– I “Pensieri scomodi” della cantautrice ciociara parlano di chi non riesce a spiegarsi, a chiedere aiuto e lascia le frasi sospese. «Oggi è diventato un po’ difficile essere ascoltati, oppure sentirsi ascoltati, specie quando si tratta di ansia, che non tutti riescono a capire o la viviamo tutti in maniera diversa»
– «Ho voluto dare una forma musicale alla figura retorica dell’aposiopesi, cioè l’interruzione volontaria di una frase. Il violoncello finisce la frase al posto mio. È il suono di ciò che non riesce a uscire con le parole». Quel silenzio non è fine a se stesso: è parte della scrittura. E il non detto, finalmente, ha un suono
– «Purtroppo, non sempre riceviamo il giusto supporto da parte delle persone che ci sono intorno. Il mondo che viviamo sta diventando poco empatico e questo non mi piace affatto. Il fatto che tanti giovani si rifugino nell’arte affinché ciò che provano possa essere legittimato non è un segnale positivo»
– In Italia, il 71% degli “under 30” italiani convive con l’ansia. Solo il 12% riceve un supporto professionale. Non per vergogna. Ma per mancanza di linguaggio. A scuola nessuno insegna a nominare l’inadeguatezza. Nelle famiglie, il dolore viene riconosciuto solo quando diventa crollo
È lei che… / …Parla per me… / La musica dà voce a quello che non riesco a dire / Lei mi comprende, lei sì, che mi sa capire / Mi rifugio in quest’armatura fragile / Nel mio silenzio impenetrabile / Ci resto dentro finché posso / Fino a quando sento che mi sta crollando addosso
sofia pelle aka Vi skin
Se il malessere psicologico potesse avere un suono, oggi avrebbe quello delle pause interrotte di Pensieri Scomodi, il nuovo singolo di Vi Skin, nome d’arte dell’artista ciociara Sofia Pelle. «Uno pseudonimo che deriva dall’ablativo di “Vis roboris”, che significa “con la forza” o “attraverso la forza”», spiega. «La forza chiamata in causa è quella di volontà che mi spinge a fare ogni cosa». A superare ogni ostacolo fisico – come il vivere in provincia – e psichico, come l’ansia contro cui ha combattuto, vincendo la sfida. Grazie alla musica, appunto.
«Oggi è diventato un po’ difficile essere ascoltati, oppure sentirsi ascoltati, specie quando si tratta di ansia, che non tutti riescono a capire, oppure la viviamo tutti quanti in maniera diversa», riflette Sofia. «L’ansia per me è una interruzione, è come una frase che vorresti finire ma che si spezza prima di arrivare al punto. Ed è quel momento in cui senti tutto, anche troppo, ma non hai le parole giuste per dirlo, e non è solo preoccupazione, è una forma di rumore interno che ti blocca e che li lascia sospesa, e che poi non ti permette di capire. E nel mio caso l’ansia si manifesta proprio così, come un discorso lasciato a metà, come una sensazione che nasce, cresce e poi s’inceppa. E questo l’ho voluto rappresentare all’interno di Pensieri scomodi».

Pensieri Scomodi è una canzone che non parla dei giovani. Parla come loro. A livello musicale, è una forma implosa. Evita la risoluzione, il tentativo di “chiudere il cerchio”. Il testo respira e si interrompe. Avanza e si ritrae. È un brano che si affaccia sui pensieri bloccati, sulle ansie in cortocircuito, sui ricordi che sfuggono come le frasi lasciate a metà. Un brano a tratti scomodo, perché ammette una grande verità del nostro tempo: esistono emozioni che trovano più ascolto in una base musicale che in una relazione umana.
«Pensieri scomodi proprio questo: sono quei pensieri che, quando vorresti riposare, ti disturbano, che non sono mai convenienti; sono le domande che non ti lasciano dormire; e poi ci sono i ricordi che fanno troppo rumore e che però non riesci ad esternarli», prosegue Vi Skin. «Poi sono le cose che non racconti agli altri perché non sai neanche da dove cominciare. Nella canzone ho scelto di non spiegare e di non risolvere e ho preferito lasciare spazio al violoncello che diventa la mia aposiopesi, la mia frase interrotta. Quindi, il violoncello, la musica, parlano dove io non riesco, perché quando l’ansia ti blocca, quando senti che non riceverai il giusto ascolto è spesso la musica che ti permette di esistere senza doverti giustificare».
L’aposiopesi, dal greco “lasciare il discorso in sospeso”, è una figura retorica che consiste nell’interruzione volontaria di una frase. È ciò che accade in Pensieri Scomodi, quando la voce si ferma e lascia spazio al violoncello. Quel silenzio non è fine a se stesso: è parte della scrittura. E il non detto, finalmente, ha un suono.
Il 71% degli “under 30” convive con l’ansia

Sette giovani su dieci dichiarano infatti di vivere con ansia costante. Ma solo uno di loro riceve aiuto. Secondo una recente indagine Ipsos (2025), il 71% degli “under 30” italiani convive con forme avanzate di ansia. Solo il 12% sta però ricevendo supporto professionale. Il resto, in gran parte, sceglie il silenzio. Non per vergogna. Ma per mancanza di linguaggio. A scuola nessuno insegna a nominare l’inadeguatezza. Nelle famiglie, il dolore viene riconosciuto solo quando diventa crollo. Online, la sofferenza viene filtrata attraverso algoritmi, trend o intrattenimento. Non è questione di riluttanza, né di tempra. È assenza comunicativa. Il fatto che l’arte sia spesso l’unico canale espressivo privo di giudizio non è un dono: è un limite sociale. Chi ha bisogno di capirsi e di essere capito trova più ascolto e comprensione in una strumentale che in un adulto.
«Dipende sempre da noi, ma anche dalle persone che ci circondano, perché non sempre le persone hanno intenzione di ascoltarci, a volte non hanno gli strumenti per farlo», ragiona la trentaduenne cantautrice ciociara. «Ricevere il giusto ascolto può aiutare, anche semplicemente trovare una persona che sta in silenzio ad ascoltarti può fare la differenza. Attraverso questo brano non volevo fare alcuna confessione, ma volevo creare uno spazio sospeso, dove anche chi non trova mai le parole può riconoscersi e dove il “non detto” non è debolezza, ma linguaggio: un brano che non propone soluzioni, non guarisce, semplicemente legittima ciò che normalmente nascondiamo. Purtroppo, non sempre riceviamo il giusto supporto da parte delle persone che ci sono intorno, che può essere un amico o un familiare. A volte manca l’empatia. Il mondo che viviamo sta diventando poco empatico e questo non mi piace affatto. Il fatto che tante persone, tanti giovani si rifugino nell’arte affinché ciò che provano possa essere legittimato non è un segnale positivo».

- I social quale ruolo giocano in questa realtà?
«Possono essere un luogo dove potersi anche ritrovare, però i social non sono un posto frequentato da persone empatiche. Esternare le proprie fragilità online, dove chiunque può commentare, può essere anche controproducente. Sono del parere che sia meglio lavorare sulle proprie insicurezze altrove e poi, in un secondo momento, condividerle con il mondo. Perché non sempre riceviamo il giusto supporto da parte delle persone che non ci conoscono. In un momento di fragilità anche una parolina fuori posto potrebbe ferirci anche tanto».
Pensieri Scomodi non pretende di rappresentare, né di guarire. Non traduce il dolore, non lo addolcisce. E nemmeno lo trasforma in prodotto. Lo lascia irrisolto. Pubblico. E soprattutto, legittimo. Oggi, dove il problema non è più “avere una voce”, ma sapere se qualcuno resterà ad ascoltarla, tenere aperto quel limbo, quel silenzio, è forse la funzione più utile che una canzone possa avere.
Vi Skin non rivendica uno spazio generazionale, né si propone come portavoce. Lascia esistere il dolore, senza mediarlo o renderlo fruibile. E ci rimane accanto. Rinuncia al commento, e forse, è proprio lì che si trova, la più sincera forma di onestà e rispetto: nel sapere dove fermarsi.
