– Per la sesta volta in gara con “Animali notturni” un funky «con un’eco alla Ornella Vanoni di “Ricetta di donna”». «È un ritorno a una certa idea di stupore che richiama gli inizi, quelli di “Feeling Better”»
– Nuovo album in autunno e poi andrà in tour nei principali teatri italiani con due appuntamenti in Sicilia: il 19 novembre al Metropolitan di Catania e l’indomani farà tappa al Golden di Palermo
Al Festival di Sanremo ha debuttato nel 2009 nella categoria Nuove Proposte con due “padrini” di lusso – Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che scrisse per lei Come le foglie, e Gino Paoli con cui duettò – e una “madrina” eccellente: Caterina Caselli, che l’aveva scoperta e le ha aveva prodotto un cd con la sua etichetta Sugar, scommettendo e investendo su di lei come aveva già fatto con Andrea Bocelli, Avion Travel, Elisa e i Negramaro. Paolo Conte, che compose per lei la canzone Fandango, definì il suo stile «modernissimo e insieme arcaico, nel quale si insinua una linfa moresca che ne inquieta nascostamente le movenze. Il colore di questa voce è di un arancione scuro che sa di spezia amara e rara».
Malika Ayane è una delle voci più riconoscibili della musica italiana degli ultimi quindici anni. Timbro inconfondibile, eleganza naturale, una formazione musicale solida e collaborazioni prestigiose: sulla carta, tutti gli elementi per diventare un’artista di primo piano. Eppure, guardando alla sua carriera, resta una sensazione persistente: quella di un talento mai davvero esploso.

Nel panorama musicale italiano, spesso dominato da personalità forti, narrazioni biografiche marcate e personaggi capaci di polarizzare il pubblico, Malika Ayane è rimasta in una sorta di “terra di mezzo”. Troppo sofisticata per il grande pop di massa, ma non abbastanza radicale o sperimentale per imporsi come artista di culto. La sua musica è sempre apparsa curata, mai banale, ma raramente sorprendente.
Un altro aspetto cruciale riguarda l’identità artistica. Nel corso degli anni Malika ha attraversato diversi territori musicali – pop, soul, cantautorato, incursioni elettroniche – senza però che uno di questi diventasse davvero definitivo. Questa versatilità, che potrebbe essere una forza, ha contribuito invece a renderla meno riconoscibile sul piano narrativo: il pubblico fatica a rispondere emotivamente a un’artista che sembra sempre a un passo dal trovare la propria forma compiuta.
Anche le partecipazioni a Sanremo, pur frequenti e spesso apprezzate dalla critica, non hanno mai segnato la svolta decisiva. Mai uno scandalo, mai un brano capace di travolgere l’immaginario collettivo. Seconda nel 2009, poi quinta l’anno dopo, quarta, nel 2013, terza nel 2015, per scendere al quindicesimo nel 2021. Malika ha sempre “convinto”, ma raramente “incendiato”. In un’epoca in cui la musica è anche racconto, esposizione emotiva e presenza mediatica, la sua discrezione è apparsa quasi controcorrente.
Torna in gara quest’anno a Sanremo con il brano Animali notturni, con l’intento di sorprendere con un altro lato della sua produzione, orientato verso un funky retromodernista. «Al mio sesto Sanremo torno con l’entusiasmo della prima volta e la serenità acquisita nel frattempo», racconta. «Negli ultimi anni non avevo chiaro dove volevo andare musicalmente e chi fossi, e il teatro mi ha permesso di incubare idee. Stavamo solo aspettando il momento giusto, in cui fossi pronta. Soprattutto perché Sanremo, se non sei centrata, ti mastica e ti sputa». Lo paragona al bowling: hai due tiri, meglio non sprecarli.

Animali notturni nasce da un lavoro di squadra. La produzione è di Mark Kremont e Faraone, il mondo sonoro prende forma a partire da un tema firmato da Edwyn Roberts. Il testo è di Stefano Senardi. «Io sono un ingranaggio di una cosa bellissima, mi sento la frontwoman di una squadra. C’è nel testo l’idea di divertirsi a non essere al centro di una cosa, che sento molto mia», dice. «È un ritorno alla leggerezza dei primi passi, quando tutto era ancora aperto. Un ritorno a una certa idea di stupore che richiama gli inizi, quelli di Feeling Better. Lo spirito è quello. Vorrei sorprendere prima di tutto me, la conquista più grande è smettere di aspettare la validazione da fuori».
Animali notturni si muove su un’energia di festa leggera, quasi brasiliana, con un’eco di Ornella Vanoni anni Settanta. «Più che l’Ornella brasiliana, che è uno spirito guida e un’amica, qui c’è forse l’Ornella di Ricetta di donna, leggermente successiva», commenta Ayane. «La accusavano di essere fredda, ed è una cosa che è capitata anche a me. Lei però sapeva adattarsi ai tempi, con una grande capacità di fare squadra. E c’era una grande leggerezza anche lì».
Alla serata delle cover salirà sul palco con Claudio Santamaria, per cantare Mi sei scoppiato dentro al cuore di Mina. Una scelta che spiazza solo in apparenza: «Claudio è fantastico, canta benissimo, ha un’intensità rara». L’idea è lavorare sul testo come su un vestito già esistente e adattarlo.
La nuova fase corrisponde anche a un cambiamento discografico. «Ho cambiato etichetta perché cercavo uno spazio che rispettasse i miei tempi e la mia identità», spiega. Negli ultimi anni è passata da Sugar a Warner, fino all’approdo oggi a Carosello. «Ho trovato uno spazio che mi permette di lavorare con i miei tempi, senza trasformare ogni uscita in un prodotto», prosegue. «Sono tre anni che scrivo, spesso con amici o con persone che non conoscevo». Il disco arriverà in autunno. «Non so ancora che forma avrà, ma dovrà contenere quello che è successo in questo tempo».
Malika Ayane tornerà anche live da novembre con un tour nei principali teatri italiani che toccherà anche la Sicilia con due appuntamenti: il 19 novembre a Catania, al Teatro Metropolitan e l’indomani, 20 novembre farà tappa a Palermo, al Teatro Golden.
