– Al suo terzo Festival il cantautore presenta “Prima o poi”, una canzone «cinematografica»: «È un film che sa che la vita è più storta dei film, più banale, più sporca. La canterò come un pezzo di teatro, è orchestrale»
– Nella serata dei duetti omaggerà Ornella Vanoni con Fiorella Mannoia: «“Domani è un altro giorno” è un manifesto su come vivere la vita». Difende Ghali: «Un artista che esprime il suo pensiero non è dissenso»
Elogio dell’inadeguatezza, che fa sentire fuori posto, dell’imbarazzo che ci disarma quando vorremmo brillare. «Uno sguardo tra la risata impacciata e le parole non dette che rimpiangi: è lo spazio umano che mi piace osservare», dice Michele Bravi. Un brano «cinematografico», sottolinea. Per il suo terzo Festival di Sanremo il trentunenne cantautore di Città di Castello porta Prima o poi.
Nel 2017 con Il diario degli errori era arrivato quarto. Nel 2018 l’incidente che lo segna (uscendo da un parcheggio a Milano travolse una donna in moto che morì. Ha patteggiato 18 mesi). Nel 2022 torna a Sanremo con L’inverno dei fiori: decimo. Classe 1994, nato a Città di Castello, ha studiato chitarra e piano. Ha sperimentato, duettato con Carla Bruni, Giuliano Sangiorgi ha scritto per lui Atlante degli amanti. Nel 2013 vince X Factor. È stato giudice ad “Amici di Maria De Filippi”, è anche attore.
«Il primo Sanremo, quello in cui sono andato meglio, l’ho vissuto malissimo. Ricordo il terrore puro, ma con Il diario degli errori, il festival mi ha cambiato la vita. Ritrovare Carlo Conti è bello, è un cerchio che si chiude», ricorda. «Le prime due volte sono andato con un mondo musicale che era molto definito, era il mondo della ballata cantautorale, ora nella scrittura c’è stato qualcosa di nuovo. La canterò come un pezzo di teatro, pensando allo spettacolo teatrale verrà dopo un album di cui questo primo assaggio è fortemente indicativo: orchestrale, cinematografico».

Prima o poi è un monologo interiore sul senso di inadeguatezza dedicato a tutte le persone che, almeno una volta, si sono sentite fuori posto nel mondo. «È la sensazione di chi resta sotto la pioggia senza ricordare quale sia il citofono giusto a cui suonare, di chi si muove con goffaggine cercando un punto familiare in cui ritornare. È un film che sa che la vita è più storta dei film, più banale, più sporca, più goffa», spiega. «Sei inadeguato da adolescente, poi a trenta ti chiedi: “Perché mi sento ancora così?”. È la goffaggine, tenera, rispetto a come ti muovi nello spazio, quando vuoi fare una cosa e la fai male. La goffaggine, in generale, non credo che sia una situazione da cui se ne esce (ride, ndr). Credo che sia un tratto caratteriale con cui uno impara a convivere e con cui uno impara anche a giocare. L’inadeguatezza che mi piace è con te stesso, non quando è il mondo a farti sentire inadeguato».
Nella serata dei duetti Michele Bravi condividerà il palco con l’amica Fiorella Mannoia sulle note di Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni. «Purtroppo, non ho mai incrociato Ornella Vanoni. Per me è un mito, l’ho conosciuta puramente da ascoltatore, innamorato del suo immaginario artistico, di come lei legava la musica col teatro, di questo fare sempre così ammaliante, ero incantato quando cantava. Domani è un altro giorno è un manifesto su come vivere la vita, secondo l’artisticità che lei raccontava, quindi questa malinconia, e anche l’ironia di dire: “Magari mi metto pure a pregare Dio perché non si sa mai se c ‘è qualcuno”… Vicino a me ci sarà un‘altra persona enorme che è Fiorella Mannoia che, invece, può aggiungere quella parte di umanità nel dire “Ornella era una grande artista ma anche una mia amica” e, quindi, mi piace questa doppia prospettiva. Spero sarà un bel momento per raccontare Ornella dal punto di vista professionale e umano».
Infine, non si può non parlare del caso Ghali alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi: «Il dissenso parte dal presupposto che lui viene riconosciuto come una persona che si espone contro un genocidio, contro una guerra. Quello è dissenso? Quella è una posizione che lui ha, il suo sistema valoriale. Trovo assurdo che ci autoimponiamo la regola che chi dice come la pensa sta dissentendo mentre sta solo parlando. Mi dispiace che venga visto così».
Così come, da sostenitore dei diritti lgbtq+, non può esimersi da un commento sulla presenza del presunto comico Andrea Pucci, autore di battute omofobe. «Non sono d’accordo con quello che ha detto su Zorzi: è una comicità invecchiata male. Ma sono contro ogni pregiudizio: aspetto di vedere quello che dirà sul palco».

