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Appino fra Brian Eno e Pasolini

– Il frontman dei The Zen Circus in versione solista giovedì 28 marzo a  Messina, l’indomani a Palermo e sabato 30 a Catania per presentare “Humanize”
– «È un album ricchissimo di musiche diverse, lontane dal mio percorso con gli Zen, avevo proprio bisogno di andare altrove, cercare nuove forme di ispirazione»

A otto anni da Il grande raccordo animale e a dieci da Il testamento, vincitore della targa Tenco come miglior opera prima, il cantautore toscano, penna, voce e chitarra dei The Zen Circus, Andrea Appino torna in tour per presentare il suo ultimo lavoro Humanize che porta sul palco del Retronoveau di Messina giovedì 28 marzo, il giorno successivo venerdì 29 su quello dei Candelai di Palermo e, infine, sabato 30 marzo al Land di Catania.

Humanize Club Tour 2024 sarà l’occasione per ascoltare dal vivo i brani del nuovo disco ed esplorarne l’universo, ma anche per reimmergersi nei due album Grande raccordo animale(2015) e Il Testamento (2013). Appino è un infaticabile performer live ed è pronto a darne riprova anche in questo tour. Humanize è un progetto a 360 gradi, che si propone di indagare l’umanità nelle sue molteplici forme ed espressioni, e non poteva mancare di nuovi momenti di incontro tra esseri umani: sarà questo lo spirito dei live proposti dall’artista.

Il titolo Humanize trae ispirazione da una funzione, presente in diversi software di produzione musicale, che prende impulsi midi quantizzati nel tempo e nella dinamica e li sposta impercettibilmente in modo casuale, simulando un errore costante. Lo scopo è evadere l’esattezza digitale creando imperfezioni prossime a quelle umane.

«Otto anni di lavoro condensati in 72 minuti di musica, 23 tracce, 14 canzoni, 9 comizi di umanità. Un viaggio attraverso ciò che più ho amato, più ho odiato (e meno ho capito) al mondo: noi», racconta Appino. «Humanize è ricchissimo di musiche diverse, lontane dal mio percorso con gli Zen, avevo proprio bisogno di andare altrove, cercare nuove forme di ispirazione: si va dai White Noise (un gruppo di musica elettronica sperimentale inglese formatosi a Londra nel 1968, ndr) alla sconosciuta ai più Vanessa Worm fino all’approccio di Brian Eno. Non sono certo Hans Zimmer, ma c’è tanta musica ambient. Non mancano accenni ai Pink Floyd. C’è un gusto per un suono antico, ma ci sono anche nomi inaspettati di oggi: un pezzo come Enduro è stato influenzato dalla trap, da quella più dura degli Fsk. Credo che tutto ciò mi porterà, poi con gli Zen, a cercare ancora di più, per controbilanciare, un suono pop rock: dopo Grande raccordo animale scrissi la canzone La terza guerra mondiale e dopo Il Testamento arrivò Viva. C’è sempre stata una “reazione” dopo ogni mio album solista».

Humanize è una sorta di concept album. Come tale è una sfida alla frenesia della discografia contemporanea, offrendo dimensioni vicine alla colonna sonora, ma ponendosi, al contempo, come disco pop. «All’inizio Humanize non doveva essere un disco, ma un documentario», rivela Appino. «Poi lo scrittore di canzoni che è in me ha voluto la sua parte. Alla base c’è sempre stata l’idea di realizzare un progetto sull’umanità seguendo Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini in cui intervistava gli italiani su svariati argomenti. E in tutto questo ha trovato campo anche l’idea dell’imperfezione. Più lavoravo per perfezionare le tracce a livello sonoro, più il progetto non mi piaceva. Tutto questo credo che sia molto umano, vero. Ed è esattamente quello che cercavo». 

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