– Niente scandali, niente baci proibiti, niente incidenti, niente Trump. Una serata così tranquilla che quasi viene nostalgia del vecchio MTV. Taylor Swift fa la storia battendo il record che apparteneva a Beyoncé
– Per fortuna c’erano Madonna (7 statuette) e i Nirvana a ricordarci che, prima dei premi, delle classifiche e dei record, i videoclip erano nati anche per fare una cosa oggi sorprendentemente sovversiva: disturbare
C’era una volta MTV. Quello dei Video Music Awards dove poteva succedere di tutto: una cantante si vestiva di carne, qualcuno si inginocchiava, qualcun altro si arrampicava su una scenografia, Kanye West decideva che il vincitore non era quello giusto e nel 2003 Madonna baciava Britney Spears e Christina Aguilera sulle labbra, trasformando una premiazione musicale in un piccolo terremoto televisivo. Quel momento, oggi, appartiene alla mitologia della televisione musicale ed è ancora ricordato fra le performance più iconiche dei VMA.
Nel 2026, invece, niente. Niente scandalo. Niente bacio trasgressivo. Niente incidente. Niente gaffe memorabile. Niente artista che prende il microfono per dire qualcosa che faccia saltare il programma, il giorno dopo, sui giornali. E, miracolo dei miracoli, nemmeno un attacco a Donald Trump. È stata una serata così composta da far sospettare che qualcuno abbia finalmente trovato il modo di trasformare gli MTV Video Music Awards in una normale cerimonia di premiazione.
Il risultato è stato un enorme contenitore di pop, glitter, coreografie, sponsorizzazioni sentimentali e professionisti della perfezione. Una specie di supermercato della musica contemporanea nel quale tutto è commestibile, niente è indigesto e soprattutto nulla rischia di far perdere inserzionisti.
Eppure, qualche superstite del vecchio mondo c’era. Madonna, naturalmente. E, soprattutto, i Nirvana. E poi c’era Taylor Swift, l’inevitabile
L’ennesimo record di Taylor Swift
Cominciamo dalla donna che ormai sembra avere un contratto personale con la storia dei VMA. Taylor Swift ha ricevuto il primo Artist Director Honors, il premio destinato agli artisti che hanno ampliato le possibilità narrative e visive del videoclip. Con il nuovo riconoscimento è arrivata a 31 VMA, superando Beyoncé e diventando ufficialmente l’artista più premiata nella storia della manifestazione. Per evitare equivoci, ha vinto anche il premio più importante, quello per il “Video of the Year”, con The Fate of Ophelia.
A questo punto ci si chiede cosa resti da vincere a Taylor Swift. Forse il premio per il miglior premio. O un VMA alla carriera per essere stata la Taylor Swift dei VMA. Lei, comunque, ha utilizzato il momento più solenne per ricordare Dolly Parton, la leggendaria cantante country morta ad agosto a 80 anni. «Penso che siamo stati tutti molto fortunati a condividere questo pianeta con Dolly Parton per un certo periodo», ha detto Swift, dedicandole il riconoscimento e definendola la «showgirl per eccellenza».
Poi ha presentato Patient Zero, il nuovo video del singolo omonimo, diretto da lei stessa e interpretato con Colin Farrell e Dakota Johnson. Perché Taylor Swift, evidentemente, non ha ancora trovato un settore dell’industria dell’intrattenimento nel quale non abbia intenzione di essere presente.
Il ritorno di Madonna
Madonna, invece, è arrivata per ricordarci che esiste ancora. Se Taylor Swift rappresenta la perfezione industriale del pop contemporaneo, Madonna rappresenta il momento in cui quella perfezione, almeno una volta, veniva mandata deliberatamente in frantumi. La superstar di Like a Prayer e Vogue ha portato a casa sette statuette, più di chiunque altro nella serata, e ha tenuto tre discorsi di accettazione in puro stile suo: a braccio, allusivi, a tratti confusi, ma incisivi. «La maggior parte di voi probabilmente non era ancora nata, ma mi sono esibita ai primi MTV Awards 43 anni fa». Quella sera, per la prima edizione dei premi, durante Like a Virgin perse una scarpa e si gettò a terra per recuperarla: «Il vestito si alzò e mi rimase fuori una chiappa. A quei tempi le chiappe non si mostravano, vorrei ricordarvelo. Dietro le quinte il mio manager mi disse che la mia carriera era finita», ha ricordato scatenando una risata e un applauso tra il pubblico già in piedi ad ascoltarla. «Ho passato l’ultimo anno e mezzo a ritrovare me stessa, a credere in me stessa e a fare la musica che voglio fare davvero. Per me questa è la definizione di essere un artista», ha continuato, augurando lo stesso a tutti gli artisti. Ritirando la statuetta a forma di astronauta (il Moon man, in inglese) per la migliore musica dance, Madonna è tornata alle sue origini: «Sono arrivata a New York per fare la ballerina. Sono rinata sulla pista da ballo. Lì ho trovato la mia comunità, mi sono innamorata e ho perso molte persone che amavo. La danza unisce tutti. Sulla pista siamo tutti uguali».
È stata lei ad aprire la serata con Bring Your Love, insieme a Sabrina Carpenter, e ha poi portato a casa premi su premi: collaborazione, artista dell’anno, coreografia e altri riconoscimenti, per un totale di sette statuette.


«It’s mother», ha detto entrando in scena. E per qualche secondo è sembrato di essere tornati davvero ai VMA. Poi Madonna ha fatto Madonna: quando ha ricevuto il premio come artista dell’anno ha ringraziato «le mie dita perché posso sempre contare su di loro». Al terzo passaggio sul palco, per la coreografia, ha sentenziato: «Mi sono sentita viva sulla pista da ballo… Siamo tutti uguali sulla pista da ballo».
Il numero d’apertura, con Charli xcx che spunta dal bagno di un locale per unirsi alla versione di Danceteria, è stato probabilmente il momento più vicino allo spirito storico dei VMA: ballerini, celebrità, amici, facce note, confusione controllata e l’impressione che da un momento all’altro qualcuno potesse combinare qualcosa. Non è successo.
Perfino Snoop Dogg, chiamato a fare il padrone di casa, si è limitato a osservare che Madonna «non è più vergine». Una battuta talmente antica da sembrare quasi un reperto archeologico.
Il supermercato del pop
Il resto della serata è stato un catalogo pressoché impeccabile della musica pop del 2026. LISA ha vinto il premio per la miglior canzone pop con Dream, poi è tornata sul palco con Sawadika. RAYE ha proposto il suo soul-pop, Bruno Mars ha rallentato con Dance With Me, Shaboozey ha portato il country-rap di Cowgirl con Gunna, mentre Sienna Spiro ha cantato Great Expectation e ha poi ricevuto il premio come miglior artista emergente. GENER8ION e Yung Lean hanno offerto qualcosa di più movimentato con STORM: Lean ha addirittura distrutto un Moon Person. Ecco, questo è probabilmente il massimo grado di anarchia concesso dai VMA 2026: rompere una statuetta finta in una scenografia.
La cerimonia, trasmessa dal Peacock Theater di Los Angeles e condotta da Snoop Dogg, è stata insomma una lunga dimostrazione di come oggi sia possibile organizzare una serata di musica pop senza che la musica, o il pop, corra realmente il rischio di perdere il controllo.
Dolly Parton, finalmente un’emozione
La vera emozione è arrivata dal ricordo di Dolly Parton. Kacey Musgraves ha cantato I Will Always Love You, la canzone che Parton scrisse e portò al successo prima che Whitney Houston la trasformasse in un monumento mondiale. E per qualche minuto il gigantesco meccanismo dei VMA si è fermato.
Niente classifiche, niente record, niente selfie, niente «icon», «legend», «mother», «queen», «bestie» e tutto il vocabolario da social media con cui oggi si confeziona l’epica pop. Solo una canzone e il ricordo di una donna che aveva saputo trasformare una voce, un’immagine e una storia personale in qualcosa di molto più grande della macchina dello spettacolo.

Taylor Swift aveva già dedicato a Dolly il suo premio. Kacey Musgraves le ha dedicato una canzone. Per una volta, il momento più forte della serata non aveva bisogno di effetti speciali.
E poi arrivarono i Nirvana
Poi, quasi come se MTV si fosse ricordata improvvisamente di essere MTV, sono arrivati i Nirvana. Krist Novoselic, Dave Grohl e Pat Smear hanno ricevuto il Video Vanguard Award 2026, il riconoscimento alla carriera che celebra l’impatto sulla storia dei videoclip e della cultura musicale. Kurt Cobain, naturalmente, non c’era: è morto nel 1994.

Chuck D dei Public Enemy ha ricordato quanto i Nirvana fossero «completamente originali e sempre senza paura» in un’epoca in cui lo status quo diventava ripetitivo. Una frase che, ascoltata durante i VMA 2026, assume quasi involontariamente il tono di una critica alla serata stessa. Novoselic ha ricordato Cobain: «Kurt era unico nel suo genere». E ha spiegato che la musica dei Nirvana continua a vivere perché ancora oggi le persone cercano «qualcosa di autentico, di intransigente», qualcosa che dica: «Va bene essere se stessi».
Ed eccolo, finalmente, il fantasma di quello che erano i Video Music Awards. Non la perfezione. Non l’algoritmo. Non la macchina promozionale. Non il prodotto impeccabile confezionato per essere immediatamente condiviso. L’intransigenza. Quella cosa che nel vecchio MTV poteva significare un vestito assurdo, un bacio imprevisto, una polemica, una bestemmia televisiva o un artista che decideva di rovinare la festa. Nel 2026 non è successo quasi niente.
Ed è forse questo il dato più curioso dei VMA: la trasgressione non è stata censurata. Semplicemente, non si è presentata all’appuntamento. Per fortuna c’erano Madonna e i Nirvana a ricordarci che, prima dei premi, delle classifiche e dei record di Taylor Swift, i videoclip erano nati anche per fare una cosa oggi sorprendentemente sovversiva: disturbare.
La cerimonia si è tenuta ieri sera al Peacock Theater di Los Angeles con Snoop Dogg, il rapper di bandiera della città californiana, a fare da mattatore. In Italia, andrà in onda stasera alle 21 su MTV (Sky 131, Sky Glass 122 e NOW) e alle 22.45 su Comedy Central (Sky 129, Sky Glass 121 e NOW), per poi essere disponibile su Paramount+.
