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DA VEDERE. L’assurda storia della Gialappa’s Band

– Le prime visioni di questa settimana. Dal calcio preso a sberle ai personaggi diventati patrimonio della comicità italiana. Walter Veltroni racconta in un documentario la storia di Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, tre voci che hanno rivoluzionato la televisione. Su Netflix la quarta stagione di “Lupin”

– Quarant’anni di risate senza metterci la faccia

L’ASSURDA STORIA DELLA GIALAPPA’S BAND
Regista 
Walter Veltroni
Anno 
2026
Genere 
documentario

Ci sono comici che hanno bisogno di un palcoscenico, di un costume, di una smorfia. E poi ci sono tre signori che hanno fatto ridere milioni di italiani senza neppure mostrare la faccia. Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, meglio conosciuti come Gialappa’s Band, hanno trasformato la presa in giro in un genere televisivo, l’idiozia in una forma d’arte e il calcio in una miniera inesauribile di comicità involontaria. A quarant’anni dalla nascita del trio, Walter Veltroni ne ricostruisce l’avventura in L’assurda storia della Gialappa’s Band, documentario presentato il 20 ottobre alla Festa del Cinema di Roma.

Tutto comincia negli studi milanesi di Radio Popolare, dove tre ragazzi scoprono che commentare le partite prendendo in giro giocatori, allenatori e telecronisti può essere più divertente delle partite stesse. Il nome lo pescano addirittura dal vocabolario: la gialappa è una pianta messicana dalle proprietà lassative. Una dichiarazione d’intenti, praticamente.

Dalla radio alla televisione il passo è breve. Prima Mai dire Banzai, poi, nel 1990, Mai dire Gol, autentico laboratorio di una comicità surreale che avrebbe cambiato il linguaggio dell’intrattenimento italiano. La loro intuizione è semplice e micidiale: spesso la realtà è talmente ridicola che basta accompagnarla con il commento giusto. Nascono così il “gollonzo”, tormentoni destinati a sopravvivere ai programmi e soprattutto una galleria di personaggi indimenticabili. Felice Caccamo e Peo Pericoli di Teo Teocoli, il capitalista senza scrupoli Carcarlo Pravettoni di Paolo Hendel, l’Ingegner Cane di Fabio De Luigi, l’Epifanio di Antonio Albanese, la Nives di Luciana Littizzetto. E naturalmente Tafazzi, il masochista in calzamaglia di Giacomo Poretti, diventato persino metafora politica dell’autolesionismo della sinistra italiana. Senza dimenticare i bulgari e gli svizzeri di Aldo, Giovanni e Giacomo, creature di un universo dove la stupidità raggiunge vette quasi filosofiche.

La Gialappa’s e, in piedi, Walter Veltroni

Veltroni immagina la Gialappa come un circo itinerante, capace di cambiare continuamente artisti e numeri senza perdere la propria identità. Un circo nel quale i tre fondatori sono contemporaneamente autori, suggeritori, disturbatori e scopritori di talenti.

Il documentario non nasconde neppure le fratture. Come il furibondo litigio con Teocoli, concluso con una separazione traumatica, o l’addio di Carlo Taranto nel 2023, quando il trio è diventato un duo. Nel frattempo, il Mago Forest si è imposto come perfetto maestro di cerimonie di un’assurdità che continua ancora oggi nel GialappaShow.

Il segreto della loro longevità? Aver capito che una battuta sbagliata, commentata nel modo giusto, può diventare irresistibile. E che la televisione funziona meglio quando qualcuno ha il coraggio di smontarne la presunta serietà.

Il film, destinato anche a diventare una serie in quattro puntate da cinquanta minuti, è dunque qualcosa di più di una celebrazione nostalgica. È il racconto di un’epoca in cui la comicità televisiva sapeva essere irriverente, imprevedibile e perfino intelligente senza sentire il bisogno di dichiararlo. Quarant’anni dopo, la Gialappa continua a dimostrare che per diventare protagonisti della televisione, qualche volta, la cosa migliore è restare fuori dall’inquadratura.

  • Per chi vuol restare a casa

LUPIN PART 4 – Netflix

Fan di Lupin, l’attesa è quasi finita! Lupin Part 4 debutta su Netflix il 23 ottobre, con Omar Sy che riprende il suo ruolo ormai iconico come ladro di gentiluomini francese Assane Diop. Nella quarta stagione tornano Lupin, la sua famiglia, un nemico giurato e i suoi “amici” poliziotti. Nel cast troviamo di nuovo Ludivine Sagnier, Antoine Gouy, Soufiane Guerrab, Shirine Boutella, Théo Christine nei panni del figlio maggiore Raoul e Laïka Blanc-Francard.

«Quattro anni dopo la fine di Lupin III, Assane è ancora in prigione», si legge nella sinossi di Netflix. Per lui, Lupin non esiste più: vuole scontare la sua pena e mantenere la promessa fatta al figlio di andare a trovare la loro famiglia in Senegal. Ma i suoi piani vengono sconvolti da un misterioso annuncio firmato da “Lupin”: diversi musei saranno presi di mira con rapine simultanee. Nonostante le misure di sicurezza rafforzate, i furti vanno a buon fine come previsto. Assane proclama la sua innocenza, ma tutto sembra indicare la sua colpevolezza. Una telecamera lo riprende persino in uno dei musei durante una rapina in cui il Capitano Belkacem rimane gravemente ferito. Per dimostrare la sua innocenza e smascherare l’imitatore, Assane deve fuggire e indossare di nuovo il costume di Lupin.

La prima e la seconda stagione di Lupin si classificano rispettivamente al quinto e al nono posto tra le serie non in lingua inglese più popolari su Netflix. La serie ha raggiunto la top 10 di Netflix in oltre 90 Paesi in tutto il mondo. Secondo la piattaforma di streaming, le stagioni 1-3 di Lupin hanno contribuito all’economia francese con oltre 90 milioni di euro (100 milioni di dollari).

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