– Polemica per il duetto con Tony Pitony nella serata delle cover: «Lui scorretto? È irriverente come Checco Zalone. Io non sono un progetto pettinato, essere educata non è nella mia natura»
– Le sue quotazioni sono in risalita, Fiorello la vede sul podio. «Quando ho letto le pagelle ho pensato fosse un cortocircuito. Non mi sembrava verosimile, ho proprio pensato: cosa sta succedendo?»
“Si lo so / Sono una bugiarda, una bastarda / Ma non ti riguarda / Sì, lo so / Sono un’alcolista, perfezionista / Ma resto una professionista / Sì, lo so / Sono stata un’educanda / Maturanda, laureanda / Mi è mancata la costanza, lo so”. È l’incipit di Sì lo so, il singolo che ha anticipato la seconda volta di Ditonellapiaga a Sanremo, con Che fastidio!, dopo l’esordio folgorante del 2022 con Chimica, in duetto con Rettore.
«È un testo ironico, ma c’è anche la voglia di abbracciare i miei difetti per liberarmene e alleggerire il peso», spiega. «Dopo il Festival del 2022 ho vissuto un bruttissimo rapporto col giudizio. La mia carriera è partita da un’altezza esagerata. In quella settimana non vivi la vita reale di un’artista, e nemmeno quella di una persona normale. Ti ritrovi a interrogarti continuamente su come vieni percepita».

“Che fastidio la moda di Milano, lo snob romano, il sogno americano e il politico italiano. Che fastidio la musica tribale, i cani alle dogane e che schifo il corso di pilates mi deprime, il pranzo salutare”. Che fastidio!, canzone in cui il fraseggio veloce di Ditonellapiaga diventa cassa dritta energica e dirompente, racconta l’essere fuori posto, saturi, “pieni”: di ipocrisie quotidiane, di gentilezze obbligate, di relazioni sociali vissute come performance. Ditonellapiaga le osserva dall’esterno e le restituisce con sarcasmo affilato, su una base pop dance elettronica che non chiede il permesso.
Oggi Ditonellapiaga, al secolo Margherita Carducci, ventinovenne romana, torna a Sanremo con una consapevolezza diversa. Non cerca più di essere rassicurante, né di rientrare in una categoria. Rivendica l’attrito, il fastidio, l’impossibilità di piacere a tutti. E trasforma l’inquietudine in suono, l’ironia in linguaggio, il disagio in movimento. Ballabile, sì. Ma mai innocuo.
Che fastidio è nata da una esperienza di confronto aspro con il suo manager e con l’etichetta, poi risolto in una sintesi musicale che a quanto pare sembra già unire buona parte della critica in un consenso più che positivo, tanto che le sue quotazioni presso i bookmakers sono schizzate in alto, Fiorello la vede sul podio e oggi è considerata come una outsider per la vittoria del Festival.

«Quando ho letto le pagelle ho pensato fosse un cortocircuito», continua a meravigliarsi. «Non mi sembrava verosimile, ho proprio pensato: cosa sta succedendo? Quando Carlo ha annunciato il mio nome e il nome del pezzo ho pensato: “Bene, ci saranno persone che potranno amarlo e altre che lo detesteranno”. Ho sempre creduto fosse un brano molto divisivo, quindi non mi aspettavo una ricezione così positiva. Ora ho un po’ paura per le alte aspettative che non vorrei deludere, perché magari vado sul palco e la gente dice: “Ammazza che merda”. Ecco, speriamo non succeda».
Glissa sulla mina Tony Pitony che potrebbe esplodere nella serata delle cover per interpretare The Lady is a Tramp, un cavallo di battaglia di Frank Sinatra. La presenza del cantante trash-demenziale-pecoreccio sta sollevando perplessità per i suoi testi sessisti e volgari. Ma lei già in possesso dei tipici occhiali del sosia di Elvis, dati in omaggio ai giornalisti, sembra non curarsi delle polemiche: «Non sono qui per render conto dell’arte altrui».
Poi cerca di correggere il tiro. «Io non sono un progetto pettinato, essere educata non è nella mia natura», argomenta. «Vero è che non sono la più strong delle punkabbestia, ma è per il fatto che mi piace la contraddizione tra immagine curata e messaggio scomodo. Ho, quindi, deciso di portare Tony perché è un artista irriverente. La mia partecipazione al Festival è un po’ in questo senso: voglio essere irriverente, pazzerella. Lui certamente è un artista molto pungente, molto dissacrante: Scorrettezza? Ci vedo grande ironia, non riesco a prenderlo sul serio le cose che dice perché è un artista da considerare come Checco Zalone. Si ride di lui e non con lui e delle cose che dice». E poi avvisa: «Preparatevi, Tony ha una voce incredibile, una padronanza vocale totale, conoscerlo mi ha fatto proprio bene, ci siamo trovati e capiti».

Da donna, però, qualche domanda dovrebbe porsela davanti a testi come “E non importa se non me la dai / Ti distruggo il culo mentre dormirai” (Culo) o “No total black, risse nel back / Ma se voi scapezzolate io godo” (Scapezzolate, che è la sigla del Fantasanremo).
L’accoppiata conferma la tendenza delle ultime edizioni del Festival, ovvero molti artisti puntano a diventare virali piuttosto che interpreti, spostando il baricentro dalla musica alla televisione, dal palco ai social. Tony Pitony non è un cantante emergente nel senso tradizionale del termine: il suo exploit nel 2025 lo deve soprattutto a fenomeni di internet, sigle virali — come quella del FantaSanremo — e una certa mitologia da meme vivente, più che a una discografia, a concerti consolidati o a un repertorio riconosciuto dalla critica. È questa la logica che vogliamo premiare in una serata in cui gli artisti sono chiamati a dialogare musicalmente con il repertorio internazionale?
Scegliere The Lady is a Tramp è di per sé una scelta interessante, ma accostarla a una combinazione che pare più mediatica che musicale rischia di trasformare la performance in uno sketch televisivo piuttosto che in un’esperienza sonora coerente. In passato, duetti riusciti hanno saputo riaccendere l’interesse per un classico; oggi, qualcuno si domanda se non diventerà invece un pretesto per un momento di intrattenimento effimero.
