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Addio CHRIS REA, laburista blues

– Il cantautore ricordato per canzoni come “Driving Home for Christmas” e “Josephine” aveva 74 anni e in passato aveva superato gravi problemi di salute. Impegnato episodicamente in politica, appassionato di cinema e collezionista di auto d’epoca

È morto Chris Rea, cantante e chitarrista britannico che raggiunse il culmine della popolarità – in patria, ma anche in giro per l’Europa – fra i primi anni ’80 e la metà dei ‘90. A dare notizia, a nome della moglie e della famiglia, è stata una portavoce: «È con immensa tristezza che annunciamo la morte del nostro amato Chris. Egli è spirato pacificamente oggi in ospedale, in seguito a una breve malattia, circondato dai suoi familiari». Rea aveva 74 anni e in passato aveva superato gravi problemi di salute, inclusa una diagnosi di cancro al pancreas, rimosso chirurgicamente nel 2001.

Chris Rea era uno di quegli artisti che non hanno mai avuto bisogno di reinventarsi perché, in fondo, hanno sempre saputo chi erano. La sua storia attraversa più di quarant’anni di musica popolare con una coerenza rara, costruita su un linguaggio personale che ha saputo unire il blues americano a una sensibilità profondamente europea.

Nato a Middlesbrough nel 1951, in una zona industriale del nord dell’Inghilterra, Rea arriva alla musica relativamente tardi. È un dettaglio importante, perché spiega molto del suo approccio: niente virtuosismi esibiti, niente pose da rockstar. Quando negli anni Settanta pubblica i primi dischi, il punk sta per cambiare le regole del gioco e il pop britannico si muove tra sperimentazione e rottura. Rea, invece, sceglie la strada della continuità, affidandosi a un blues melodico, narrativo, fortemente evocativo.

Il successo giunge negli anni Ottanta, ma in modo graduale. Album come Shamrock Diaries e On the Beach lo impongono come autore capace di parlare al grande pubblico senza semplificare il proprio linguaggio. Le canzoni sono costruite su atmosfere riconoscibili: strade, viaggi, pioggia, attese. È un immaginario che diventa centrale in The Road to Hell (1989), il disco che lo consacra definitivamente e che racconta un’Inghilterra segnata dal declino industriale e da un futuro incerto.

Chris Rea diventa così una figura unica nel panorama pop-rock: vende milioni di dischi senza mai aderire completamente alle mode del momento. La sua chitarra slide, il timbro vocale ruvido e immediatamente identificabile, la scrittura essenziale ma mai banale creano un marchio sonoro che resiste al tempo. Brani come Driving Home for Christmas o Josephine entrano nella cultura popolare, trasformandosi in piccoli classici capaci di parlare a generazioni diverse.

La voce, roca e segnata, è parte integrante del racconto. Non è una voce “bella” in senso accademico, ma è vera. Porta addosso gli anni, le malattie, le pause forzate che la vita gli ha imposto. E proprio quando il destino ha provato a fermarlo — con interventi chirurgici e silenzi obbligati — Chris Rea ha risposto tornando all’essenza: il blues. Album scarni, quasi artigianali, dove la musica diventa necessità, non ornamento.

Rea non ha mai cercato il successo. Ha preferito il ruolo del viaggiatore solitario, quello che conosce il valore del ritorno tanto quanto quello della partenza. Le sue canzoni non chiedono attenzione: la meritano col tempo. Come certe strade secondarie che non finiscono sulle mappe principali, ma che, una volta percorse, restano nella memoria più delle autostrade.

Impegnato episodicamente in politica, ad esempio come sostenitore della sinistra laburista nel 2017, Chris Rea realizzò anche colonne sonore, fu appassionato di cinema e scrisse personalmente un film intitolato in italiano La Passione: ispirato in parte alla sua biografia di appassionato di automobilismo e di fan nell’infanzia di Wolfgang von Trips, pilota tedesco della Ferrari morto tragicamente a Monza nel 1961. Famoso per la sua collezione di auto d’epoca, partecipò a corse motoristiche e fu inoltre attore protagonista della commedia Parting Shots (1999), recitando al fianco di nomi come John Cleese (leggenda dei Monty Python), Bob Hoskins, Felicity Kendal e Joanna Lumley.

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