– La cantante parla dei suoi festival – «questa volta torno con il sorriso» -, della voglia di riscatto, della canzone “Sei tu” con cui è in gara e dell’album “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, titolo che è una dichiarazione poetica e politica
– Il brano è una ballad «sulle punte», che «descrive le sensazioni fisiche di un corpo innamorato, è “pelle” la parola chiave perché è quello che sento sotto la mia pelle ma che l’altro non può vedere. È un brano che parla di amore, ma della fine dell’amore»
– A inizio febbraio su Rai1 nella miniserie sulla cattura del boss Matteo Messina Denaro. Ma nessun futuro da attrice: «Torno sempre alla radice, al primo amore: la scrittura. Mi sento un’autrice che canta. Se mi togli il palco, soffro. Se mi togli la penna, muoio»
Levante si ripresenta a Sanremo come si torna in un luogo che ti ha già messo alla prova, ma con una consapevolezza diversa. Non più per esplodere, non per stupire, ma per restare. Restare ferma al centro di una canzone che chiede silenzio intorno, che non alza la voce e non cerca appigli scenografici. Sei tu, il brano con cui Claudia Lagona da Palagonia sarà in gara al Festival 2026, è una ballad che cammina piano, «sulle punte», come dice lei stessa, ed è forse proprio questo il suo gesto più radicale.
Negli ultimi anni Levante ha messo il cuore nelle parole e il corpo nei video. Ha danzato non per virtuosismo ma per necessità, come se il movimento fosse un secondo alfabeto, un modo per dire ciò che la lingua non riesce a trattenere. Nei videoclip recenti il corpo diventa racconto, confessione, materia viva. A Sanremo, invece, quel corpo si farà da parte: niente danza, niente distrazioni. Solo la voce, l’orchestra, la pelle. Perché Sei tu è una canzone che parla proprio di questo: di ciò che si sente sotto la pelle e che l’altro non può vedere.
«Sei tu descrive le sensazioni fisiche di un corpo innamorato, è “pelle” la parola chiave della canzone, perché è quello che sento sotto la mia pelle ma che l’altro non può vedere», spiega. «È un brano che parla di amore, ma della fine dell’amore, Mi sono chiesta perché le mie storie finissero sempre alla stessa curva. Ho dovuto scavare a fondo nella mia infanzia per trovare una risposta ai miei comportamenti, per capire perché ho deciso di uccidere l’amore. Io lo spiego così: se io ti uccido, tu non puoi morire. Non sono andate tutte così le mie storie, comunque: sono anche stata tremendamente lasciata».
Il nuovo album, in uscita dopo il Festival, si intitola Dell’amore il fallimento e altri passi di danza. Un titolo che è già una dichiarazione poetica e politica insieme. «L’album parte con il pezzo-manifesto Dell’amore il fallimento, già uscito come altri singoli – Maimai, Niente da dire, Sono blu – e termina con un brano che sento come la soluzione al problema. In questo percorso nasce Sei tu, una canzone carnale e nuda, senza cori, quel che arriva è la mia voce e l’orchestra. Credo che al primo ascolto si possa dare una libera interpretazione – potrebbe anche trattarsi dell’amore tra due ragazzini o di un genitore per un figlio».
L’amore come campo di battaglia, come zona di scavo, come luogo in cui si cade e ci si rialza cambiando postura. Levante racconta di aver letto filosofi e semiologi, di essersi sottratta al rumore dei social per ascoltare il proprio spazio interiore. Ne è nato un disco che osserva l’amore da più angolazioni: la delusione di Sono blu, con quel synth muscolare che guarda a Berlino anni Novanta; la resa dei conti, l’incomunicabilità, la fine come punto di partenza.
A 38 anni Levante si definisce una «donna fatta e finita» e guarda all’amore senza più l’aura mitologica della giovinezza. La psicoterapia ha smontato illusioni, ha tolto veli, ha rivelato zone d’ombra. Non c’è cinismo in questo sguardo, semmai una tenerezza nuova, più adulta. Anche l’incomunicabilità, tema centrale di Sei tu, non è rabbia ma delicatezza: il tentativo, spesso fallito, di dire ciò che si prova.
Sanremo, per lei, è stato finora un luogo ambivalente. Nel 2020 con Tikibombom aveva portato energia e movimento, forse senza concedersi abbastanza leggerezza. Nel 2023 con Vivo l’estetica – «si parlò più dei capelli biondi» – che del brano aveva rischiato di divorare la canzone, in un momento personale complesso, segnato dalla maternità e da una depressione post partum mai nascosta. Esperienze che oggi diventano lezione: basta poco per spostare l’attenzione da ciò che conta davvero.
«Torno per cambiare il ricordo che ho: tre anni fa non ero nel periodo migliore della mia vita, ho vissuto il festival in maniera poco lucida», ricorda. «È come se avessi deciso di vestire i panni di una combattente, mentre forse sarei dovuta andare più in punta di piedi. Amo follemente Vivo, ma il mio momento non combaciava con il brano, me ne sono resa conto dopo. Credevo di essermi liberata dalla depressione post-partum, sentivo l’adrenalina del palco, del lavoro che ricominciava, ma in realtà non l’avevo affrontata davvero».

Quest’anno Levante promette un’altra veste: più elegante, essenziale, senza effetti speciali. «Voglio tornare sul palco di Sanremo con l’entusiasmo, col sorriso, che tra l’altro sono cose che mi contraddistinguono quotidianamente». Un po’ di pelle nuda, sì, ma senza compiacimento. Anche la maternità resta sullo sfondo: l’amore cantato nel disco è quello delle relazioni a due, non quello, viscerale e senza confini, per la figlia Alma. «Spero che non si chieda mai se si merita l’amore», dice. Ed è forse questa la frase che meglio racconta il senso profondo del suo lavoro.
Levante arriva a Sanremo come un’artista che ha attraversato il rumore e ora cerca l’ascolto. Sei tu non chiede applausi immediati, non è una canzone che si impone. È una presenza discreta, che resta addosso. Come certe verità dette a bassa voce, quando finalmente si smette di ballare e si impara a stare fermi.
E dal 29 aprile inizierà il tuo viaggio live nei principali club italiani. «Penso che i club siano la dimensione più pazza in assoluto. C’è una libertà di movimento totalmente diversa. Finalmente torno a fare del “casino” in un luogo al quale appartengo tanto. E poi è la dimensione ideale per me. Cosa dovrei fare, i palazzetti? I teatri li ho già fatti. Non ho paura dei grandi spazi, ma sto bene dove sono. Sono in un momento felice della mia vita, dove penso che non mi manchi nulla».
Nel frattempo, debutta come attrice nella miniserie di Rai1 L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro, in onda il 3 e 4 febbraio, dove interpreta la moglie del interpreta la moglie del colonnello Lucio Arcidiacono (che ha il volto di Lino Guanciale) che ha guidato l’operazione del 16 gennaio 2023.

«Un’esperienza sorprendente: stavo scrivendo il disco, ero chiusa in studio quando mi ha chiamato Valsecchi per chiedermi se davvero mi sarebbe piaciuto fare cinema, come aveva letto. “Sì, ma sono un cane”, ho risposto. Mi ha chiamata comunque per farmi fare un provino, difficile, di lacrime e struggimento, e mi ha preso. Io interpreto la moglie del poliziotto che ha catturato Messina Denaro dopo trent’anni di latitanza: una storia che da siciliana mi ha coinvolto molto emotivamente».
Ma, nessuna preoccupazione per i fan, la cantante non mostra, almeno per il momento, alcuna intenzione di cambiare il suo percorso. «Torno sempre alla radice, al primo amore: la scrittura. Mi sento un’autrice che canta. Se mi togli il palco, soffro. Se mi togli la penna, muoio. Per me, l’assenza di scrittura è letale».
