Storia

LEVANTE, il lato oscuro dell’amore

– In “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza” la cantautrice siciliana mette in musica la parte meno romantica dei sentimenti: l’autosabotaggio, la perdita, la memoria e le ferite che ci portiamo dietro. Un album personale e inquieto, nato dalla domanda più scomoda: perché facciamo fallire ciò che amiamo?
– «Non mi sono più chiesta cosa sia l’amore o dove vada a finire quando finisce. Ho soltanto chiesto a me stessa per quale motivo l’ho fatto fallire, tutte le volte in cui è finito o non è mai iniziato. I riferimento al ballo? La vita è una danza intorno ai nostri fallimenti, è quello che Jodorowsky chiamava il balletto della realtà»

Non è più tempo di chiedersi cosa sia l’amore, e nemmeno dove vada a finire quando la musica finisce. Per Claudia Lagona, in arte Levante, trentanovenne da Palagonia, la vera urgenza oggi è un’altra: guardare dentro le crepe, comprendere i motivi profondi per cui i sentimenti vacillano, si interrompono o non trovano mai il coraggio di iniziare. Esce questo venerdì 9 ottobre per Warner Music Italy il suo nuovo album in studio, Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, un lavoro intimo, denso e stratificato che raccoglie in quindici tracce l’esito di un’indagine emotiva condotta senza filtri.

Dopo la serie di singoli che hanno gradualmente anticipato il progetto – da Maimai, Niente da dire, Dell’amore il fallimento, Sono blu, Sei tu e Malìa -, il disco porta a compimento un racconto articolato, muovendosi con naturalezza tra la scrittura cantautorale, il pop contemporaneo e raffinate aperture elettroniche. A guidare la produzione ci sono ancora una volta Antonio Filippelli e Gianmarco Manilardi, protagonisti insieme all’artista di un sodalizio creativo che da un decennio ne accompagna la maturazione espressiva.

La danza e il colore arancione

La copertina dell’album

Il cuore concettuale dell’opera risiede in un cambio di prospettiva radicale rispetto al passato. «Non mi sono più chiesta cosa sia l’amore o dove vada a finire quando finisce», racconta la cantautrice spiegando la genesi del titolo. «Ho soltanto insistentemente chiesto a me stessa per quale motivo l’ho fatto fallire, tutte le volte in cui è finito o non è mai iniziato. L’associazione del fallimento alla danza nasce dall’immaginare queste storie come passi a due, quadriglie, balli di gruppo. In fondo non è questo forse? Ritrovarsi, poi, a fare le solite mosse. La vita è una danza intorno ai nostri fallimenti, è quello che Jodorowsky chiamava il balletto della realtà».

Questa danza di riavvicinamenti e addii si riflette anche nell’immaginario visivo dell’album, interamente pervaso da una luce arancione. Un colore che Levante non ha scelto a tavolino, ma riconosciuto gradualmente nel corso dei mesi: «Nella scrittura e nella composizione dei brani non sono stata guidata da un colore, almeno non da subito. Col passare dei mesi ho compreso che era una luce arancione a lampeggiare sulle mie parole, come un semaforo che allerta, un salvagente in mezzo al mare, un giubbotto di salvataggio. In effetti l’arancione è un emblema di detenzione, avvertimento o protezione. È il colore dell’ascesa, della discesa e della combustione solare, un simbolo di maturazione e raccolto, della rugginosa luna autunnale, di assimilazione e realizzazione». La stessa cromia avvolge la copertina corale dell’album, dove per la prima volta l’artista abbandona la propria immagine solitaria per circondarsi da una vera e propria piramide umana fatta di affetti, amici e compagni di viaggio.

Un cammino attraverso «qualche sciamanetta»

Claudia Lagona, in arte Levante, trentanovenne da Palagonia

Il cammino che l’ha portata a questa consapevolezza è stato lungo e tormentato, passato attraverso il supporto di uno psichiatra, una terapeuta, una life coach e «qualche sciamanetta», come ha confidato con franchezza a Vanity Fair. Un percorso necessario per comprendere come i suoi continui tentativi di autosabotaggio affondassero le radici nel lutto mai elaborato per la perdita del padre, avvenuta quando aveva appena nove anni.

«Una terapeuta, anni fa, mi disse: “Come può essere libera di amare se il suo più grande amore è morto? Lei tende a ucciderlo, l’amore”», rivela l’artista. Da quella dolorosa intuizione è nata l’esigenza di guardare con occhi diversi alla figura paterna: «Quell’uomo che avevo santificato perché era morto aveva delle colpe. Non colpe scelte: erano ferite trasmesse di padre in figlio. E io ho ricevuto la sua durezza, e poi la sua assenza». Del padre ricorda tratti estremi e contrastanti: «Aveva una simpatia fuori dal comune, ci faceva morire dal ridere. Ballerino, canterino, un giullare. Poi però arrivava il momento in cui una cosa piccola diventava una catastrofe, e dalla gioia ti portava al terrore».

Divenuta una bambina arrabbiata e costretta a crescere troppo in fretta – «se c’era un problema, dicevo: “Tranquilla, me la vedo io”» -, la svolta è arrivata con il trasferimento da Palagonia, in Sicilia, verso Torino, insieme alla madre. Anni dopo, al fianco del compagno Pietro Palumbo e con la nascita della figlia Alma nel 2022, è iniziato un altro capitolo complesso. Subito dopo il parto, infatti, l’artista è sprofondata in un periodo buio: «Sono caduta giù, giù, giù. Mi hanno diagnosticato due depressioni: quella post partum, che si è risolta, e quella infantile, mai curata, di quando è morto mio padre. Quella è una cicatrice, resta lì».

A salvarla sono stati il supporto farmacologico e la psicoterapia. «Un giorno ho detto al mio psichiatra: “Dottore, questa medicina funziona”. E lui: “Non è la medicina, sei tu. Questa persona che ti piace sei proprio tu”». Eppure, la fretta di tornare alla musica ha rischiato di frenare il recupero: «Al decimo giorno dopo il parto mi ero già messa al pianoforte. Tenevo mia figlia in braccio e suonavo. Non mi sono concessa la lentezza». Da quel groviglio di emozioni è nato anche il ritorno al Festival di Sanremo con Vivo, affrontato con conflitto sottile: «Avevo detto: se scelgono Vivo non vado. E invece sono andata. Per paura di non esserci. Era la depressione». Tutt’altra energia ha accompagnato invece la gara nel 2026 con Sei tu, autentico brano di riscatto che l’ha vista presentarsi come unica autrice firmata sul progetto.

Proprio sulla scrittura e sull’artigianalità della musica Levante mantiene una posizione intransigente, schierandosi con decisione contro l’uso creativo dell’Intelligenza Artificiale: «Io mi chiudo da sola in una stanza a scegliere le parole da quando avevo nove anni. L’architetto firma il progetto, non il muratore, che pure è bravissimo. Sono contraria a usarla per scrivere canzoni dal punto di vista creativo. A quel punto sei semplicemente un operatore AI, non sei uno scrittore né niente».

Quindici tracce e la voce della figlia

Le quindici tracce del nuovo album ripercorrono tutte queste metamorfosi. Tra i brani più intensi spicca Abissale, che trasforma la ferita del lutto paterno in una pagina musicale disarmante, mentre a metà disco compare un toccante cameo vocale della piccola Alma Futura, collocato come un punto di sospensione e uno spartiacque emotivo.

La title track è perno dell’intero progetto. Qui Levante formalizza la metafora del ballo: le storie d’amore vengono lette come passi a due o quadriglie che si ripetono ciclicamente, portandoci a fare “sempre le solite mosse” fino alla resa finale. In Castigo canta dell’amore tossico, mentre Niente da dire si focalizza sulla fase del silenzio e dell’incomunicabilità, quel momento in cui le parole perdono di efficacia e si prende atto della distanza che si è creata all’interno della coppia. Un brano che sembra rispondere a Fai rumore del suo ex Antonio Diodato.

Per presentare le nuove canzoni nella loro dimensione più pura, Levante salirà sul palco della Santeria Toscana 31 a Milano il 17 e il 22 novembre 2026 per due concerti intimi prodotti da Vivo Concerti. Contestualmente, la cantautrice attraverserà l’Italia con il tour instore Dell’amore parla Levante”: nove appuntamenti pensati come veri e propri dialoghi diretti con il pubblico, a partire dal 9 ottobre a Milano per poi toccare Torino, Roma, Napoli, Bologna, Bari, Catania (19 ottobre, Feltrinelli), Palermo (20 ottobre, Feltrinelli) e Genova.

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