Storia

Verso Sanremo / EDDIE BROCK da TikTok all’Ariston

– In gara fra i Big con la canzone “Avvoltoi”. Fino allo scorso anno faceva l’operatore turistico. «Sì arrivo dai social, ma mica è un reato, è con una mia canzone»
– «È un sogno che si avvera, perché è un punto di partenza enorme e anche un punto di arrivo del mio primo percorso musicale e di vita. Sono contento di tutti i sacrifici fatti»

La parabola di Eddie Brock è quella di una generazione cresciuta a pane, smartphone e sogni condivisi in verticale. In pochi anni, il ventottenne romano, al secolo Edoardo Iaschi, è diventato virale su TikTok, trasformando like e follower in un biglietto per il Festival di Sanremo.

Fino alla fine dello scorso anno Eddie Brock faceva «l’operatore turistico, check-in e check-out», anche se la musica lo aveva già rapito a 13 anni. Scriveva poesie, prendeva lezioni di canto. Poi la passione del rap ma «ero molto più noioso degli altri rapper, un po’ una pippa», ammette con franchezza e quindi «canzoni da sette minuti con una storia e una melodia per renderle più accattivanti».

La giornata si consumava fra il lavoro e, in pausa pranzo, la felicità delle session in studio, anche «senza risultati enormi». Fino all’esplosione su TikTok con Non è mica te, brano certificato disco d’oro con quasi 23 milioni di streaming.  E grazie al brano Avvoltoi anche la chiamata a Sanremo che all’inizio gli ha fatto «paurissima», ma che ha il sapore di un bel riscatto per il cantautore. «È un sogno che si avvera, perché è un punto di partenza enorme e anche un punto di arrivo del mio primo percorso musicale e di vita. Sono contento di tutti i sacrifici fatti» dice. E ribatte anche a chi dice che è al festival solo per TikTok: «Lo so, ma mica è un reato, è con una mia canzone». 

Edoardo Iaschi si è battezzato Eddie Brock («la nemesi di  Spider-Man, l’anti-eroe praticamente, ma non è cattivo») per fare le gare di freestyle grazie allo zio fumettista che lo costringeva «a disegnare sempre questo personaggio» ed è grato anche al suo passato da operatore turistico: «Non faccio tanti viaggi, ho anche un po’ paura dell’aereo, così un sacco di gente veniva da me e ho imparato tante cose».

  •  Sanremo è un “tritatutto”. Non teme di essere travolto?

«La parte artistica assolutamente non mi preoccupa. La vita privata sì, perché è normale che i cambiamenti facciano paura. Io sono stato sempre molto abitudinario. Però sono sincero, mi sono preparato al meglio, faccio quello che mi piace, l’ho sempre sognato. La paura è perché ora devi essere “felice per forza”. Cioè non puoi fare finta di niente, ora o sei felice o sei pure un po’ ingrato».

  • Molti suoi colleghi in gara sono più “allenati” a stare davanti alle telecamere. Non si sente svantaggiato?

«Però, ognuno ha il modo suo per interagire con le telecamere, no? Magari tu non sei uno showman, però arriva il fatto che sei una persona reale e quindi, magari, c’è un impatto diverso. Poi c’è la paura della scala: Lo so che cosa dicono le  donne con i tacchi e i vestiti, ma metti caso che scivolo e me la faccio tutta di faccia? Finisco viralissimo ma spaccato di faccia però…».

  • Come vive la vigilia del debutto davanti alla grande platea sanremese?

«Non dovrei dirlo, ma sto proprio un po’ cac… sotto. Ma sono sicuro che con l’orchestra sarà subito meglio: perché mi emoziono mentre canto. E, secondo me, per osmosi penso che possa riuscire a emozionare anche le  altre persone».

  • E poi le pagelle, i commenti delle radio, i blog, i social…

«Lo dico sinceramente: se ti metti in una situazione del genere è normale che a certe persone puoi piacere e ad altre no. L’importante è che piaccia a me. L’ho sempre detto: se la canzone arriva al grande pubblico e piace al grande pubblico sono ancora più contento, ma la cosa più importante è che piaccia a me». 

  • Nel dibattito sull’Eurovision, partecipare o no, che posizione prende?

«Non mi sono ancora confrontato con un grande pubblico e quindi vorrei prima fare dei concerti per capire bene come farli, ma anche per provare le emozioni di una cosa del genere. Da un punto di vista umano penso sia giusto mettere luce sulla questione palestinese e quindi non andrei neanche se avessi già fatto l’Olimpico».

  • Ci presenta il suo pezzo Avvoltoi.

«Ho scritto questo brano raccontando la storia di una mia amica. È difficile che scriva cose autobiografiche perché dopo un po’ mi annoio, anche perché non faccio una vita così movimentata da poter scrivere così tante canzoni su di me e quindi tante volte prendo le storie delle ltre persone e le faccio mie. Questa storia racconta un po’ di quando si è innamorati ma non si riesce a riconoscerlo, ma soprattutto di quanto si ha paura di andare a fondo di una conoscenza per il timore poi di scottarsi alla fine, quindi ci si accontenta solamente di condividere i corpi e non i sentimenti».  

  • Tre canzoni di Sanremo che ha nel cuore?

«Vado al massimoVita spericolata e Portami via che è il brano che durante la serata delle cover farò con Fabrizio Moro»

  • Non ha provato a chiedere a Vasco Rossi?

«Vasco è un mito ma cantare con Fabrizio è sempre stato il mio sogno.  L’ho sempre detto anche ai miei amici, fino a sei mesi fa ci sembrava un’utopia e ora invece è realtà».

Il percorso avviato a Sanremo prosegue con Amarsi è la  rivoluzione (Deluxe) in uscita il 6 marzo, che nasce come naturale estensione dei suoi lavori passati e allo stesso tempo segna una nuova fase musicale, e con il tour con cui Eddie Brock porterà la sua musica dal vivo in giro per l’Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *