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Amadeus: uno show con Fiorello

– Cala il sipario su cinque anni di direzione artistica. Un lustro travagliato, condotto attraverso la pandemia, ma che il soldatino Amadeus ha portato al traguardo con successo
– «Sento il bisogno di fermarmi, di pensare ad altro o di avere tempo per trovare idee nuove». Il progetto di un varietà con l’amico Ciuri
– «Ho cominciato a lavorare su Sanremo nell’estate del 1999, ma la svolta musicale sono riuscito a imprimerla dal secondo Festival»
– Laura Pausini e Alessandro Cattelan fra i nomi che circolano per la successione, ma si ripropone anche Carlo Conti

Cala il sipario sull’edizione 2024 del Festival di Sanremo e si spengono le luci sulla stagione Amadeus durata cinque anni. Un lustro travagliato, condotto attraverso la pandemia, con l’Ariston senza pubblico, ma che il soldatino Amadeus ha portato al traguardo con successo, riportando il Festival agli splendori d’un tempo, con una audience sempre in crescita (anche se non è impossibile fare il 67% di share senza concorrenza) e ringiovanita, rilanciando la discografia italiana, riempiendo le casse pubblicitarie della Rai. 

Un eroe, non esente da critiche, per le scelte artistiche appiattite sulle mode del momento. Dal palco dell’Ariston è scomparso il rock e la canzone d’autore si è dovuta adeguare alle regole del mercato. Con l’orecchio alle radio commerciali, ha abbassato notevolmente la qualità della proposta, pur alzando gli ascolti.

Se Fiorello appare fermo nella decisione, Ama tuttavia non sembra avere le stesse certezze. E la decisione finale rimane in sospeso «almeno sino ad agosto, quando Ama di solito inizia a tornare sui suoi passi», dice Ciuri fra il serio e il faceto, giocando a rimpiattino con l’amico di una vita. Ma è anche vero che se non si troverà un successore all’altezza – si parla di Laura Pausini o, come soluzione interna, Alessandro Cattelan, ma anche Carlo Conti ha avanzato la sua candidatura – è probabile che i dirigenti Rai cominceranno a tirare per la giacca il soldato Amadeus.

Amadeus e Fiorello

Lui ancora non vuole tirare le somme. «La partita è ancora in corso», sottolinea. «Fra dieci-quindici giorni tirerò le conclusioni. Non ho alcun rammarico, tutto quello che desideravo l’ho avuto in questi cinque anni, anche oltre il mio desiderio. “Sanremo si Ama” è una frase significativa, perché dovremmo essere orgogliosi del Festival. È un patrimonio che appartiene all’Italia. Solo il calcio può essere così aggregante».

Il soldatino adesso tornerà nelle retrovie. “Affari tuoi”, “I soliti ignoti” e poi chissà. «Il futuro? Sento il bisogno di fermarmi, di pensare ad altro o di avere tempo per trovare idee nuove», spiega. «Sul tavolo c’è anche la possibilità di un varietà con Fiorello, ne parleremo dopo Sanremo. Quanto al 2025, la Rai sarà in grado di trovare un nuovo “allenatore” bravissimo per questa squadra, che possa proseguire, perché Sanremo, a prescindere da Amadeus, si ama». Il direttore artistico ribadisce di avere «un rapporto bellissimo con tutti i vertici Rai: mi hanno messo in condizione di lavorare in maniera fantastica, perché puoi avere una visione, ma se non hai un gruppo che si fida di te sarebbe difficile realizzarla. Sono stato messo in condizioni perfette per lavorare». 

C’è anche un bilancio di questi anni: «Ho cominciato a lavorare su Sanremo nell’estate del 1999, ma la svolta musicale sono riuscito a imprimerla dal secondo Festival, l’anno della vittoria dei Måneskin, che ha fatto da spartiacque per i nomi di artisti emergenti a Sanremo».

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