fatto dell’allusione una forma d’arte. Non raccontava tutto, non chiariva ogni relazione, lasciava che il lettore immaginasse ciò che accadeva fuori dalle vignette.
Ecco perché la vera sfida di Igort e Steiner non è disegnare bene Corto Maltese, né costruirgli intorno un’avventura credibile. È riuscire a raccontare qualcosa di nuovo senza cancellare il fascino di ciò che Pratt aveva scelto di non raccontare.
Un marinaio che non appartiene a nessuno

Marco Steiner conosce bene questa dimensione. Ha lavorato con Pratt, lo ha accompagnato nelle ricerche storiche e geografiche, ne ha frequentato l’immaginario. Sa che Corto Maltese è un personaggio letterario prima ancora che un eroe del fumetto.
La sua vera forza non è il coraggio, e nemmeno l’abilità nel cavarsela nelle situazioni più improbabili. È l’indipendenza. Corto non combatte per una bandiera, non si lascia arruolare facilmente dalle ideologie, non accetta che il mondo possa essere diviso con troppa semplicità tra buoni e cattivi. Frequenta rivoluzionari e aristocratici, contrabbandieri e poeti, spie e sognatori. E conserva sempre il diritto di cambiare strada.
In questo senso è un personaggio straordinariamente contemporaneo. Non perché anticipi le nostre opinioni, ma perché continua a mettere in discussione le certezze di chi lo circonda.
La Cina del 1920, con le sue potenze straniere impegnate a spartirsi influenze e territori, offre uno scenario che parla inevitabilmente anche al presente. Le guerre commerciali, la competizione tra imperi, l’uso politico delle informazioni, l’illusione che la tecnologia possa prevedere e governare i conflitti: elementi che appartengono alla storia del secolo scorso e che oggi risultano tutt’altro che lontani.
Il matematico russo inseguito dai servizi segreti diventa così una figura quasi profetica. Un uomo che conosce le rotte della guerra prima che la guerra cominci. E che per questo è destinato a perdere la propria libertà. Corto, invece, continua a difendere la sua. Anche quando deve fare i conti con qualcosa che non può risolvere con una fuga, un duello o una traversata: il ricordo di una donna.

Perché c’è un altro aspetto che rende Corto Maltese diverso dagli eroi tradizionali. Non è invulnerabile. Non possiede superpoteri, non cerca di salvare il mondo e soprattutto non pretende di avere sempre ragione. È un uomo che conosce il valore dell’amicizia, anche quando gli amici sono poco raccomandabili, e che sa riconoscere la bellezza senza necessariamente volerla possedere.
Forse è per questo che continua a sedurre generazioni di lettori. In un’epoca che pretende di classificare tutto, Corto sfugge alle definizioni. Non è un rivoluzionario, anche se frequenta le rivoluzioni. Non è un criminale, anche se conosce molti criminali. Non è un eroe romantico, anche se il romanticismo attraversa ogni sua avventura. È semplicemente un uomo libero. Una condizione che, oggi come nel 1920, resta piuttosto rara. E forse il segreto della sua longevità è proprio questo. Pratt non ha mai raccontato tutto del suo marinaio. Gli ha lasciato un passato pieno di lacune, una biografia che somiglia a una carta nautica incompleta, con isole ancora da esplorare e rotte che finiscono ai margini della pagina.
La casa delle orchidee bianche nasce da una di quelle zone bianche. E prova a ricordarci che l’avventura non è soltanto partire verso luoghi sconosciuti. A volte è tornare dove siamo già stati, ritrovare una lettera, riconoscere un volto, accorgersi che il tempo non ha cancellato tutto.
Corto Maltese guarda ancora la baia di Hong Kong. Davanti a lui ci sono navi, intrighi, promesse e pericoli. Alle sue spalle un amore che forse non è mai finito. Il mondo, come sempre, lo aspetta. E lui, naturalmente, non ha nessuna fretta di scegliere da che parte andare.
Corto Maltese. La casa delle orchidee bianche, testi di Marco Steiner, disegni e colori di Igort, Cong e Oblomov Edizioni, 80 pagine a colori, 23 euro. In libreria dal 3 novembre 2026.
