Storia

Verso Sanremo / SAYF, la lanterna è Tenco

– Il rapper italo-tunisino mescola l’hip hop con il cantautorato genovese. «Ho subito l’influenza della città dove sono cresciuto»
– «Papà genovese da non so quante generazioni e mamma tunisina. Se non fossi in gara tra i big all’Ariston mi chiamerebbero “maranza”»
– “Tu mi piaci tanto”, la canzone con cui è in gara al Festival, è una storia d’amore piena di incursioni nel sociale e nella politica 
– “Un fiore su una camionetta” per dimenticare “le botte in piazza”: «Il manifestante e lo “sbirro” sono figli della stessa categoria sociale»

Sayf arriva dal rap, ma il rap è solo una delle lingue che parla. Nei suoi brani c’è l’urgenza di chi è cresciuto dentro le contraddizioni delle periferie contemporanee, ma anche la consapevolezza di chi sa che l’identità non è mai una cosa sola. Le sue canzoni sembrano spesso appunti emotivi, frammenti di diario messi in musica, dove il racconto personale diventa riflesso collettivo senza bisogno di proclami.

Adam Sayf Viacava, classe 1999, è un rapper e produttore italo-tunisino nato e cresciuto a Genova: «Papà genovese da non so quante generazioni e mamma tunisina. Se non fossi in gara tra i big all’Ariston mi chiamerebbero “maranza”, e non è detto che non lo facciano lo stesso», si presenta. Lunghi dreadlocks, retaggio di una passione per il reggae e Bob Marley, «la cultura reggae richiama tanto l’Africa e quella musica mi ha reso orgoglioso delle mie origini: mi sono sentito prima africano che tunisino». La scoperta dell’hip hop è venuta dopo. Lui però è una sorta di alieno del rap: suona la tromba e ama il jazz. «Tra tutti i generi che amo, il jazz non è il primo della mia lista, ma mi diverte mischiarlo. Mi piace nella sua forma contaminata, col rap si mescola bene».

A febbraio 2025 ha pubblicato il suo primo EP intitolato Se Dio vuole, ottenendo riscontri importanti tra live e piattaforme. Poi tre hit estive: Sto bene al mare con Marco Mengoni e Rkomi, Figli dei palazzi feat. Néza e il suo singolo da solista Una can. Il prossimo 24 febbraio debutta fra i trenta Big del Festival di Sanremo, dove presenta Tu mi piaci tanto, un brano che promette di essere una delle sorprese di questa edizione. 

È una canzone d’amore moderna con flash sull’attualità: dagli allagamenti in Liguria ed Emilia all’azione di Cannavaro nel gol di Del Piero alla Germania ai Mondiali 2006, da Berlusconi (“E come ha detto l’imprenditore/ ‘L’Italia è il paese che amo’”) sino al G8, con una immagine potente: “un fiore su una camionetta” per dimenticare “le botte in piazza”. «È un simbolo di non violenza», spiega. «Significa dire: “Va bene, ci dimentichiamo un torto subito per andare avanti, per costruire qualcosa di positivo”. Il succo è che noi persone siamo tutti uguali, ma veniamo divisi da economia e contesti. E finiamo per farci la guerra tra noi senza guadagnarci niente. Il manifestante e lo “sbirro” sono figli della stessa categoria sociale, probabilmente. È un segno di pace da persona a persona».

E, nella canzone, non manca una citazione di Luigi Tenco: “Amore, amore mio / che paura di venir capito / in questa fase di tirocinio / Tenco è morto qui vicino”. Musicalmente, il cantautorato genovese viene rivisitato in chiave 2.0, mescolato a ritmi internazionali. 

La sua produzione rispecchia il significato del suo nome: “Sayf” in arabo significa “spada” o, in alcune varianti, richiama l’estate. È un nome che riflette perfettamente la sua doppia natura: tagliente nelle rime rap, ma capace di calore e solarità nelle melodie pop. La sua scrittura è asciutta, mai compiaciuta. Non cerca la punchline a effetto, non costruisce personaggi più grandi della vita. Racconta piuttosto un quotidiano fatto di attese, di scelte sospese, di domande che restano aperte. È un rap che osserva più di quanto giudichi, che preferisce la riflessione alla rivendicazione. In questo senso, Sayf sembra muoversi in una zona di confine, dove l’hip hop incontra la canzone d’autore, senza sentirsi obbligato a dichiararlo.

Anche musicalmente, il suo percorso va in quella direzione. Le produzioni sono essenziali, spesso intime, costruite per accompagnare la voce e non per sovrastarla. I beat non cercano l’impatto immediato, ma una durata emotiva. È una musica che si lascia ascoltare nel tempo, che non vive solo nel primo play ma cresce nella ripetizione, quando si cominciano a cogliere le sfumature. 

Adam Sayf Viacava, classe 1999, è un rapper e produttore italo-tunisino nato e cresciuto a Genova

La sua presenza a Sanremo sembra stridere con il suo percorso artistico. «Il Festival, in realtà, mi ha sempre affascinato. Viene visto tanto anche in Tunisia, è un tassello importante del mio percorso musicale. Per il resto, cercherò di essere me stesso. Spero di potermi far capire per quello che sono».

Forse perché Sayf “con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi prima di andare a Genova e ogni volta ci chiediamo se quel posto dove andiamo non c’inghiotte e non torniamo più” è stato anche lui ingurgitato dalla città di De André, Paoli, Tenco, Lauzi.

«Genova ti influenza tanto il carattere, ci devi vivere per capirla. Il luogo è fondamentale, per la mia crescita è stato molto importante. Genova è mia madre. È una città viva, forse poco conosciuta. Quel modo di vivere alla fine ti pervade», ammette. «Avrei voluto conoscerli tutti, De André, Lauzi, Tenco… Se devo scegliere uno dico Fabrizio De André, mio padre me lo faceva sentire tanto quando ero piccolo. Oggi mi sento un bel miscuglio di tutti loro: amo il Brasile di Bruno Lauzi, i brani lenti di Luigi Tenco. Ero fissato con Il cielo in una stanza, ma tutto questo riporta sempre a Genova. In compenso, conosco tutti quelli della nuova scena genovese, da Olly a Bresh».

Nella serata dedicata alle cover, Sayf duetterà con Alex Britti e Mario Biondi in una rilettura di Hit the Road Jack di Ray Charles. «Loro sono due colossi, sono contento e li ringrazio. È spuntato un video di loro due che suonano insieme e quello ci ha dato lo spunto per chiamarli. La reinterpretazione sarà divertente».

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