– L’artista romano, al secolo Filippo Uttinacci, torna con “Stupida sfortuna”. «Sono uno sfigato, ma faccio il lavoro più bello al mondo e sono super felice»
– «Questo festival lo faccio con l’obiettivo di essere leggero e divertirmi. Il punto non sono le classifiche. Il successo è vedere la gente contenta ai miei concerti»
Dopo il debutto sul palco del Teatro Ariston nel 2021 con Santa Marinella, Fulminacci torna al Festival di Sanremo tra i protagonisti della edizione numero 76. «La prima volta in cui ci sono stato ero un bambino sperduto e a causa del Covid-19 dovetti esibirmi senza pubblico, tornare in albergo e fare le interviste su Zoom. Non avevo idea di cosa dovessi fare. Ora ho le spalle un po’ più larghe, so cosa mi aspetta», racconta.
Questa volta Fulminacci – al secolo Filippo Uttinacci – torna con il brano dal titolo Stupida sfortuna e con l’intenzione di divertirsi. «Questo festival lo faccio con l’obiettivo di essere leggero e divertirmi. Il punto non sono le classifiche. Il successo è vedere la gente contenta ai miei concerti. La mia posizione ideale è il quinto posto, non ho i problemi del podio». E aggiunge: «Non penso di vincere il premio della critica. Avevo presentato un’altra canzone più da premio della critica. La troverete nel disco. Io ero fiducioso di entrambe. Sarebbero state due modalità diverse».

Stupida sfortuna «è una canzone onesta», la presenta l’artista romano. «L’ho scritta con Golden Years nel giorno in cui ci siamo conosciuti. Fin dall’inizio ha avuto un arrangiamento adatto all’orchestra. Non è un pezzo scritto per Sanremo, quella cosa non funziona mai», spiega Fulminacci che avrà come direttore d’orchestra proprio Golden Years, che ha lavorato anche in Calcinacci, il nuovo disco del cantautore ventottenne in uscita il 13 marzo.
Sfoderando il suo lato più ironico, invece, il cantautore scherza sul concetto di sfortuna adattato a se stesso: «Non trovo mai parcheggio, non ho mai vinto a tombola, neanche un ambo. Nello sport non ho mai vinto, anzi sono spesso arrivato ultimo, avrei dovuto sceglierlo come nome d’arte ma era preso. Ho comprato la macchina e il giorno dopo l’ho trovata graffiata. Quando devo parlare con una persona appena conosciuta di solito mi rovescio il vino addosso. Però faccio il lavoro più bello del mondo e sono pieno di persone che mi vogliono bene nella vita privata. Sono super felice».
Stupida sfortuna è un brano che parla di sentimenti, il filo conduttore anche del prossimo progetto di Fulminacci, intitolato Calcinacci. «Mi sono svegliato e ho pensato a questo titolo», racconta. «È esattamente quello che mi sta succedendo: ho concluso una relazione importante, durata tanto, e sono tra le macerie. Questo disco sono io che guardo i pezzi di intonaco e cerco di ricostruire una casa, ci sono canzoni allegre e non. Il concept gira intorno a me che guardo cosa è successo e cerco di rimboccarmi le maniche».

È un album che attraversa addii, fughe, relazioni irrisolte e desideri che cambiano forma, soffermandosi su quegli istanti apparentemente ordinari che, se osservati con attenzione, diventano straordinari. C’è ironia, a tratti spiazzante, e una malinconia leggera che accompagna ogni traccia. Il disco ride delle proprie sventure, accetta le contraddizioni, si sporca le mani con l’imperfezione e ne fa un punto di forza.
Cantautore tra i più originali e riconoscibili della scena italiana, Fulminacci si è affermato rapidamente come una delle penne più personali del cantautorato contemporaneo. Oltre alla forza autoriale, Fulminacci negli anni ha dimostrato di essere anche un vero e proprio performer, capace di prendersi il palco con naturalezza e carisma. Anche perché possiede l’attitudine dell’attore, essendosi diplomato alla scuola di cinema Volonté. «Aspetto la grande occasione per mettermi alla prova. Mi accontenterei anche solo di firmare una colonna sonora».
Nanni Moretti il suo regista. «Quando in motorino sull’Aurelia tornavo a casa da scuola, il Dante in zona Prati, mi sentivo come lui in Caro diario: Una sera nacque in uno di quei tragitti. Di Moretti mi piace il suo non voler risultare attraente a tutti i costi. In Ecce Bombosi domandava: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”».
- E lei?
«Stimo chi pur restando in disparte trova il modo per farsi notare, con eleganza».
- Ad esempio?
«Enzo Carella, un personaggio poco ricordato quando si parla di cantautorato italiano: nella mia San Giovanni ho citato la sua Malamore. A proposito di nuovi ascolti, ho ascoltato di più Franco Battiato: è un elemento extra rispetto a Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Lucio Battisti».
- Per la serata delle cover ha scelto “Parole parole” di Mina, che interpreterà insieme a Francesca Fagnani. Una scelta teatrale…
«È simpaticissima, sono davvero contento che abbia accettato. È una persona che stimo e ha accettato con un entusiasmo che non mi aspettavo. Faremo qualcosa che richiama gli anni Settanta, qualcosa di vintage. Mi piacerebbe rievocare la tv di quegli anni. Non volevo un cantante o un musicista, ho pensato a lei perché è una figura in cui tanta gente si riconosce, sa essere dignitosa, austera e allo stesso tempo materna. Ti mette a tuo agio, è una psicologa a modo suo. Sa benissimo parlare, sa trasmettere i concetti che vuole dire».
Ad aprile 2026 prenderà il via da Roma il Palazzacci Tour 2026, che rappresenta una nuova tappa nel percorso di crescita dell’artista e nell’affermazione della sua penna unica nel cantautorato contemporaneo. Napoli, Milano e Firenze sono finora le tappe dopo Roma.
