– Da Madrid è salpato il tour della band britannica che dal 14 al 18 novembre sarà a Bologna. In scaletta 25 canzoni che abbracciano quasi l’intera carriera. Uno spettacolo visivo con 12 schermi verticali
– «Dopo una pausa di sette anni, è stato davvero bello suonare di nuovo le canzoni e riconnetterci con un’identità musicale che è radicata profondamente dentro tutti e cinque»
MADRID. I Radiohead sono tornati sul palco ieri sera per la prima volta dopo sette anni e dopo l’avvicendarsi di voci contrastanti sulla solidità della band, in seguito ai progetti collaterali – in particolare la band di Smile, Thom Yorke e Jonny Greenwood con il batterista Tom Skinner – e alle polemiche sulla posizione dei membri sulla Palestina e sui legami di Greenwood con Israele. Poco prima dell’inizio del tour, Yorke per scongiurare boicottaggi e contestazioni da parte dei movimenti pro-Palestina, aveva precisato la posizione della band al Sunday Times, assicurando che «assolutamente non si sarebbe esibito in Israele. Non vorrei essere a 5.000 miglia vicino al regime di Netanyahu». Ma nessun cenno sul palco, anche quando durante una rovente Paranoid Android una bandiera palestinese viene sventolata vigorosamente davanti agli occhi di Yorke.
I Radiohead non si esibivano insieme dal 2018, ma ieri (4 novembre) tutto è cambiato, quando la band britannica è salita sul palco della Movistar Arena di Madrid per la prima tappa del loro tour europeo del 2025, cominciato in concomitanza con il venticinquesimo anniversario dell’album seminale della band, Kid A. Thom Yorke, Jonny Greenwood, Ed O’Brien alle chitarre, Colin Greenwood al basso e Phil Selway alla ritmica (raddoppiato dal vivo da un secondo batterista-percussionista, Chris Vatalaro) hanno ritrovato la sintonia e la complicità di un tempo, spazzando via ruggini e polemiche.

Davanti a 17mila spettatori, i Radiohead si sono presentati su un palco a pianta centrale circondato come una corona da 12 schermi verticali. Sono intrecciati grazie alla cornice circolare che li racchiude, i cui pannelli, scivolando su e giù, proiettano le immagini dei musicisti occasionalmente murati. È uno spettacolo visivo, un rave caotico, un baccanale di suoni e ritmi che scava nel loro catalogo per una scaletta che abbraccia quasi l’intera carriera: 25 canzoni in scaletta, partendo da Let Down da OK Computer del 1997, album più citato della serata assieme a Hail to the thief. per terminare con una serie di successi: Paranoid Android, Karma Police, Fake Plastic Trees e Idioteque. In mezzo Videotape, Weird fishes, Everything in its right place, 15 Step, The National Anthem, Daydreaming, A wolf at the door, Bodysnatchers.
Se Thom Yorke a volte si siede al pianoforte, Greenwod suona un po’ di tutto. In Bloom, una scarica ritmica quasi tribale con il cantante che tenta un ballo disarticolato, il compositore di squisite colonne sonore fa impazzire i tamburi. I Radiohead danno l’impressione di essere tornati quelli dell’era di Kid A: una rock band. Succede anche con Lucky, in cui Yorke riprende il suo canto ondulato per avvicinarsi all’epica rock più evidente. Ma il rave torna subito, con il cantante che si dimena mentre suona un piccolo organo a mano in Ful Stop.

Circondati dagli schermi, in 2+2=5 e Sit down stand up, i Radiohead sono solo animazioni grafiche e ombre colorate dalle fattezze familiari che fluttuano sulle superfici di led come fantasmi. Poi da Lucky in avanti gli schermi cominciano ad alzarsi e abbassarsi smontando e rimontando quello che fino a quel momento era stato solo un cilindro dalle immagini e dalle colorazioni cangianti.
«L’anno scorso ci siamo riuniti per provare, giusto per il gusto di farlo», ha detto Selway durante le prove, anticipando un repertorio di 65 brani da cui scegliere ogni sera i 25 da eseguire per rendere ogni spettacolo diverso dall’altro. «Dopo una pausa di sette anni, è stato davvero bello suonare di nuovo le canzoni e riconnetterci con un’identità musicale che è radicata profondamente dentro tutti e cinque».
La band si dirigerà adesso a Bologna, dove si esibirà per quattro sere dal 14 al 18 novembre all’Unipol Arena, per poi proseguire a Londra, Danimarca e Germania, ogni volta per quattro notti.

La polemica
Il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo in cui si afferma che, dopo aver reso noto in settembre l’appello al boicottaggio da parte delle associazioni pro-Palestina, «ai suoi giornalisti è stato impedito di ricevere i biglietti per recensire il concerto di Madrid». Se quanto denunciato fosse vero, si tratterebbe di un brutto scivolone da parte di una band la cui posizione pubblica è stata sempre a difesa del diritto alla libertà di parola e contro la censura.
