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“Squame”, un mondo queer libero

– Il primo graphic novel di Eugenia Erba racconta un universo fatto di drag queen, amicizie, desideri, precarietà e periferie. «Racconto i luoghi dove la comunità LGBTQ+ può finalmente essere sé stessa»
– L’autrice cita apertamente il fumetto alternativo messicano-statunitense degli anni ’80. «Il mio non è un mondo iperrealistico: è un ambiente che lascia spazio all’esagerazione e alla creatività»

Corpi dalle spalle larghe, mani enormi, pose teatrali e un segno che sembra scolpire le figure più che disegnarle. Basta sfogliare poche pagine di Squame per riconoscere immediatamente la cifra stilistica di Eugenia Erba, una delle voci più interessanti emerse negli ultimi anni dal panorama del fumetto indipendente italiano. Pubblicato da Eris e sostenuto dalla borsa di studio dedicata a Tuono Pettinato, il suo primo graphic novel racconta un universo fatto di drag queen, amicizie, desideri, precarietà e periferie, dove il realismo dei sentimenti convive con un immaginario popolato da serpenti, spettacoli e luoghi fuori dal tempo.

L’influenza del fumetto underground americano e latinoamericano è evidente fin dal tratto. Erba cita apertamente il fumetto alternativo messicano-statunitense degli anni Ottanta come riferimento principale, insieme alla scena contemporanea indipendente. Tra le sue tavole si possono intravedere le ombre di autori come Spain Rodriguez, Jaime e Beto Hernandez, ma il risultato è una voce personale, capace di fondere una forte componente pop con una riflessione intima sulle relazioni.

La storia di Squame nasce infatti da un’esperienza profondamente personale. «È una creazione costruita a strati», racconta l’autrice. Alla base ci sono i rapporti di amicizia all’interno delle comunità queer, legami che spesso finiscono per sostituire la famiglia tradizionale. Un vissuto che Erba riconduce tanto alla propria esperienza nel collettivo di autoproduzione “C.rude”, fondato insieme a Gaia Venturelli, Valeria Porta, Caterina Del Balzi e Xhulja Licaj, quanto agli anni trascorsi in Accademia, condividendo quotidianamente spazi, progetti e relazioni.

Da quel nucleo emotivo il racconto si è progressivamente aperto ad altri immaginari. Il mondo della cultura drag, la moda, l’estetica dello spettacolo sono entrati nella storia quasi naturalmente. «Volevo disegnare qualcosa che mi divertisse davvero», spiega. Essendo il progetto nato come tesi di laurea, sapeva che avrebbe convissuto con quelle tavole per molto tempo. Da qui la scelta di affiancare una psicologia dei personaggi estremamente realistica a un universo visivo dichiaratamente sopra le righe, dove il fantastico diventa il contrappunto di emozioni autentiche.

Anche gli spazi raccontano questa duplice anima. La provincia di Squame non è mai semplicemente uno sfondo, ma un teatro in cui convivono luoghi ordinari e scenari di evasione. Da una parte le villette suburbane e la quotidianità del lavoro; dall’altra una gigantesca fabbrica abbandonata, un night club decorato come un palcoscenico, le performance drag. «Mi interessava creare una contrapposizione», osserva Erba. «Il mio non è un mondo iperrealistico: è un ambiente che lascia spazio all’esagerazione, ai costumi, allo spettacolo e alla creatività».

Quegli spazi assumono però anche un significato politico e identitario. Per l’autrice rappresentano i luoghi in cui le persone queer possono esprimersi liberamente, al riparo dalle convenzioni della vita quotidiana. Un’esperienza che riconosce anche nel mondo dell’autoproduzione fumettistica, fatto di festival, collettivi e reti informali che diventano occasioni di incontro e condivisione.

«Molti di noi hanno lavori che non appartengono al mondo creativo», racconta. «Poi arrivano quei momenti in cui ci si ritrova ai festival, ci si prepara per mesi e finalmente si può essere sé stessi, ritrovare la propria comunità». È proprio questa convivenza tra lavoro di sostentamento e aspirazione artistica ad attraversare anche Squame, insieme ai temi della precarietà e dello sfruttamento lavorativo. La ricerca di uno spazio in cui sentirsi davvero a casa diventa così uno dei motori emotivi del racconto.

Un passaggio importante nel percorso di Erba è stato il conferimento della borsa di studio Tuono Pettinato, che le ha permesso di trasformare il progetto accademico in un libro. «È stata un’opportunità incredibile», afferma. «Credo sia un’iniziativa preziosa perché aiuta chi esce dagli studi ad affrontare quel momento di vuoto che c’è prima di entrare davvero nel mondo dell’editoria, offrendo un ponte tra l’autoproduzione e il fumetto professionale».

E il futuro? Se Squame ha raccontato drag queen e serpenti, il prossimo progetto sembra destinato a spingersi ancora oltre nel territorio del fantastico. Erba sta lavorando a una storia di vampiri, ma il soprannaturale sarà ancora una volta solo il punto di partenza. Al centro rimarranno le relazioni umane, l’esperienza queer e i sentimenti che attraversano i suoi personaggi.

«Mi viene spontaneo mettere in contrasto un elemento estremo, surreale, con emozioni molto reali», conclude. «Uso il fantastico per parlare dell’esperienza umana». Una poetica che attraversa già Squame e che promette di accompagnare anche i suoi prossimi lavori, confermando Eugenia Erba come una delle autrici più originali della nuova generazione del fumetto italiano.

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