Storia

Verso Sanremo / l’incoerente DARGEN D’AMICO

– Prende posizione contro Israele («Italia complice del genocidio di Gaza»), ma nella serata delle cover canta “Su di noi” in duetto con il filorusso Pupo. In gara con “AI AI” (che si legge “ahi ahi”), brano sull’intelligenza artificiale
– Il 27 marzo pubblica l’album “Doppia mozzarella”. «Forse sarà l’ultimo disco che farò. Ancora non sappiamo se un testo è scritto dall’IA, di chi è il copyright e questo è un dibattito molto importante che però non viene affrontato in Italia»

Le contraddizioni di Dargen D’Amico. Da una parte, coraggiosamente, prende posizione sulla Palestina – «noi siamo complici come Stato italiano del genocidio di Gaza» -, dall’altra, nella serata delle cover, rispolvera il filoputiniano Pupo che continua a esibirsi in Russia. Probabilmente fa parte dell’ironia surreale e demenziale con cui affronta ogni tema, dai migranti di Onda alta all’intelligenza artificiale della quale parla nel pezzo con cui torna in gara al Festival di Sanremo. Un ritorno che ha sorpreso lo stesso Jacopo Matteo Luca D’Amico, quarantacinquenne milanese dagli occhiali da sole appiccicati sul naso (anche davanti al presidente Mattarella).

«Non pensavo che mi riprendessero a Sanremo, perché dopo l’ultimo Festival avevo notato che c’era stato un cambiamento di atteggiamento abbastanza chiaro, non c’era stata più richiesta di mie partecipazioni in Rai», racconta oggi l’artista, con quella miscela di ironia e lucidità che lo contraddistingue.

Le tensioni dopo l’appello per Gaza

Due anni fa, dal palco dell’Ariston, Dargen aveva lanciato un appello per «un cessate il fuoco» a Gaza. Parole che avevano acceso il dibattito politico e mediatico. «Mi prendo la responsabilità di quello che ho fatto e ho detto perché lo sentivo come un’esigenza importante in un momento in cui la questione veniva passata sotto silenzio. Non mi sentivo rappresentato da una complicità che poi si è dimostrata non solo politica, ma anche militare ed economica».

Un intervento che aveva diviso pubblico e addetti ai lavori. E che aveva avuto un seguito anche fuori dall’Ariston, negli studi di “Domenica In”, dove era stato interrotto da Mara Venier mentre affrontava il tema dell’accoglienza dei migranti, che era anche il tema della canzone Onda alta con cui era in gara. Da lì, tensioni, accuse di censura, frizioni mai del tutto ricomposte.

«Io non ho pregiudizi. Se c’è qualcuno che ha fatto un passo falso in quell’occasione non sono certo stato io. Nutro un grande rispetto per la Rai: ha un ruolo importante, non abbandoniamola, se ne stanno andando tutti e di certo non è migliorata negli ultimi anni, ma ci penseremo noi con questo Festival a tirarla su».

 “AI AI”: tra ironia e inquietudine

Alla sua terza partecipazione in gara, Dargen D’Amico gioca – come sempre – con le parole. Il brano si intitola AI AI, ma si canta “Ahi ahi”. Un doppio senso che prende di mira i social e l’intelligenza artificiale, specchio delle inquietudini contemporanee.

«È una delle paure del mondo di oggi, che pone dubbi non solo etici ma anche esistenziali», spiega. Una riflessione che si allarga anche al panorama musicale: «In Italia abbiamo già semplificato molto le possibilità stilistiche, tutte le canzoni suonano un po’ allo stesso modo, c’è tantissima omologazione».

Un’accusa che suona come una sfida. Perché Dargen, tra elettronica, pop e cantautorato urbano, continua a muoversi in territori ibridi, rifiutando etichette e formule precostituite. Dietro il gioco linguistico e la leggerezza apparente, l’impegno resta centrale. Anche quando scherza, Dargen non arretra sul piano dei contenuti.

«Faccio fatica ad accettare che si sia abbandonata la difesa dei più fragili e dei più deboli e che si dica: noi stiamo con il più forte, perché il più forte ha sempre ragione». Parole che riassumono una traiettoria artistica coerente: usare il palco più popolare d’Italia non solo come vetrina, ma come spazio di confronto.

Il nuovo album “Doppia mozzarella”

Nel nuovo album, Doppia mozzarella, in uscita il 27 marzo, il brano sanremese dialoga con sonorità anni Settanta, quando il computer iniziava a incidere nella produzione musicale. Una metafora sonora: la macchina non è un nemico, ma una presenza con cui imparare a convivere. Su Doppia mozzarella dice nel consueto stile ironico e provocatorio: «Forse è l’ultimo disco che farò prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale. Ancora non sappiamo se un testo è scritto dall’IA, di chi è il copyright e questo è un dibattito molto importante che però non viene affrontato in Italia. Mi sembrava una buona idea per fare promozione dire che la canzone l’aveva scritta l’intelligenza artificiale… Io ho provato effettivamente a scrivere dei testi con l’IA ma sono troppo puliti, troppo netti, mancano tutti gli errori che mi piace mettere nella scrittura». 

Dargen D’Amico ha anche ideato un progetto editoriale e visivo, AI AI Short Documentary, che estende la performance musicale in un’indagine sul presente: «Ho interpellato specialisti, menti che si occupano di IA in questo momento in Italia e non solo. Ho cercato di rappresentare con loro quelli che sono tre macro temi che mi interessano legati all’intelligenza artificiale. Il primo è il futuro della creazione artistica, della musica e non solo dell’intrattenimento più in generale. Poi il rapporto uomo-macchina, quindi le evoluzioni prossime dietro l’angolo della tecnologia. E poi, perché sono un sognatore, il terzo tema è la sanità, la salute, se effettivamente con l’intelligenza artificiale la sanità diventerà davvero democratica. Perché adesso viviamo in un mondo in cui c’è chi può accedere alle cure e chi no».

Il duetto con il filorusso Pupo

Infine, la serata cover dove assieme a Pupo e Fabrizio Bosso si esibirà su una sorprendente Su di noi: «Volevo utilizzare musiche che provengono anche da ambienti, culture, luoghi diversi e fare una sintesi per dare un messaggio di unione, di condivisione e convivenza. Non era facile convincere un big della musica italiana a prestarmi un pezzo, a farmelo rimaneggiare per lanciare un messaggio. Non avevo trovato nessuno, fino a che Carlo Conti mi ha suggerito Pupo che ha accettato sulla fiducia, sulla carta». 

Da Pupo a Andrea Pucci, i suggerimenti del direttore artistico rivelano la sua preparazione culturale.

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