– La cantante, accompagnata dal mandolinista Vincent Beer-Demander e dal pianista Claude Salmiéri, porta in tour il nuovo progetto “En-Chanter”, nel quale omaggia numerosi autori e compositori della canzone francese
Il termine francese “en-chanter” può avere diversi significati. “Enchanter”, ossia incantato, quando si incontra una persona. Con l’inserimento del trattino e di una “i”, “en-chantier”, può indicare anche “in cantiere”, ossia un lavoro in divenire. Nel caso del nuovo progetto di Petra Magoni include entrambi i significati: l’incanto per la voce di una delle interpreti tra le più eclettiche e sorprendenti della scena italiana, che ha saputo attraversare generi e linguaggi con naturalezza, collaborando con grandi artisti. E poi un “work in progress”, per usare il più diffuso termine inglese, ovvero uno spettacolo che cambia, si affina, evolve e migliora nel corso delle rappresentazioni. La prossima delle quali sarà mercoledì 9 luglio alle 21:00 al celebre MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma.
Una voce magnetica, sonorità raffinate ed atmosfere che attraversano epoche e culture in questo progetto musicale di Petra Magoni. Sul palco, al fianco dell’interprete italiana, due maestri della scena musicale francese: Vincent Beer-Demander, virtuoso di mandolino e mandola, e Claude Salmiéri, poliedrico pianista e compositore. Tre artisti uniti da un’affinità emotiva profonda e da un’irresistibile voglia di esplorare i territori della canzone d’autore con sguardo libero e contemporaneo.

En-Chanter è un omaggio appassionato – ma mai didascalico – alla grande tradizione della chanson française. Un viaggio sonoro che attraversa le parole e le melodie di Serge Gainsbourg, Jacques Brel, Boris Vian, Léo Ferré, Claude Nougaro, Marguerite Monnot, Astor Piazzolla e Ángel Cabral, intrecciandole con composizioni originali nate dalla sensibilità di Beer-Demander. Il risultato è un concerto intimo e potente, costruito sull’eleganza degli arrangiamenti, sull’interplay tra i musicisti e sull’empatia che Petra Magoni sa instaurare con ogni ascoltatore. Un’esperienza musicale che vibra di autenticità e si nutre della forza evocativa della parola e del suono.
«Siamo un trio italo-francese, guidato da una spiccata identità comunicativa, e (ri)leggiamo in modo personale brani autografati da alcune icone sacre della musica francese, e non solo», spiega Petra Magoni. «Il trait d’union di queste canzoni francesi, o italiane in francese o viceversa, diverse per stile, è Parigi, il ricordo di Parigi. Una sorta di viaggio nel tempo e negli spazi della capitale francese».
Canzoni che si mescolano con ricordi familiari. «A Parigi ho anche vissuto, e mio padre, che è un pittore, ha dipinto pure a Montmartre negli anni Sessanta. Diciamo che le varie canzoni sono legate da una narrazione che è fondamentalmente fantasiosa e romanzata, ma sulla base di elementi di realtà. A Parigi era possibile incontrare per le strade vari artisti, giovani al tempo e poi diventati i “giganti” del presente. Dunque, canzoni magari apparentemente lontane, ma legate dal “filo” di Parigi, tra personaggi e incontri inventati».
