– Il disegnatore napoletano Maurizio Di Bona e il catanese Alessio Cantarella, “discepolo” di Manlio Sgalambro, sono gli autori di tre attente, precise e divertenti graphic novel sul Maestro di Milo: “L’alieno”, “L’artista”, “L’apolide”, e «resta tantissimo da raccontare»
– «Il lavoro si compone di due percorsi paralleli, quello delle vignette che sono anche pretesto umoristico e satirico per distorcere e capovolgere il personaggio, erroneamente percepito come serioso e snob, e i tanti ricordi di chi ha avuto la fortuna di incrociarlo»
Tutti scrivono di Franco Battiato. Tutti parlano di Franco Battiato. Vengono girati biopic, documentary. Si allestiscono spettacoli con le sue musiche. Si organizzano convegni, dibattiti, mostre. Pochi, però, analizzano le diverse sfaccettature della personalità artistica e umana del Maestro di Milo. Perché pochi hanno davvero conosciuto Battiato: artista d’avanguardia, pop, colto, profondo, filosofico, ascetico, spirituale, vegano, ma anche ironico, scherzoso, divertente, profondamente siciliano nel suo stile di vita tranquillo.
Questo aspetto lo hanno messo in evidenza theHand (nome d’arte del fumettista Maurizio Di Bona) e Alessio Cantarella, un “discepolo” del filofoso Manlio Sgalambro. Il primo napoletano, il secondo catanese. Accomunati dal fuoco dei vulcani all’ombra dei quali sono cresciuti e dalla passione per l’autore di La voce del padrone, hanno realizzato due graphic novel – Battiato l’alieno e Battiato l’artista – che presto saranno seguite da un terzo fumetto Battiato l’apolide, fondendo le personali visioni in un racconto attento, completo e divertente della storia del Maestro di Milo.
«Avevo realizzato una parte delle vignette diversi anni prima, quando vivevo in Germania», racconta Maurizio Di Bona. «Cercavo da tempo chi si potesse occupare della parte scritta, perché il lavoro così com’era appariva incompiuto agli occhi degli editori che si dichiaravano non interessati a pubblicarlo. Quando ho scoperto il documentario di Alessio su YouTube mi è sembrato naturale proporgli di fare un libro che unisse i due operati. Il merito è di entrambi, senza il suo lavoro prezioso il libro sarebbe ancora una serie di bozze abbandonate in un cassetto a Lipsia».

Maurizio Di Bona, prima di darsi anima e matita a Battiato, ha firmato il merchandise ufficiale per la band irlandese The Cranberries e i gadget animalisti per Gillian Anderson.
«Dobbiamo fare un bel salto indietro e tornare agli spensierati anni ’90», sorride. «I Cranberries uscivano con l’album No need to argue lanciato dalla hit Zombie. La voce di Dolores O’Riordan invase le onde radio, io ne rimasi letteralmente stregato e la cantante di Limerick divenne magicamente la mia musa ispiratrice. Disegnai una marea di materiale e trovai il modo per farglielo avere, andando fino in Irlanda. Quei lavori piacquero così tanto al manager della band che volle avviare una serie di collaborazioni proseguite fino alla triste dipartita di Dolores nel 2018. Analoga è la vicenda che riguarda Gillian Anderson. Disegnai un po’ di scenette comiche sugli X-Files con Scully e Mulder e le pubblicai online. Gillian le notò e la sua agente mi contattò, prima per un’asta di beneficenza contro la neurofibromatosi e poi per una campagna in difesa di elefanti e scimpanzé chiamata “We must be their voice”. Fortunatamente l’asta superò di gran lunga le aspettative degli organizzatori e le quattro tavole donate e autografate dagli interessati fruttarono 18.000 dollari».

Alessio Cantarella non appartiene al mondo dei fumetti. Per anni è stato il braccio destro del filosofo Manlio Sgalambro, fidato collaboratore di Franco Battiato per il quale scrisse molti testi important, fra cui quello popolarissimo della canzone La cura.
«Con Manlio Sgalambro collaboro dal 2002. Mi piace utilizzare questo tempo verbale sebbene il professore abbia attraversato “la porta dello spavento supremo” nel 2014», si presenta Cantarella. «Tuttora continuo nella mia attività di raccolta e digitalizzazione di migliaia di contenuti per il suo sito ufficiale (consultabile all’indirizzo manliosgalambro.it). Negli anni in cui Sgalambro era in vita, inoltre, mi occupavo di fare da intermediario nell’organizzazione di interviste, conferenze e presentazioni di libri. Capitava spesso di sentirci telefonicamente e di andare a pranzo o a cena insieme. I sessant’anni di differenza anagrafica erano ridotti dalle nostre sindromi di Peter Pan. Ovviamente ho avuto modo di frequentare anche Franco Battiato (è stato proprio lui a farmi conoscere Sgalambro!). Oltre ad aver assistito a tanti suoi concerti in giro per l’Italia, ho anche avuto modo di partecipare alle riprese del suo terzo film: Niente è come sembra. Nella scena in cui il regista/psicomago cileno Alejandro Jodorowsky legge i tarocchi, sono seduto su un divano dietro di lui con l’attrice Pamela Villoresi e la musicista Lisa Masia (co-fondatrice delle Lilies on Mars)».
Il documentario realizzato da Cantarella su Battiato e che ha favorito l’incontro con Di Bona e l’inizio del progetto s’intitola Tra cento miliardi di ricordi e venne presentato a una rassegna a Montalbano Elicona.
«Il documentario è nato grazie a Enzo Ruggeri, un amico di lunga data. Nell’estate del 2021, Enzo ha organizzato un festival dedicato a Battiato, a Montalbano Elicona, sui Nebrodi», ricorda Cantarella. «Alla fine di agosto, mentre ero in Bulgaria, mi è arrivata una sua telefonata in cui mi invitava a partecipare con qualcosa di inedito. L’evento si sarebbe svolto nel weekend dell’11-12 settembre, cioè meno di due settimane dopo! Pensandoci su, ho maturato l’idea di contattare vari amici e i collaboratori di Battiato che avevo conosciuto nei vent’anni precedenti. La comunicazione è avvenuta rigorosamente tramite messaggi su WhatsApp (non c’era materialmente il tempo per chiamarli singolarmente). La mia richiesta prevedeva un breve video (circa un minuto) contenente un aneddoto o un ricordo su Franco, con l’obiettivo di montare un documentario. Poi, il montaggio è avvenuto dinamicamente nelle sere successive, man mano che giorno dopo giorno arrivavano i vari contributi. Ricordo che Riccardo Sgalambro (figlio di Manlio), che si occupa di montaggi video a livello professionale, qualche giorno prima della proiezione, quando il filmato aveva preso già forma, mi dedicò una serata intera in condivisione schermo per darmi consigli tecnici. Il documentario originale, intitolato Tra cento miliardi di ricordi, è disponibile gratuitamente (youtu.be/rScLbx3sYFk). Poi, nel 2022, Fiorella Nozzetti ha organizzato un altro festival a Milo e mi ha invitato a proiettarlo. Per l’occasione, ho ampliato il contenuto ed è nato Tra cento miliardi 2 (youtu.be/Wxi_7eEdbeY), i cui testi rappresentano la base di partenza dei ricordi contenuti in Battiato l’alieno».

- Perché una graphic novel e non un libro?
ALESSIO CANTARELLA: «Questo dovresti chiederlo a Maurizio. Il merito di Battiato l’alieno è tutto suo! Lui ha visto il suddetto documentario su YouTube e mi ha proposto di unire le forze per mandare in orbita la navicella spaziale».
MAURIZIO DI BONA: «Si tratta di un libro ibrido, che sfugge a certe catalogazioni rigide di genere con cui non voglio confrontarmi e potrebbe stare su più scaffali di libreria allo stesso tempo. Come mi è stato fatto notare quando lo proponevo agli editori, non si tratta di graphic novel, non è un fumetto, non è un libro illustrato… attiene quindi più alle categorie del “non essere” che a quelle dell’“essere”».
- La narrazione della vita di Battiato viene intervallata da vignette ironiche, dal tono scanzonato.
MDB: «Il libro si compone di due percorsi paralleli, quello delle vignette che sono anche pretesto umoristico e satirico per distorcere e capovolgere il personaggio, erroneamente percepito come serioso e snob, nelle vesti del guru, e i tanti ricordi di chi ha avuto la fortuna di incrociare Battiato sulla sua via. Mi piaceva creare questo equilibrio come se si trattasse di due piatti di una bilancia: da un lato le mie liceità grafiche e una sorta di ologramma scarabocchiato e dall’altro il mosaico di testimonianze raccolte da Alessio, a ristabilire attraverso una coralità di voci i contorni reali della persona e della sua grande umanità».

- Qual è la differenza fra i due volumi, fra il Battiato “alieno” e il Battiato “artista”? Nel secondo focalizzate più il pittore e regista rispetto al musicista?
MDB: «Esatto. Battiato l’alieno racconta la straordinaria parabola del Battiato musicista, dalle sperimentazioni degli anni ’70 fino agli approdi nelle sfere del sacro degli ultimi anni, passando ovviamente dai successi pop degli anni 80 e tutte le contaminazioni di generi successive. Battiato l’artista invece si occupa del Battiato meno conosciuto dal grande pubblico, più intimista e di nicchia. In tanti ignorano, infatti, che si occupasse anche di pittura e di cinematografia. E aggiungo, che in gioventù si fosse cimentato con il calcio!».
- Il tono del racconto resta lo stesso?
MDB: «Sì, lo schema narrativo resta lo stesso. Da un lato io mi diverto a sovvertire cronologia di eventi e leggi della fisica all’insegna del “No time no space” facendolo incontrare, ad esempio, con pittori del passato o con insetti fuori scala e dall’altro Alessio propone altri contributi inediti che raccontano sfaccettature di un personaggio che definire poliedrico è poco».
- Resta tanto altro da raccontare su Franco Battiato o pensate di aver chiuso sul Maestro di Milo?
MDB: «Resta tantissimo da raccontare e l’impressione che ho avuto lavorando a questi due volumi è quella di chi pretende di far stare un fiume dentro una bottiglia. Io continuo a scoprire brani mai ascoltati prima e proprio in questi giorni si è deciso di dar forma ad un terzo volume, Battiato l’apolide, che ruoterà intorno al concetto di viaggio declinato in tutte le sue forme, da quella geografica a quella spirituale.

- Avete definito il vostro lavoro un «affettuoso omaggio illustrato che intende restituire leggerezza ad un personaggio unico”. In tal senso vi chiedo se avete visto il biopic Rai, Il lungo viaggio, che lo ha descritto come un guru, dimenticando proprio la leggerezza dell’uomo Battiato.
MDB: «Raccontare la vita o, per essere fedeli al titolo, il “lungo viaggio” di Franco Battiato in 115 minuti di biopic è impresa se non impossibile molto rischiosa. Servirebbe una serie e non è detto che ci si riesca con una stagione a disposizione. C’è da dire che l’interpretazione di Dario Aita è davvero sorprendente! Peccato che si presenti un genio multiforme sempre con gli stessi abiti, codino d’ordinanza, e che la sceneggiatura presenti inesattezze, forzature, lacune e personaggi stereotipati. Anomalie che anche chi non è fan storico di Battiato, come il sottoscritto, fa fatica ad ignorare».
AC: «L’ho visto al cinema. Alfio Zappalà, il direttore del Cine Teatro Rex di Giarre, ha organizzato un “omaggio del territorio” e mi ha invitato a un talk show prima della proiezione. Malgrado il budget limitato, le tante inesattezze storiche e gli altri problemi già segnalati da Maurizio, devo confessare che mi sono commosso. Cercando di rispondere alla domanda, devo controbattere che qualcosa sulla leggerezza c’è: mi viene subito in mente la scena girata in pasticceria, nella quale Battiato comunica a Giusto Pio che hanno una settimana di tempo per completare i sette pezzi de La voce del padrone. Anch’io ho trovato eccellente l’interpretazione di Dario Aita, anche se confesso che avrei preferito ascoltare i brani con la voce di Franco. Non ho apprezzato molto la parte che tratta l’infanzia, soprattutto la vista del sangue nella scena iniziale. Avrebbero potuto trarre una maggiore ispirazione dal modo magistrale con cui Battiato ha affrontato lo stesso periodo nel suo film d’esordio, Perdut(o)amor. Infine, ritengo che sia stato dato troppo peso agli aspetti della sua vita privata e all’amicizia con Fleur Jaeggy. Vorrei ricordare che quando Franco stava cercando finanziamenti per produrre il film su Händel, rifiutò la richiesta di un produttore americano di inserire una storia d’amore. Piuttosto che scendere a compromessi e alterare la storia, preferì lasciare l’opera incompiuta».

LA SCHEDA TECNICA
- Battiato l’alieno ha 77 illustrazioni interne e 160 pagine, contiene anche 73 ricordi di amici e la prefazione di Syusy Blady. È stata pubblicata anche una versione in spagnolo, El extraterrestre, tradotta da Mabel Villagra e Mariola Gómez Outes, disponibile online su Amazon. Inoltre è in corso una traduzione in tedesco, der Außerirdische, a cura di Amira Mutaher, la cui data prevista di pubblicazione è il 18 maggio.
- Battiato l’artista 84 illustrazioni e 172 pagine, ci sono 77 ricordi e la prefazione di Guidalberto Bormolini. Entrambe le pubblicazioni si possono trovare in libreria e sugli store online a cominciare da Amazon, oltre che naturalmente sul sito dell’editore Mimesis.

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