— Artisti isolani conquistano i più prestigiosi premi musicali dell’anno: il “Tenco” ad Anna Castiglia, il “Parodi” a Luisa Briguglio e il “De André” a Claudio Covato. E Adriana Spuria semifinalista all’UK Songwriting Contest
— È una generazione diversa da quella che dieci anni fa trionfava in televisione e che è già scomparsa dai radar: è più colta, più preparata, più innovativa, legata alle tradizioni, ma proiettata verso il futuro
— Emerge un’isola senza frontiere e confini, senza generi, europea e multiculturale, nata e formatasi con l’Erasmus. Che parla italiano, francese e inglese, senza rinnegare o disdegnare il dialetto
Verso la metà degli anni Dieci, fra il 2014 ed il 2017, c’è stata un Sicilia che cantava e raccoglieva allori. Avevano cominciato la ragusana Deborah Iurato e il catanese Lorenzo Fragola, rispettivamente vincitori ad Amici e “X Factor”. L’anno dopo, nel 2015, l’Isola sbanca il Festival di Sanremo con i tre ragazzi del Volo fra i “big” e il modicano Giovanni Caccamo nella sezione “Nuove proposte”. A chiudere questo momento esaltante per gli artisti siciliani il bis a “X Factor” nel 2017 con Lorenzo Licitra, altro ragusano.
Tutti, eccezion fatta per Caccamo, giunti al successo attraverso i talent. Nessuno che sia riuscito a mantenersi sulla cresta dell’onda. Quasi tutti scomparsi dai radar. Probabilmente, come sostiene Beyoncé, perché i talent sono soltanto galline d’oro da spremere subito. Insomma, sedotti e abbandonati. Anche perché, mancando le basi, il background, non avendo un messaggio da portare avanti, si mostrano spesso elementi fragili, incapaci di affrontare le nuove sfide con le proprie gambe.

Nel 2025, invece, si assiste a un salto di qualità, a una crescita culturale. C’è una nuova Sicilia che canta e “cunta”. E, in questo caso, “cunta” ha il doppio significato di raccontare e di valere. È una Sicilia diversa da quella di dieci anni fa: è più colta, più preparata, più innovativa, legata alle tradizioni, ma proiettata verso il futuro. Che non insegue il successo, ma porta avanti un messaggio. È la Sicilia della catanese Anna Castiglia, che si appresta a ritirare la targa Luigi Tenco per la migliore opera prima, della messinese Luisa Briguglio, trionfatrice in un contest internazionale come il Premio Andrea Parodi, del rosolinese Claudio Covato, vincitore del Premio Fabrizio De André. Ed è la Sicilia della siracusana Adriana Spuria, passata alle fasi semifinali dell’UK Songwriting Contest nelle due categorie “singer songwriter” e “music video”.

È una Sicilia meno appariscente, lontana dai riflettori abbaglianti della televisione, dal gossip e dai social. Che si esibisce in piccoli locali, scambia esperienze, non si rinchiude in studio. È in maggioranza donna. Ragazze non più giovanissime, molto lungi da atteggiarsi a sex symbol, e alle mode preferiscono i libri, lo studio, la chitarra, il palco. Memoria e futuro, raccolgono le eredità di Rosa Balistreri e di Carmen Consoli, adattandole ai nuovi tempi, rinnovandole e sviluppandole.
Anna Castiglia, si muove fra il teatro-canzone alla Giorgio Gaber e la scuola romana della nuova canzone d’autore, con qualche eco di Carmen Consoli. Un paragone che l’artista etnea accetta senza protestare, anche se sbuffa: «Quando si vede una ragazza con la chitarra si pensa subito a Carmen Consoli. Comunque, sì. In effetti, quando la vidi, pensai subito che allora si poteva fare, e imbracciai la chitarra anch’io». Poi, a sorpresa, aggiunge: «Ma chi, paradossalmente, mi ha ispirata è stata Annalisa quando l’ho vista interpretare Le mille bolle blu durante la partecipazione ad Amici». Nelle sue canzoni si possono trovare tracce di R&B, samba, swing e gipsy, satira, ironia e surrealismo.

A brillare è prima di tutto la capacità di reinterpretare la tradizione. «Quando ho cominciato a lavorare al mio primo album, Truvatura, ho capito che non volevo fare un disco di musica tradizionale, desideravo un disco che avesse sì una matrice folk, ma che accogliesse le influenze della musica della mia vita e, soprattutto, che dialogasse con il presente», spiega Luisa Briguglio. «Perché i testi che scrivo, i temi che tratto non risalgono a cinquant’anni fa, ma sono di oggi. E poi c’è l’influenza del mondo della canzone sudamericana. Nel 2018 ho viaggiato nella parte Pacifica del Sudamerica e mi sono innamorata di questo repertorio vastissimo». Alle influenze musicali, bisogna aggiungere anche quelle della professoressa Luisa Briguglio, docente di Lettere moderne. Nei testi si possono rintracciare molte reminiscenze letterarie, dalla Grecia antica al mondo latino fino alla letteratura spagnola del XV secolo.
Claudio Covato, invece, mette la sua formazione lirica al servizio della canzone d’autore italiana e del folk, spaziando dal registro tenorile a quello da soprano. «Cerco di enfatizzarli entrambi per dare tutte le sfumature interpretative dei brani», dice. Mescola italiano e dialetto, Eugenio Montale e surrealismo, ironia e poesia.

Adriana Spuria va oltre, alla ricerca di nuovi orizzonti. Cantando in inglese dà una patina e un respiro internazionale alle sue storie, personali e intime. Porta le strade e i vicoli di Ortigia sulle rive del Tamigi o fra le nevi del Colorado. Lei è l’artista che disfa le etichette di genere, dilania i tabù sessuali ancora in vita nella società. Lotta per il superamento del sessismo e per il riconoscimento dei diritti. Di tutti.
La Sicilia che emerge è un’isola senza frontiere e confini, senza generi, europea e multiculturale, nata e formatasi con l’Erasmus. Che parla italiano, francese e inglese, senza rinnegare o disdegnare il dialetto.
Questi successi non sono soltanto musicali. Sono vittorie culturali, sociali, identitarie. Parlano di un Sud che non si arrende, che non imita, ma crea. Che prende fiato dalle sue radici profonde e si proietta con coraggio verso il futuro. In un’Italia sempre più affamata di autenticità e bellezza, la Sicilia si rivela oggi più che mai una miniera di talento, un laboratorio musicale che unisce storia, innovazione e passione.
