Storia

Verso Sanremo / ARISA disneyana

– “Magica favola” il titolo del brano con cui è in gara. «Pensavo che la musica non fosse più il mio posto, scartata da Amadeus (con un brano di Brunori Sas) mi sentivo inadeguata»
– «Il Festival è lo specchio di una società che privilegia sempre un po’ gli uomini. A noi, prima ci guardano e poi ci sentono cantare. Essere donne in generale è molto più difficile»

Rosalba Pippa, in arte Arisa, «genovese di Lucania», è una veterana al festival di Sanremo; ha vinto nel 2009 con Sincerità (Nuove proposte) e nel 2014 con Controvento (Big). Nel 2012 si era piazzata al secondo posto con La notte. Ha co-condotto il Festival nel 2015 e, dopo l’esperienza di giudice a “The Voice”, quest’anno si rituffa per l’ottava volta nell’arena con Magica favola.

“A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce / a quaranta voglio ritrovare un po’ di pace”, canta Arisa in Magica favola. «Pensavo che la musica non fosse più il mio posto, scartata da Amadeus mi sentivo inadeguata». Accadde nel 2022. Tra le canzoni che aveva presentato ad Amadeus c’era La vita splendida“, scritta per lei da Brunori Sas e poi incisa nel 2022 da Tiziano Ferro. «È nel cassetto. Amadeus non l’aveva considerata all’altezza, evidentemente. Peccato».

Ogni volta un’Arisa differente. «Arisa è una. Diciamo che ho assecondato il flusso», tiene a sottolineare. Autoironica, inquieta, anche buffa: Arisa, 43 anni, voce bellissima, è un talento pieno di contraddizioni e di desideri. Per questa occasione si presenta in veste Disney, in sintonia con il titolo della canzone, che presenta così: «È il racconto di una vita che attraversa tante fasi, un manifesto generazionale: si smette di sentire, di credere e di sperare. E poi si capisce che il modo di stare al mondo è tornare bambini».

Rosalba Pippa, in arte Arisa, «genovese di Lucania», 43 anni (foto di Silvia Volante)

Magica Favola è una canzone che attraversa il tempo e le stagioni della vita. Il testo accompagna il percorso emotivo di una donna dall’infanzia all’età adulta, tra sogni, cadute, scoperte e ferite che insegnano a guardarsi dentro. L’amore, descritto come un oceano, diventa metafora di tutto ciò che travolge, spaventa e allo stesso tempo fa crescere. Non è solo un sentimento romantico, ma una forza trasformativa che segna il passaggio verso una nuova consapevolezza. Il brano è stato scritto insieme a Giuseppe Anastasi, Galeffi e ai Mamakass, un team creativo che ha contribuito a costruire un equilibrio tra delicatezza melodica e intensità emotiva.

Nella serata cover ha scelto Quello che le donne non dicono, che interpreterà con l’accompagnamento solenne del coro del Teatro Regio di Parma. «Le donne meritano solennità, meritano celebrazione, meritano rispetto e volevo riportare questa canzone in una dimensione angelica, perché in realtà noi siamo un po’ della stessa sostanza degli angeli».

  •  Negli ultimi undici anni a Sanremo hanno vinto solo due donne, e una è lei…

«Penso che Sanremo sia lo specchio di una società che privilegia sempre un po’ gli uomini. Noi donne ancora dobbiamo fare tanta strada per veramente concretizzare la nostra alleanza, perché a volte non riusciamo ancora ad essere veramente dalla nostra parte. A volte siamo noi le nemiche di noi stesse. L’artista donna deve sempre avere tutto: deve essere super bella, super vestita bene. Penso a Coez, Calcutta, Brunori, penso a uomini normali che hanno un grandissimo talento, eppure nessuno li guarda per come sono vestiti o per come portano la manicure. Invece noi, prima ci guardano e poi ci sentono cantare. Essere donne in generale è molto più difficile, però se io potessi ritornare indietro, se potessi rinascere, non cambierei mai la mia condizione per niente al mondo».

Dopo il festival altre puntate di The Voice Generation, poi i due date a maggio (22 maggio a Roma, Teatro Brancaccio e il 29 maggio a Milano, Teatro Lirico). «E in primavera ci sarà anche l’album», annuncia. «Si chiamerà Foto Mosse e hanno scritto per me Dimartino e Dente».

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