– L’ex ragazza del Piper torna per l’undicesima volta al Festival con “Opera”, canzone scritta dal siciliano Giovanni Caccamo. «Quando la canto, mi sento un’unicità. Perché tutti noi siamo delle opere, ma, come dice il testo, io sono pure musa e colore tagliente»
– Il prossimo 6 marzo uscirà l’omonimo album che sarà presentato in alcune importanti gallerie italiane. Nella serata delle cover omaggerà Ornella Vanoni e Peppe Vessicchio. «Ci conoscevamo da così tanto e abbiamo lavorato così tante volte assieme»
– «Non guardo mai al passato ma quando rivedo quella ragazzina bionda mi fa simpatia e tenerezza. Io sono ancora così, mi sento una ragazza piena di voglia di vivere. Oggi la vera trasgressione è proprio essere se stessi e non omologarsi a nessuno»
Primo corpo femminile sul palcoscenico del beat italiano, poi grande diva del pop nazionale, minaccia bionda, algida e inarrivabile, Patty Pravo celebra 60 anni di carriera: un percorso artistico tra i più lunghi del panorama musicale italiano durante il quale è stata – e resta – protagonista indiscussa. Una vita fatta di successi, di provocazioni ed eccessi, di collaborazioni e di ricerca – seguendo ostinatamente il suo intuito musicale – in un’evoluzione costante che le ha permesso di restare sempre sulla cresta dell’onda. La grande interprete non si sottrae a quest’importante ricorrenza, anzi, lo fa con l’entusiasmo e l’estro che la contraddistinguono, e pubblica per l’occasione il suo ventinovesimo album da studio, Opera, in uscita il 6 marzo.
Un’anticipazione del nuovo lavoro ci sarà martedì 24 febbraio, quando l’ex ragazza del Piper tornerà per l’undicesima volta al Festival di Sanremo con il brano che dà il titolo al progetto, Opera appunto, scritto per lei dal siciliano Giovanni Caccamo. Sarà la sua undicesima partecipazione alla gara canora.

«Quando la canto, mi sento un’opera. Un messaggio. Un’unicità. Perché tutti noi siamo delle opere, ma, come dice il testo, io sono pure musa e colore tagliente», esordisce. «Non ho il senso della gara, vado solo perché penso di avere un bel pezzo da cantare. E poi il Festival è l’unica cosa divertente che ci rimane».
Il look dell’artista durante le serate del Festival è stato ispirato da un sogno, un mood onirico che rispecchia il messaggio di Opera. L’outfit sarà caratterizzato da uno stile minimalista ed elegante: gli abiti dal design sobrio, tagli essenziali e linee morbide, con applicazioni sartoriali e ricami eseguiti interamente a mano, sono stati creati da Simone Folco ed esaltano lo spirito del brano, riflettendo lo stile unico che da sempre contraddistingue la grande interprete.
Nella serata delle cover di venerdì 27 febbraio, l’artista veneziana omaggerà Ornella Vanoni, a cui la univa una profonda amicizia, interpretando Ti lascio una canzone (testo di Gino Paoli e musica di Gino Paoli e Peppe Vessicchio) accompagnata sul palco da Timofej Andrijashenko, primo ballerino del Teatro alla Scala di Milano.
«Mi manca tanto Ornella Vanoni e volevo omaggiarla. Ci conoscevamo da così tanto e abbiamo lavorato così tante volte assieme da non poter non essere amiche», ricorda. «Una quarantina di anni fa abbiamo fatto assieme una cosa in tv. Io l’accompagnavo al piano e lei cantava, ma la cosa divertente era che il regista inquadrava lei mentre suonavo io e me mentre cantava lei. Ricordo ancora le risate».

Per il nuovo album Patty Pravo ha scelto un pool di autori ognuno diverso dall’altro, per estrazione e sensibilità. Le undici canzoni che lo compongono sono firmate – tra gli altri – da Giovanni Caccamo (anche Art Director del concept grafico e visivo dell’album), Giuliano Sangiorgi, Morgan, Serena Brancale, Raphael Gualazzi, Francesco Bianconi, Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina (La Rappresentante di Lista), Marianne Mirage e Andrea Bonomo, Federico Dragogna, Pierpaolo Capovilla, Cristina Donà e Saverio Lanza. In marzo Patty Pravo presenterà Opera nei musei di alcune delle più importanti città italiane, mentre l’8 aprile prenderà il via nei principali teatri italiani Opera Tour.
- Le è piaciuta la versione de “La bambola” fatta da Madonna?
«Sì. È stata la stessa Madonna ad indicarmi come suo modello, l’ha detto due anni fa», sottolinea altezzosamente. Terribilmente divina. «Non ho rimpianti. I rimpianti li lascio per il tempo che verrà. Vivo tranquilla. Anch’io ho superato i confini: ho venduto cento milioni di copie di dischi, sono terza dopo i Beatles. Ad oggi La bambola vanta una cifra record di vendite pari a circa 40 milioni di copie. È stata incisa nel mondo anche da altri interpreti e da me in più lingue. In America ci sono stata, non mi interessava, non volevo essere “poppeggiante”… Io sono stata sempre “rockettara” e lo sono ancora, non solo nella forma esteriore…». Nessun rimpianto anche sentimentale: «Sono abituata a vivere da sola, un uomo in casa mi farebbe solo confusione», replica snob.
- Un bilancio di 60 anni di carriera?
«Non guardo mai al passato ma quando rivedo quella ragazzina bionda mi fa simpatia e tenerezza. Il primo ricordo è proprio della prima sera quando stavo ballando e mi chiesero se sapevo ballare come cantare… e naturalmente ho detto sì!. Io sono ancora così, mi sento una ragazza piena di voglia di vivere e di esprimersi. Oggi la vera trasgressione è proprio essere se stessi e non omologarsi a nessuno».
