– Il fondatore dei Rage Against The Machine debutta nel cinema per dirigere un docufilm sulla band che ha creato la cultura “heavy metal”. La presentazione alla Berlinale
– «Mentre realizzavo il film sua una delle mie band preferite, combattevo nello stesso tempo il fascismo». I temi dell’ingiustizia, della comunità LGBTQ e la rabbia contro Trump
«Che tempi che stiamo vivendo, se quando realizzi un documentario su una delle tue band preferite puoi combattere il fascismo allo stesso tempo». Tom Morello, 61 anni, fondatore dei Rage Against The Machine, debutta nel cinema per dirigere un canto d’amore ai Judas Priest e alla cultura heavy metal, senza dimenticare l’impegno politico che caratterizza la sua carriera.
The Ballad of Judas Priest è il titolo del documentario presentato al Festival del cinema di Berlino. Tom Morello lo ha co-diretto con Sam Dunn, noto per il leggendario documentario Metal: A Headbanger’s Journey (2005), e lo ha fatto da fan, perché è così che ha scoperto la sua passione da bambino: «L’heavy metal mi ha fatto amare la musica. È stato un piacere avvicinarmi ai miei idoli in questo modo. Senza di loro, non avrei creato i Rage Against the Machine». Al suo fianco non c’era solo Dunn, ma anche Rob Halford, il leggendario cantante della band che, insieme ai Black Sabbath, ha cementato questo genere musicale, e che a 74 anni è ancora in attività.
Una band heavy metal inclusiva

«Ciò che colpisce dei Judas Priest è che, dall’uscita del loro primo album nel 1974, hanno continuato a crescere e crescere, e oggi la band è più attuale che mai», sottolinea Morello. «L’esistenza stessa dei Judas Priest è politica. Il loro pubblico non è stereotipato. A Los Angeles, quando vado ai loro concerti, il pubblico è forse per più del 50% latinoamericano, e anche coppie gay, persone di ogni tipo. Sì, ci sono alcuni uomini più adulti come me con le giacche di pelle che probabilmente portano i loro figli al concerto, ma l’unità e l’armonia che regnano a un concerto dei Judas Priest sono, in un certo senso, un modello di come possiamo tutti migliorare». Un riferimento a quando, decenni fa, Halford fece pubblicamente coming out: i suoi fan non ne discussero nemmeno. Era il loro cantante preferito, punto.
«La musica è più importante che mai, data la situazione mondiale», gli ha fatto eco Halford. «Le canzoni devono fare il loro dovere, dare rifugio alle persone, allontanarle dall’ansia in cui viviamo. La musica è fantasia, anche quella con un forte messaggio politico, perché ti eleva con i suoi valori e i suoi messaggi. Vedo cose nel mondo che mi fanno arrabbiare, e penso: “C’è un modo per racchiuderle in una canzone?” È quello che ho sempre fatto».
Il cantante si è poi addentrato in territorio politico: «Nell’ultimo album, non faccio il suo nome, ma parlo di quella persona (il riferimento è a Donald Trump, ndr). Devo controllarmi, perché invecchiando, la mia rabbia verso il mondo cresce. L’ingiustizia aumenta, soprattutto contro la mia stessa gente (la comunità LGBTQ+, ndr), che continua a soffrire e a vedersi negati i diritti umani che merita».
Creatori della cultura heavy metal: pelle e borchie
Cinquant’anni fa, dall’Inghilterra industrializzata, i Judas Priest adottarono uno stile – pelle e borchie – che sarebbe poi stato adottato dai metallari di tutto il mondo. «I Judas Priest sono i creatori della cultura che circonda l’heavy metal. Hanno creato un’intera comunità, proprio come l’hip hop non è solo musica, ma uno stile di vita», ha spiegato Morello, che ha confessato che le sue influenze cinematografiche includevano documentari sulla guerra del Vietnam e la trilogia del Signore degli Anelli.
Come ha evidenziato Morello, rompere gli stereotipi è stata la più grande vittoria di questa band. «Una delle parti più importanti del documentario mostra come i Judas Priest abbiano infranto tutte le norme stabilite e creato comunità e inclusione. Per molto tempo, sono stato il ragazzo di colore nell’heavy metal, so di cosa parlo». Inoltre, quando Morello e Darryl McDaniels dei Run-DMC si unirono al comitato di selezione per la Rock and Roll Hall of Fame, entrambi insistettero per i Judas Priest, come raccontano nel documentario, che è una bellissima agiografia.
Il defunto Ozzy Osbourne, Metallica, Run-DMC e il cofondatore di Smashing Pumpkins Billy Corgan sono tra gli artisti che appaiono nel documentario. «Ci sono due obiettivi nel fare questo film», ha concluso Tom Morello. «Uno era quello di offrire qualcosa di buono ai fan dei Judas Priest. Volevamo offrire loro un film che soddisfacesse ogni loro esigenza. L’altro obiettivo era che, se non avete mai sentito una nota della musica dei Judas Priest, magari avete sentito vagamente il nome una o due volte, i temi narrativi di questo film, le storie umane sono così avvincenti che non importa se non vi piace l’heavy metal, o se non vi piace affatto la musica dei Judas Priest, le storie di queste persone e dei loro 50 anni insieme e il modo in cui hanno plasmato e cambiato la cultura sono di per sé una storia abbastanza bella da raccontare, anche se non fossero una delle più grandi band heavy metal di tutti i tempi».
