Interviste

WILL HUNT: il mio omaggio all’era grunge

– Il batterista degli Evanescence e di Vasco Rossi dal 27 novembre in tour in Italia con due date in Sicilia (Siracusa e Palermo): «Sarà una serata di musica incredibile: canzoni di Alice In Chains, Nirvana, Pearl Jam, Stone Temple Pilots, Foo Fighters, Bush e Smashing Pumpkins»
– «Avrei dovuto fare il concerto dei record a Modena Park con il Blasco, ma gli Evanescence mi hanno richiamato e sono dovuto rientrare lì perché per me è davvero “casa”». «Ormai vengo in Italia diverse volte all’anno, la considero una seconda casa. Il prossimo anno tornerò due volte»

C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui Will Hunt colpisce la batteria. Non è solo potenza, non è solo tecnica. È una sorta di forza primordiale, una vibrazione che sembra nascere da un dialogo segreto tra cuore e metallo. Chi l’ha visto dal vivo — magari sul palco con gli Evanescence o con Vasco Rossi — sa bene di cosa si parla: Hunt non suona, “incarna” il ritmo.

Nato a Gainesville, Florida, nel 1971, Hunt è cresciuto nel pieno dell’America del grunge. E proprio con una scaletta che attraversa i brani simbolo del grunge – da Smells Like Teen Spirit ad AliveMan in the BoxEverlong e molti altri – Will Hunt porta in giro per il mondo la Grunge Night e che dal 27 novembre sarà in Italia, partenza da Castel Goffredo (MN) per chiudere il 6 dicembre al Club Sonica di Siracusa e l’indomani, 7 dicembre, al Mind House di Palermo. Sarà uno spettacolo che va oltre il semplice concerto: un’esperienza condivisa, che riaccende l’emozione e la forza di un’epoca irripetibile che ha cambiato il rock e continua a ispirare.

«Questo è un vero e proprio tributo alla migliore musica dell’era grunge», annuncia dall’altro capo del mondo, l’Australia, dove si trovava in tour nei giorni scorsi. «Suoneremo un set di 90 minuti con solo i più grandi successi grunge: canzoni di Alice In Chains, Nirvana, Pearl Jam, Stone Temple Pilots, Foo Fighters, Bush e Smashing Pumpkins. Sarà una serata incredibile di musica fantastica».

Ma Will Hunt ha sempre guardato oltre. Le sue bacchette non conoscono confini: dal metal più cupo al rock più melodico, riesce a trovare sempre un equilibrio perfetto tra energia e sensibilità. È un batterista che ama le sfumature, anche quando il suono è travolgente.

Negli Evanescence, il suo impatto è stato determinante: una batteria che non è semplice accompagnamento, ma architettura sonora, costruzione emotiva. Ogni colpo, ogni pausa, ha un peso preciso. Con Amy Lee ha condiviso la dimensione più epica del rock contemporaneo, quella che unisce l’intimità del dolore alla teatralità del suono.

Poi c’è stata l’Italia. E in Italia, come spesso accade, le storie cambiano colore. L’incontro con Vasco Rossi ha portato Will Hunt in un territorio nuovo, dove la lingua cambia, ma il cuore del rock resta lo stesso. È bastato poco perché tra i due scattasse una comprensione istintiva: il Blasco ha sempre avuto fiuto per i musicisti che vivono la musica come una questione di pelle, e Hunt è esattamente questo.

Sul palco con Vasco, Hunt non è stato un semplice batterista straniero prestato al rock italiano: è stato un interprete pieno, un’anima che dialoga con la folla di San Siro o dell’Olimpico. La sua batteria diventava il respiro del concerto, un motore che accende e sostiene ogni canzone.

  • Nel 2001 hai formato la tua prima band, gli Skrape, e suonavi metal. Un’esperienza durata tre anni, poi hai iniziato a fare tournée con diverse band. Come sei finito in Italia, alla corte di Vasco Rossi?

«Sono stato contattato da diverse persone su richiesta di Guido Elmi, il produttore dei concerti di Vasco, per vedere se fossi interessato a partecipare al tour di Vasco del 2014. Immagino che Guido abbia visto un video di me che suonavo con i Black Label Society e abbia pensato che sarei stato perfetto per quello che volevano fare per il concerto di Vasco. All’epoca non avevo idea di chi fosse, ma quando l’ho scoperto sono rimasto COMPLETAMENTE sbalordito e ho colto al volo l’occasione».

  • Che ricordi hai del tour con Vasco?

«Beh, ho fatto tre tour con lui: 2014, 2015 e 2016. Ho tantissimi ricordi, tutti meravigliosi. Credo che i ricordi più belli siano i concerti e la passione assoluta dei fan italiani e di Vasco, e il modo in cui il pubblico italiano mi ha accolto. Ormai vengo in Italia diverse volte all’anno, la considero una seconda casa. Ma l’energia pura di quei concerti e le emozioni che suscitano erano così incredibili e speciali: non ho mai provato niente di simile né prima né dopo».

  • È stato a causa degli Evanescence che hai lasciato la band di Vasco?

«Sì. Inizialmente avrei dovuto fare il concerto del 2017 al Modena Park per il quale ha battuto il record mondiale di pubblico, ma gli Evanescence mi hanno richiamato e sono dovuto tornare lì perché per me è davvero “casa”, in termini di band».

  • È stata più importante l’avventura con Vasco o quella con gli Evanescence?

«Beh, sono negli Evanescence dal 2007, quindi c’è molta storia dietro di loro e anche successi straordinari. Volevo DAVVERO fare il concerto di Vasco e continuare a suonare con lui il più a lungo possibile, ma sfortunatamente non potevo essere in due posti contemporaneamente. Uno non è più importante dell’altro, ho solo un impegno di lunga data con gli Evanescence».

  • Torni spesso in Italia. C’è davvero un legame speciale fra te e il pubblico italiano.

«Sì! Come dicevo, vengo e faccio due-tre tour all’anno nel vostro Paese. L’anno prossimo gli Evanescence suoneranno anche in Italia, solo che non so ancora dove. Inoltre, con il mio progetto Heroes and Monsters con Stef Burns, il chitarrista di Vasco, e Todd Kerns di Slash, pubblicheremo nuova musica e faremo un tour italiano la prossima estate».

Nel modo di suonare di Will Hunt c’è un senso profondo del tempo, non solo musicale ma quasi esistenziale. Sembra sapere che ogni colpo di cassa, ogni rullata, è un istante irripetibile, e lo vive come tale. Forse è per questo che, quando lo si ascolta, si ha la sensazione di essere dentro qualcosa di più grande: non solo un ritmo, ma un’emozione condivisa.

In fondo, è questo il segreto dei grandi batteristi: farci dimenticare che stanno “solo” suonando. E ricordarci, invece, che il rock, quando è vero, nasce dal cuore e si propaga nel mondo attraverso un battito.

  • A proposito, qual è lo stato di salute del rock oggi?

«Il rock è MOLTO sano!!! Continua a evolversi e a superare nuovi confini e il pubblico dal vivo continua a crescere. Uno dei motivi principali per cui sono rimasto con gli Evanescence è proprio questo: continuiamo a fare nuova musica e a spingerci oltre i limiti, e il pubblico della band continua a crescere».

Il tour italiano

Per la “Grunge Night” Will Hunt sarà alla guida di un power trio completato da Clayton Sturgeon (voce e chitarra) e Steve Armeli (basso). Queste date e tappe:

27 novembre – Castel Goffredo (MN) – Ass. San Michele

28 novembre – Cermenate (CO) – Black Horse

29 novembre Bellinzona (CH) – Hook Pub

30 novembre Torino – Q77 Vertigo

1 dicembre Ascoli Piceno – BreakLive

3 dicembre Vallesaccarda (AV) – Centro Sociale

4 dicembre Roma – Kill Joy

5 dicembre Rimini – House of Rock

6 dicembre Siracusa – Sonica 

7 dicembre Palermo – Mind House

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