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Verso il centenario della nascita di ROSA BALISTRERI

– Un libro e un murale preludono alle celebrazioni del centesimo genetliaco della “donna del popolo” che cadrà il 21 marzo del 2027. Iniziative anche all’estero
– Il volume è un racconto appassionante e inedito a più voci di una storia del tutto romantica, intrisa di dolore e passione. Una riscoperta tardiva agli inizi del 2000

«Io ho incontrato Rosa Balistreri a Firenze, in casa di un pittore mio amico. Quella sera Rosa cantò il lamento della morte di Turiddu Carnivali che è un mio poemetto. Quella sera non la dimenticherò mai. La voce di Rosa, il suo canto strozzato, drammatico, angosciato, pareva che venissero dalla terra arsa della Sicilia. Ho avuto l’impressione di averla conosciuta sempre, di averla vista nascere e sentita per tutta la vita: bambina, scalza, povera, donna, madre, perché Rosa Balistreri è un personaggio favoloso, direi un dramma, un romanzo, un film senza autore». 

Così Ignazio Buttitta ricordava il folgorante incontro con Rosa Balistreri. «Io non mi sento una cantante», si schermiva lei. «Io sono una donna del popolo, una donna di tutta la Sicilia». La “cantatrice del Sud”, una delle prima cantautrici italiane, era davvero l’anima della Sicilia, non a caso paragonata ad Amalia Rodrigues, l’“alma do fado”. Ma se l’artista portoghese è ancora oggi venerata nel suo Paese, Rosa Balistreri non ha mai ricevuto nella sua terra gli stessi onori e riconoscimenti. Né quando era in vita, né dopo la sua morte.  

La pasionaria di Licata, la donna con la chitarra che non voleva ridurre la sua terra allo stereotipo di Vitti ‘na crozza, la folksinger cara all’intellighenzia siciliana e a Dario Fo, fu un personaggio scomodo per l’establishment (che le chiuse le porte del Festival di Sanremo) e, alla lunga, persino per il Partito comunista isolano, al cui fianco aveva a lungo combattuto. Morì a Palermo ia 63 anni in miseria o quasi. È sepolta nel cimitero fiorentino di Trespiano. E fino a una ventina di anni fa pochi si ricordavano di lei.

La riscoperta tardiva

Una scena dal film “L’amore che ho” con, da sinistra, Massimo Roccaforte, Carmen Consoli e Lucia Sardo

Fu Carmen Consoli a riscoprirla con un evento che ebbe un’eco nazionale: il 31 maggio 2008, in piazza Università a Catania, la “cantantessa” riunì sul palco dieci primedonne della scena musicale italiana per cantare le canzoni di Rosa a una terra ca nun sente. Quella sera la Sicilia, e non solo, ascoltò. Due anni dopo, per il ventennale della morte, il regista Nello Correale volle raccontare la cantatrice nel documentario La voce di Rosa, nel quale «la immagino come una straordinaria blues woman, una donna che dà voce ad un sentimento che ti arriva dritto in faccia». Il documentario vede protagonista Donatella Finocchiaro, che interpreta se stessa alle prese con la realizzazione di uno spettacolo dedicato alla folksinger. Successivamente, nel 2017, esce il docu-film Rosa Balistreri – un film senza autore di Marta La Licata, con la regia di Fedora Sasso, con la pubblicazione di alcuni inediti e le testimonianze e l’omaggio di molti intellettuali che con lei collaborarono, fra i quali Andrea Camilleri, Leo Gullotta, Otello Profazio e Gianni Belfiore. Fu proprio il paroliere di Julio Iglesias a lanciare la cantante di Licata. Dalla collaborazione con Belfiore sarebbe nati Amuri senza amuri, uno dei classici di Rosa Balistreri, A riti e Il viaggio, in cui Belfiore adattò una novella di Pirandello e dalla quale è stato tratto l’omonimo film con Richard Burton e Sophia Loren.

Per arrivare al più recente L’amore che ho del 2025, film diretto da Paolo Licata. Nel 2024, per volontà del Centro studi di cultura siciliana e meridionale, lo stesso Comune di Licata riconosce il valore della Balistreri facendo della sua casa natia un museo.

Soltanto nel 2018 la Regione Sicilia “scopre” la “donna di Licata”, il cui nome viene iscritto nel “Registro delle Eredità immateriali della Sicilia – Libro delle pratiche espressive e dei repertori orali”. Rosa Balistreri diventa patrimonio culturale siciliano.

Verso il centesimo genetliaco

La Sicilia torna dunque a stringersi attorno alla memoria di Rosa Balistreri, una delle voci più autentiche e profonde della cultura popolare dell’isola, simbolo di riscatto, libertà e identità. A quasi un secolo dalla sua nascita, l’Isola si prepara a celebrare i cent’anni dalla nascita. 

Le celebrazioni non si limitano alla dimensione locale. È già in corso un percorso più ampio che culminerà nel 2027, anno del centenario della nascita. Il manifesto “Cent’anni”, presentato a Chicago, segna l’avvio di un programma di eventi, mostre e concerti che coinvolgeranno la Sicilia e le comunità siciliane nel mondo. L’obiettivo è quello di valorizzare non solo l’artista, ma anche il patrimonio culturale che rappresenta: una Sicilia autentica, fatta di tradizioni, lotte e identità condivise.

A Licata, sua città natale, si è svolta una serata commemorativa per il 99° anniversario della nascita: un momento che ha unito musica, racconti e memoria collettiva nella sua casa trasformata in luogo simbolico. Non una semplice commemorazione, ma un “dialogo tra musica e parole” per mantenere viva la sua eredità artistica e civile.

Un nuovo libro

La Amalia Rodrigues dei siciliani Rosa Balistreri, che nacque a Licata, nell’agrigentino, il 21 marzo 1927 e morì a Palermo il 20 settembre 1990, è protagonista di un libro a lei dedicato dalla Fondazione Made in Sicily: La mia Rosa. Memoria viva di Rosa Balistreri, di Felice Liotti, Navarra Editore.

Si tratta di un racconto appassionante e inedito a più voci di una storia del tutto romantica, intrisa di dolore e passione: l’autore che fu amico della Balistreri fino all’ultimo giorno, Giovanni Callea, presidente della Fondazione, e il musicista Francesco Giunta, appassionato da sempre di Rosa Balestreri, sua musa ispiratrice. In una intervista inedita racconta Rosa anche il pittore fiorentino Manfredi Lombardi (scomparso nel 2021) che con lei ebbe una intensa relazione, introducendola nel contesto culturale nazionale e di fatto avviandola alla carriera musicale come interprete originale della sua terra.

Il volume è stato presentato il 21 marzo, giorno del 99° genetliaco di Rosa, a Sferracavallo (Palermo) dove vive Liotti, 90 anni, con la partecipazione oltre che dei soggetti promotori e dell’autore anche Francesco Giunta, Angelo Balsamo – Fondazione Rosa Balistreri, l’editore del libro Ottavio Navarra. Alcune delle voci siciliane che cantando Rosa ne custodiscono il ricordo, la memoria, la lezione, Margherita Avvento, Valeria Graziani, Laura Mollica, Alessandra Ponente, Sara Cappello, hanno intonato le canzoni più iconiche della Balistreri.

Nel libro di Liotti si possono scoprire e gustare aneddoti e dettagli della vicenda umana e artistica di Rosa Balistreri che non sono mai stati divulgati da fonti certe e anche foto e documenti esclusivi. La sua pubblicazione, quale significativa anticipazione del centenario dell’artista segna l’avvio di una serie di eventi, promossi dalla Fondazione Made in Sicily ETS di Giovanni Callea e Davide Morici, pensati per riportare la Balestreri in primo piano sulla scena culturale non solo siciliana, ma pure nazionale.

Il volume La mia Rosa. Memoria viva di Rosa Balistreri viene introdotto da una prefazione di Giovanni Callea, presidente di Fondazione Made in Sicily, e dal musicista Francesco Giunta con due testi inediti, dalla storia di Rosa Balistreri raccontata da Felice Liotti e dall’intervista al pittore fiorentino Manfredi Lombardi (scomparso nel 2021). Inoltre, foto e documenti mai pubblicati prima, come l’immagine unica dell’artista sul letto di morte ritratta dallo stesso Liotti. 

Liotti, Giunta, Callea: tre “innamorati” di Rosa Balistreri ai quali si deve la salvaguardia del patrimonio di nastri magnetici, vinili, fotografie, testimonianze dell’artista mai conosciute, raccolte e preservate da Liotti e confluite nel Fondo omonimo istituito dalla Fondazione Made in Sicily nel 2025.

Riduttivo pensare a Rosa Balistreri come a una cantante folk perché le sue interpretazioni sono assenti nell’insieme dei brani considerati tradizionali nel periodo della sua fama. La gran parte dei brani di Rosa attinge piuttosto, in un primo momento, allo straordinario lavoro di recupero che fece Giuseppe Ganduscio qualche anno prima, partendo dal cosiddetto “Corpus del Favara”, per poi attingere successivamente ad altre fonti e collaborazioni. Proprio questo cruciale e fondamentale aspetto della originalità e centralità della figura di Rosa sarà tra i temi delle iniziative in programma in vista del centenario

Francesco Giunta

A Francesco Giunta si deve in primis la ristampa in CD della discografia di Rosa con l’etichetta discografica “Teatro del Sole”, da lui fondata nel 1996 con questa missione e che ospita nel suo catalogo dieci titoli dedicati alla grande artista licatese. Tra questi, a fianco dei quattro capolavori pubblicati con la Fonit Cetra, due CD di “Rari e Inediti” che contengono brani assenti nella discografia ufficiale e sconosciuti, come Quannu moruRosa canta e cunta e Mafia e parrini, diventati iconici e tra i più riproposti per ricordarla.

«Riduttivo pensare a Rosa Balistreri come a una cantante folk perché le sue interpretazioni sono assenti nell’insieme dei brani considerati tradizionali nel periodo della sua fama», sottolinea Francesco Giunta. «La gran parte dei brani di Rosa attinge piuttosto, in un primo momento, allo straordinario lavoro di recupero che fece Giuseppe Ganduscio qualche anno prima, partendo dal cosiddetto “Corpus del Favara”, per poi attingere successivamente ad altre fonti e collaborazioni. Proprio questo cruciale e fondamentale aspetto della originalità e centralità della figura di Rosa sarà tra i temi delle iniziative in programma in vista del centenario».

Giovanni Callea, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Rosa, aveva coprodotto con Giunta il secondo CD di inediti (Rosa canta e cunta, 2007) e una raccolta di tributi di giovani artisti (Buon compleanno Rosa), distribuita con il Giornale di Sicilia. In quel CD fu inserito un tributo a Quannu moru, eseguito da tre grandi della musica folk italiana: Fausta Vetere, Lucilla Galeazzi e Clara Murtas. Inoltre, avendo organizzato un concerto della cantante dei Madredeus Teresa Salgueiro al Teatro Massimo di Palermo, Callea le fece chiudere lo spettacolo con Quannu moru. Il brano con la voce della Balistreri, nel 2008 lo portò infine all’attenzione di Wim Wenders che lo inserì nel film Palermo Shooting.

Felice Liotti fu l’amico fedele degli ultimi anni di Rosa Balistreri, quello che continuò a credere nel suo valore quando nessuno se ne curava più: per cinquant’anni ha raccolto ogni documento, testo, vinile, etc. dell’artista con scrupolo e generosità. Per esempio, di Quannu moru esiste in una sola registrazione che Rosa realizzò per Felice, in una sua trasmissione radiofonica, pochi mesi prima di morire. Senza quella registrazione non conosceremmo uno dei brani più rappresentativi della musica siciliana.

Nel libro La mia Rosa. Memoria viva di Rosa Balistreri si possono scoprire e gustare aneddoti e dettagli della vicenda umana e artistica di Rosa Balistreri che non sono mai stati divulgati da fonti certe, e anche foto e documenti esclusivi.

«Il volume e le iniziative culturali che seguiranno da qui al 2027 per celebrare Rosa Balistreri sono frutto della responsabilità che ci siamo assunti di preservare e valorizzare l’eredità culturale straordinaria, venata di profonda affettività, che ci ha conferito Felice Liotti per dare seguito al percorso intrapreso a sua volta dalla figlia di Rosa, Angela Torregrossa, di recente venuta a mancare», spiegano Callea e Morici. «Nel libro, il racconto di Felice – testimone del crepuscolo di Rosa – e quello di Manfredi – testimone della sua alba artistica – sono due punti opposti della stessa parabola, due sguardi diversi, nella sostanza e nella forma, ma uniti da un legame indissolubile con la stessa donna, la stessa voce, la stessa Sicilia. Un omaggio a Rosa Balistreri, per garantire insieme al Fondo Liotti, che la sua memoria rimanga viva e accessibile, ma anche profondamente legata a Felice».

Il murale che nascerà a Palermo

Nell’occasione, la Fondazione Made in Sicily Museum ha annunciato un’altra iniziativa in memoria di Rosa Balistreri: la realizzazione di un murale dedicato alla grande artista siciliana, in collaborazione con la V Circoscrizione di Palermo. L’opera si intitolerà “Cent’anni”, lo stesso nome scelto dalla Fondazione per il programma di iniziative che accompagnerà nel 2027 il centesimo anniversario della nascita di Rosa Balistreri. 

Il murale rappresenta la quinta tappa dell’Itinerario delle Radici, il progetto artistico che racconta figure simbolo della Sicilia attraverso opere pubbliche nello spazio urbano come quello dedicato a Totò Schillaci, realizzato lo scorso settembre 2025. Il murale sarà realizzato dallo street artist Giulio Rosk, autore a Palermo del ritratto di Giovanni Falcone e della seconda tappa dell’Itinerario delle Radici, realizzata a Piana degli Albanesi. 

L’appello

Infine, un appello: «Perché la più grande collezione di inediti di Rosa Balistreri compresa nel Fondo Liotti venga resa fruibile da tutti – studiosi, studenti e comunità- adesso è urgente l’opera di digitalizzazione. Ci rivolgiamo ad appassionati e istituzioni: per contribuire allo sviluppo del progetto scrivere a foundation@ilmadeinsicily.it. Il Fondo Liotti offre molte ore di audio inediti, un vasto archivio fotografico, una discografia quasi completa, un’importante bibliografia di riferimento. Custodire il ricordo del passato non è nostalgia. È una scelta di futuro».

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